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INFORM - N. 123 - 26 giugno 2003

Presentato a Roma l8 Rapporto IREF sull'associazionismo sociale

Fotografati dalla ricerca i numeri, la fisionomia e le strutture del Terzo Settore

ROMA - "Dalla ricerca emergono sostanzialmente quattro Paesi molto diversi. Un'Italia dell'estraneità che non ha nessun orientamento al sociale; un'Italia della delega formata da coloro che fanno qualche cosa in via indiretta, mettendo cioè mano al portafoglio, ma che lasciano ad altri il compito di agire nel sociale; un'Italia dell'adesione associata che dà una mano a chi è più in difficoltà e poi l'Italia degli attivisti solidali, coloro cioè che organizzano le grandi reti associative di volontariato e le trasformano in strutture permanenti del Paese. Organizzazioni importanti che possono influenzare anche i vertici delle Istituzioni".

Con queste parole il Presidente delle ACLI Luigi Bobba ci ha illustrato gli aspetti salienti dell'ottavo Rapporto sull'associazionismo sociale italiano, dal titolo "Il sottile filo della responsabilità civica", che è stato presentato a Roma presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto. Uno studio biennale, realizzato d'Istituto di Ricerche Educative e Formative delle ACLI (IREF), che illustra i numeri, le strutture e la fisionomia del Terzo Settore degli anni 2000.

"Per dare impulso a questo settore - ha proseguito Bobba rispondendo ad una nostra domanda sulle iniziative da intraprendere per dare nuovo slancio all'azione del Terzo Settore - occorrerà in primo luogo che il Governo incoraggi, attraverso la leva fiscale, le donazioni che dovranno divenire una forma di autopropulsione dell'azione di volontariato. In questo ambito bisognerà poi premiare anche quei comportamenti di carattere economico, come ad esempio il commercio solidale e il risparmio con finalità etiche, che incorporano la dimensione etica nel valore economico. Sarà inoltre necessario un effettivo sostegno alle reti di solidarietà perché a tutt'oggi quest'azione volontaria appare come un filo troppo sottile che rischia di non durare nel tempo."

Dalla ricerca, che l'IREF ha svolto su di un significativo campione di mille cittadini italiani, è emerso innanzitutto come, negli ultimi tre anni, si sia registrata un'impennata dell'azione di volontariato che, oltre ad essere molto diversificata, è tornata a coinvolgere il 15% della popolazione. Accanto all'associazionismo organizzato, che nel 2002 ha coinvolto il 43% degli operatori, troviamo un emergente volontariato informale (28%), formato da parrocchie e piccoli gruppi locali, ed una significativa affermazione del volontariato individuale (20% di praticanti). Una tendenza, quest'ultima, che pone in evidenzia anche l'affermarsi di comportamenti socialmente responsabili come il consumo critico (39, 8%), il commercio solidale (57,2%), stili di vita sobri (36,9%) e filantropia (49,1%). Da segnalare in questo contesto anche il ritorno in piazza dei giovani e delle classi medie, nel 2002 circa un quinto dei cittadini in età maggiorenne ha preso parte a manifestazioni con specifiche rivendicazioni, e la riduzione del divario tra associazionismo e partecipazione politica. A tutt'oggi infatti nel nostro Paese l'impegno sociale, contrariamente a quanto avveniva negli anni passati, sembra favorire una maggiore ampiezza della partecipazione politica. Per quanto concerne la crescita del capitale sociale delle variegate realtà regionali, e cioè la somma tra la dotazione civile (volontari e organizzazioni no profit) e la presenza Istituzionale in un determinato territorio, dallo studio dell'IREF viene invece posta in evidenza come a tutt'oggi il primato della gestione associativa spetti ancora alla Lombardia e all'Emilia Romagna. Due Regioni che evidenziano una spiccata capacità di fondere il tessuto delle associazioni con la densa trama di rapporti economico e sociali.

Dalla ricerca vengono infine fotografate le priorità degli italiani sia in campo internazionale, sia in ambito interno. Sul fronte estero troviamo al primo posto la lotta al terrorismo islamico (60,1%), la soluzione del conflitto arabo-israeliano (56,7%) e la gestione dei flussi degli immigrati clandestini (41,1%). Sul versante delle problematiche prettamente italiane segnaliamo invece la richiesta di riformare le pensioni (43,8%), il sistema socio assistenziale( 41,6%) e il mercato del lavoro (41,5%). Gli italiani chiedono inoltre di destinare più risorse alle famiglie (57,6%), al sistema sanitario nazionale (oltre il 40%), alla gestione previdenziale ( 42,4%). Sono invece auspicati minori stanziamenti per gli sgravi fiscali alle imprese (22%) e l'accoglienza degli immigrati (23,6%). (Goffredo Morgia-Inform)


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