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INFORM - N. 121 - 24 giugno 2003

Presentato a Vicenza un progetto pilota della Regione Veneto per l’integrazione delle donne straniere immigrate

VICENZA - E’ stato presentato il 24 giugno il progetto pilota sperimentale, finanziato dalla Regione Veneto ed affidato all’Ulss n. 6 di Vicenza, per la creazione di percorsi di integrazione di donne straniere immigrate con figli in età prescolare: erano presenti l’assessore regionale ai flussi migratori, Raffaele Zanon, l’assessore provinciale Alessandro Testolin ed il direttore dei servizi sociali dell’Ulss vicentina, Sante Bressan.

"La donna in ogni società ha avuto un ruolo di mediazione all’interno come all’esterno della famiglia - ha detto Zanon - ed è sicuramente elemento fondamentale per l’integrazione e l’inclusione degli immigrati e, quindi, per le politiche regionali di governo dei flussi migratori. Ovviamente, con questo Progetto pilota abbiamo posto la nostra attenzione, oltre che alla donna, anche a quelli che sono o saranno i nuovi veneti, cioè i figli delle donne straniere che vivranno qui, che saranno veneti a tutti gli effetti e per i quali dobbiamo costruire una società capace di integrarli anche garantendo la differente identità originaria. E’ un percorso molto difficile, unico in Italia, che stiamo approntando all’interno delle Ulss, dei comuni, di tutte le strutture che hanno a che fare con i cittadini stranieri per creare i servizi necessari a garantire questo salto culturale, indispensabile per governare il complesso fenomeno immigratorio che stiamo vivendo".

"Degli stranieri residenti nel Veneto alla fine del 2000 - ha aggiunto l’assessore regionale - oltre il 42 per cento è costituito da donne, mentre i minori sono oltre 25.000, il Veneto è la terza regione italiana per presenza di minori stranieri e Vicenza in particolare, assieme a Verona, è tra le prime province italiane per numero di immigrati presenti: su oltre 60.000 pratiche di regolarizzazione ai sensi della legge Bossi-Fini, quasi 25.000 riguardano colf e badanti.

Per fronteggiare questi nuovi problemi, la Regione ha attivato strumenti di concertazione tra soggetti pubblici e privati (il Tavolo Unico regionale sull’immigrazione), avviando collaborazioni operative con le ATER (progetti per il reperimento e la realizzazione di alloggi temporanei), con le Ulss (progetti di sostegno all’inserimento dei minori, delle donne e dei nuclei familiari), con le associazioni dei datori di lavoro (percorsi strutturati di accompagnamento dell’immigrazione dai Paesi di origine ai luoghi di accoglienza e promozione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro), con gli accordi di programma con le sette province venete per costituire fondi provinciali di garanzia e rotazione per attivare programmi di formazione linguistica, di formazione degli operatori e dei mediatori culturali e con la costituzione delle Rete immigrazione e dell’Osservatorio immigrazione".

"Il Progetto presentato oggi - ha concluso Zanon – rientra nel Programma triennale regionale per l’immigrazione e mira a sviluppare l’accessibilità e la fruibilità dei servizi da parte delle donne straniere con figli negli ambiti scolastico-formativo, socio-sanitario e lavorativo: i soggetti più deboli su cui è più opportuno investire per facilitare i processi di integrazione. Dobbiamo far capire che c’è un’immigrazione necessaria alla nostra economia, che deve essere sempre più regolare, che deve sapersi integrare, che non deve essere di ostacolo ai processi di sviluppo e con la quale si può convivere se vi è questo rispetto reciproco dell’identità e delle regole che vanno rispettate nel nostro paese; regole che noi dobbiamo spiegare agli immigrati anche insegnando loro la nostra lingua, evitando inutili e sciocchi allarmismi. Vogliamo, in sostanza, governare i flussi migratori per costruire un Veneto basato sulla civile convivenza e sul rispetto delle nostre tradizioni e della nostra identità". (Inform)


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