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INFORM - N. 122 - 25 giugno 2003

Da Andrea Amaro (CGIE/CGIL) e Titti di Salvo (CGIL) una prima analisi del voto referendario degli italiani all’estero

ROMA - I dati definitivi del voto degli italiani all'estero sui quesiti referendari del 15 Giugno 2003 risultano negativamente influenzati dal fatto che, in assenza di una nuova e completa anagrafe elettorale, molti cittadini italiani residenti all'estero non hanno ricevuto i documenti necessari per votare per corrispondenza. Si può tranquillamente affermare - osservano Andrea Amaro (Ufficio italiani all’estero della CGIL e membro del CGIE) e Titti Di Salvo (Segreteria confederale CGIL) - che la metà dei connazionali che risultano iscritti negli schedari consolari non è stata messa nelle condizioni di esercitare un suo diritto e, poiché ha votato sul referendum relativo all'articolo 18 il 21,8% e sull'altro il 21,7%, non è arbitrario dedurre che, se tutti avessero ricevuto le schede, la partecipazione al voto dei residenti all'estero sarebbe stata fra il 40 ed il 50% .

Si tratta di un dato significativo che merita una riflessione attenta, perché rappresenta una riconferma del forte interesse e della partecipazione con cui i connazionali nel mondo seguono la situazione dell'Italia, malgrado la distanza ed il fatto che i quesiti referendari non avessero alcun riferimento diritto con le loro concrete condizioni.

Sempre da un esame della partecipazione al voto emerge l'alta percentuale di votanti dell'America Meridionale (32%) rispetto all'Europa (19,5%) ed all'America Settentrionale e Centrale (18%). Probabilmente questa differenza è determinata dalla maggiore sensibilità sul tema dei diritti da parte di connazionali che vivono in paesi dove spesso i diritti civili e del lavoro sono stati e sono violati (Argentina ed Uruguay) oppure, come nel caso del Brasile, sono coinvolti in un grande movimento di rinascita culminato nella presidenza Lula e nel suo programma. Per quanto riguarda l'Europa, dove la ricezione dei programmi televisivi italiani è generalizzata , molto probabilmente è risultato più forte il peso dell'orientamento astensionista della maggior parte dei Partiti italiani.

Per quanto riguarda i risultati del voto referendario sul quesito riguardante la reintegrazione dei lavoratori illegittimamente licenziati il si vince ovunque fatta eccezione per l' Albania, il Principato di Monaco, il Kenia ed il Pakistan ,mentre nel referendum su servitù coattiva di elettrodotto il si prevale in ogni paese in cui si è votato.

Anche da questi risultati emerge un fatto importante rappresentato dalla sintonia con l'esito del voto in Italia, a riconferma che gli italiani nel mondo non sono una realtà isolata e disinformata, estranea alla realtà italiana perché congelati in una dimensione nostalgica, e tantomeno che il loro attaccamento all'Italia ed il loro patriottismo si identifichino con scelte ed ai valori della destra. Emerge invece il quadro di una comunità articolata e pluralista animata da una forte volontà di partecipazione in grado, malgrado la carenza di informazione, di fare scelte precise molto simili a quelle degli elettori residenti in Italia.

