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INFORM - N. 122 - 25 giugno 2003

La Regione Veneto e l’immigrazione: a settembre incontro con gli Ambasciatori dei Paesi di provenienza degli immigrati

PADOVA . - Un incontro tra la Regione Veneto e gli Ambasciatori dei Paesi dell’immigrazione per un contatto diretto che approfondisca i temi relativi ai flussi migratori e aiuti il miglior dialogo fra le parti. Questo appuntamento - che si terrà nel prossimo settembre a Venezia - è stato annunciato nei giorni scorsi a Padova dall’Assessore regionale ai flussi migratori Raffaele Zanon, concludendo nella sede di Unindustria il convegno dal titolo "Lavoratori immigrati : quale inserimento - percorsi di orientamento per stranieri" organizzato dagli industriali padovani.

Tirando le somme del convegno, al quale hanno partecipato docenti universitari, rappresentanti delle categorie produttive e delle associazioni, Zanon ha affermato, tra l’altro, che "l’aspetto centrale della sfida che ci pone l’immigrazione poggia sul cambiamento di cultura. Se non si cambia la cultura fallirà qualsiasi politica di integrazione. C’è bisogno - ha sostenuto - di una ‘nuova’ cultura per i ‘nuovi’ veneti composti anche dai figli dell’immigrazione. Si tratta del Veneto del futuro che andrà costruito assieme, riconoscendo le diverse identità e le differenze. Dobbiamo educare noi stessi e i ‘nuovi’ veneti ad essere cittadini e per arrivare a ciò serve un’azione di sistema che raccordi i tanti, diversi, a volte poco conosciuti, interventi messi in atto dai numerosi soggetti pubblici e privati". Zanon ha insistito poi sull’esigenza di dare voce alle associazioni degli immigrati e ha ricordato che la Regione Veneto "ha le idee chiare in materia di immigrazione e lo ha dimostrato con il fatto che le programmazioni regionali in materia puntano sulla conoscenza della lingua e la possibilità di accesso alla casa come presupposti all'integrazione dei cittadini stranieri".

Secondo Zanon "l'itinerario di normalizzazione del fenomeno immigratorio e della sua armonizzazione con il contesto veneto passa anche attraverso il superamento delle nuove domande sociali espresse dai minori immigrati, e dalle donne immigrate che, protagoniste per troppo tempo dimenticate dalle statistiche ufficiali, sono improvvisamente emerse dall'invisibilità attraverso i dati sull'emersione del lavoro irregolare introdotta dalla L. 189/2002 (delle oltre 60.000 istanze di legalizzazione presentate nel Veneto quasi 25.000 riguardano lavoratrici impiegate nei servizi alla persona, cura degli anziani e dei disabili, e del lavoro domestico)". E ancora, egli ha sottolineato che bisogna "contrastare il lavoro nero della manodopera immigrata, lo sfruttamento lavorativo in seno alle stesse comunità immigrate, puntando ad aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro, le pari opportunità lavorative e di carriera, l'accesso all'informazione e ai percorsi formativi".

La Regione Veneto ha ben lavorato in questi anni introducendo strumenti di concertazione tra soggetti pubblici e privati (il Tavolo Unico regionale sull'immigrazione), avviando partnership operative con le ATER (progetti per il reperimento e la realizzazione di alloggi temporanei), con le ULSS (progetti di sostegno all'inserimento dei minori, delle donne e dei nuclei familiari), con le Associazioni datoriali (percorsi strutturati di accompagnamento dell'immigrazione dai Paesi di origine ai luoghi di accoglienza e promozione dell'incontro domanda-offerta), con gli accordi di programma con le sette Province venete per costituire fondi provinciali di garanzia e di rotazione e attivare misure di formazione linguistica, di formazione degli operatori e dei mediatori culturali, e la costituzione della Rete immigrazione e all'Osservatorio immigrazione. (Inform)


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