Da questa prima esperienza di voto all'estero emergono alcuni motivi di grave preoccupazione che la Cgil intende sollevare nei confronti di Governo e Parlamento affinché vengano rapidamente e positivamente risolti per consentire effettivamente a tutti gli italiani all'estero di potere esercitare il diritto di voto e di essere esaurientemente ed imparzialmente informati. Il primo e più urgente problema è rappresentato dalla mancanza di una anagrafe degli elettori completa e verificata. La situazione attuale vede 3.964.000 connazionali iscritti negli schedari consolari mentre al Ministero degli interni risultano 2.916.982 residenti all'estero dei quali 2.447.787 in possesso dei requisiti elettorali, di questi ultimi soltanto 1.608.185 sono riscontrati anche con i dati degli schedari elettorali, mentre i restanti sono iscritti soltanto nelle liste elettorali dei rispettivi comuni nell'anagrafe italiani residenti all'estero ( AIRE ). Il risultato pratico è che quasi il 50% degli italiani all'estero non è ammesso ad esercitare il diritto di voto, con una gravissima violazione dei loro diritti costituzionali e della legge. Inoltre la situazione è ancora peggiore se si esamina la corrispondenza degli indirizzi con la residenza effettiva dell'elettore , infatti su 2.447.787 iscritti nell'elenco degli elettori si può calcolare che soltanto 1.871.344 abbiano un indirizzo corretto al quale potere effettivamente recapitare i documenti elettorali.

E' quindi assolutamente necessario individuare ed aggiornare una anagrafe degli aventi diritto al voto, senza aspettare il 2006, anche ricorrendo a misure straordinarie ed ulteriori finanziamenti. Un altro aspetto che emerge negativamente da questa prima esperienza elettorale è la insufficiente informazione e l'assenza delle necessarie garanzie di un accesso pluralistico agli strumenti di informazione. Nei referendum ha prevalso l'assenza di informazione, ma in occasione di elezioni politiche il rischio è che prevalga la presenza delle formazioni e dei candidati più ricchi o comunque in grado di controllare il maggior numero di media a scapito delle formazioni di minor peso o con minori mezzi a disposizione. Occorre pertanto elaborare fin d'ora regole in grado di garantire anche all'estero una informazione diffusa e neutrale ed un accesso pluralistico all'informazione, garantito dalla legge per quanto riguarda televisioni, radio e giornali italiani o di lingua italiana, e dall'acquisto di spazi adeguati su principali mezzi d'informazione stranieri. Apposite tribune e finestre informative dovranno essere previste su Rai International su Rai News 24 che vengono trasmesse per satellite e sono visibili nel mondo. Apposite iniziative informative potranno essere, con opportuni finanziamenti, affidate ad Ambasciate e Consolati con precise regole di imparzialità e pluralismo.

La Cgil ritiene che questa prima prova confermi l'importanza e la validità del voto degli italiani all'estero e ringrazia tutti i connazionali immigrati che si sono recati a votare, contribuendo a ribadire la volontà di voler essere cittadini a tutti gli effetti, ringrazia altresì la Fiei e tutti i circoli e l'associazionismo democratico per l'impegno profuso e le strutture dell'Inca per l'efficace lavoro di informazione sulle procedure e le modalità di voto e sui contenuti dei quesiti referendari che hanno consentito a molti connazionali di esprimersi consapevolmente. Inoltre la Cgil riconferma il proprio impegno per i lavoratori emigrati, per il pieno riconoscimento dei loro diritti e per la loro integrazione effettiva nelle società di accoglienza, da realizzarsi con l'adesione e la collaborazione dei sindacati democratici dei diversi paesi; altrettanta attenzione deve essere dedicata ai problemi degli oriundi italiani ed alla loro domanda di informazione culturale e sociale e di apprendimento della lingua italiana per riscoprire e rinsaldare le loro radici.

Inoltre mentre esprime soddisfazione per il raggiungimento del diritto di votare all'estero, la Cgil - concludono Andrea Amaro e Titti Di Salvo - intende ribadire la necessità di garantire il voto amministrativo ai cittadini extra-comunitari che lavorano regolarmente nel nostro paese e che hanno, come lavoratori e contribuenti, il diritto ad essere integrati nella società italiana con i diritti di tutti e con il riconoscimento pieno della loro specificità culturale e religiosa, nello stesso tempo la necessità di realizzare una politica di accoglienza e di regolazione degli accessi fondata su criteri di umanità e di giustizia sconfiggendo ogni atteggiamento razzista e xenofobo che ispira la legge Bossi-Fini. (Inform)


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