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INFORM - N. 120 - 23 giugno 2003

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 23 giugno 2003

Intervista al Ministro degli Esteri Franco Frattini: «Premi a Paesi che bloccano i clandestini»

Quota più alta di «regolari» a chi ferma gli imbarchi. Il modello è l'Egitto. «La Tunisia deve stringere i controlli»

MILANO - «Si potrebbe aumentare la quota di immigrati regolari a quei Paesi che riescono a bloccare sulle proprie coste i clandestini. Una specie di premio a chi si è comportato bene».

Ministro Frattini, ci può citare un esempio concreto?

«L’Egitto, perché ha intensificato molto i controlli al Canale di Suez. Ho visto in maggio il presidente Mubarak, stiamo trattando un pacchetto di misure».

Quali?

«La riammissione, il finanziamento alla formazione della polizia, il regime degli stagionali. Loro lamentano un’eccessiva rigidità nella concessione dei visti, anche perché l’Egitto è collocato tra i Paesi a rischio per la presenza di organizzazioni terroristiche. Ma c’è disponibilità negoziale».

L’ipotetico «premio Egitto» è uno degli strumenti indicati dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, tra i più coinvolti nel governo a trovare una soluzione «pragmatica» all’emergenza, soprattutto attraverso i negoziati in corso sul piano internazionale. Frattini è reduce dal Consiglio europeo di Salonicco, dove l’immigrazione ha dominato l’agenda dei lavori anche per la drammatica attualità degli sbarchi e delle morti in mare al largo di Lampedusa.

Cominciamo allora con la diplomazia europea .

«Il vertice di Salonicco ha raggiunto risultati importanti per tre ragioni. Primo: l’immigrazione è diventata una questione europea, il controllo dei flussi non sarà più soltanto a carico degli Stati membri. Secondo: è più diffuso l’atteggiamento secondo cui chi organizza traffici illeciti di immigrati clandestini, pensiamo nel nostro caso agli scafisti, viene trattato alla stregua della criminalità organizzata. Terzo: si crea un’autorità europea di protezione delle frontiere marittime».

Con quali compiti e poteri?

«L’Agenzia avrebbe un potere di coordinamento di tutti gli interventi oggi lasciati agli accordi bilaterali. Senza dimenticare la decisione di stanziare un primo stock di 140 milioni di euro, che nell’immediato serviranno per le politiche di rimpatrio e che aumenteranno nel prossimo esercizio».

Parliamo dell’Italia...

«Vorrei iniziare con le esperienze virtuose. Con accordi di riammissione e politiche di cooperazione, anche finanziaria, abbiamo bloccato gli ingressi illegali da Slovenia e Albania: dal porto di Valona, che tanti ricorderanno, non partono più navi di clandestini. E poi il Libano».

Il Libano?

«Sì, attraverso una cooperazione a livello di intelligence abbiamo sgominato una delle più pericolose organizzazioni di scafisti».

Ora avete trattative in corso con Cipro e Malta. Ci può spiegare di cosa si tratta?

«Per Cipro esiste un progetto proposto da noi e sostenuto dagli inglesi. Si tratta di creare un centro di controllo operativo per il traffico navale nel Mediterraneo sudorientale e di realizzare un campo di accoglienza di dimensioni ancora da stabilire dove ospitare i clandestini fermati in mare prima di rimandarli nei Paesi di origine. E’ un progetto già presentato in sede europea».

Ma a Salonicco non è stata respinta la richiesta inglese per i cosiddetti «campi di transito»?

« Questo è un progetto italo-inglese, su proposta italiana con l’aiuto della Gran Bretagna, cui Cipro ha detto di sì. La stessa cosa la vogliamo fare con Malta, assieme ancora agli inglesi e, in questo caso, anche con gli spagnoli». I due fronti difficili sono Tunisia e Libia, dai loro porti partono le nuove rotte dei clandestini.

« Sì, sono i Paesi di transito dal centro dell’Africa. Domani (oggi per chi legge; ndr )

incontrerò a Villa Madama gli ambasciatori dei Paesi africani da dove partono o transitano gli immigrati clandestini. Darò qualche indicazione sul programma della presidenza italiana della Ue».

Con la Tunisia c’è un accordo di riammissione, ha ricevuto venti milioni di euro per la prevenzione. Ma molti clandestini partono proprio da lì.

«C’è la necessità di stringere le viti, di richiamare a maggiori controlli. La Tunisia è sempre più un Paese di transito verso la Libia, deve essere incoraggiata a fare di più».

Poi c’è il «caso Libia».

«E’ un po’ l’osso duro, ne ho parlato sia con Gheddafi sia con il suo ministro degli Esteri. E’ un Paese di transito con 1500 chilometri di frontiera nel deserto dove, tra l’altro, molti provenienti dall’Africa centrale muoiono per sete durante la traversata. Ci hanno chiesto attrezzature per pattugliare e non è un problema di soldi».

C’è l’embargo dell’Unione europea verso la Libia .

«Sì, noi potremmo fornire camionette per i poliziotti, strumenti di avvistamento notturno, equipaggiamento anticalore. Ma la Germania ha avuto finora qualche riserva a derogare all’embargo. Tripoli ha comunque già accettato un pattugliamento misto italo-libico».

E’ già iniziato?

«No, abbiamo però fatto passi avanti concreti».

Quale allora la prossima mossa?

«Nella prossima settimana una missione tecnica della Commissione europea si recherà in Libia per valutare con maggior dettaglio le attrezzature necessarie».

Gli americani sono però contrari a togliere l’embargo .

«Dopo le riserve iniziali ora gli americani comprendono bene le esigenze. Ho spiegato loro che non si tratta di missili o attrezzature strategiche militari, ma, ripeto, soltanto di camionette, sensori, cannocchiali infrarossi».

Sul piano politico, ministro Frattini, c’è da qualche giorno un’offensiva della Lega che accusa il governo di non fare abbastanza. Ieri ha addirittura chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno Pisanu. Cosa risponde?

«Spiegheremo alla Lega, che certamente non ha alcun interesse a una crisi di governo alla vigilia della presidenza italiana dell’Unione europea, che molti passi avanti li abbiamo fatti, che senza una politica seria di prevenzione il problema non si risolve quando i clandestini arrivano sulle coste italiane. E quindi che non si può gettare la croce addosso al ministro degli Interni. E’ evidente che tutti noi siamo impegnati a far funzionare la legge Bossi-Fini. Questo è il nostro impegno principale».

Qualche leghista sostiene che il governo stia seguendo politiche «uliviste».

«Abbiamo fatto molto più dell’Ulivo. Per esempio abbiamo collegato i programmi di cooperazione all’aiuto e alla collaborazione dei Paesi di provenienza e origine dei clandestini. Inoltre, la sinistra non aveva mai chiesto di far diventare l’immigrazione un problema europeo. Noi l’abbiamo chiesto e ottenuto».

Bossi pretende ancora più durezza.

«Comprendo e ho un dialogo ravvicinato con gli amici della Lega. Credo, per esempio, che abbia ragione a sollecitare l’approvazione, da parte del Parlamento, della Convenzione Onu sul crimine organizzato internazionale. Il Consiglio dei ministri ha dato via libera, chiederò ai presidenti delle Camere di accelerare la ratifica».

Come proverete a ricucire le diverse posizioni emerse nel governo ?

«La maggioranza deve trovare compattezza sulle cose concrete, sui temi pragmatici. Siccome, fortunatamente, di risultati ne stiamo raggiungendo, in termini di negoziati politici con gli altri Paesi, si deve lavorare su questo. In effetti, come dice la Lega, nel 2003 sono entrati tanti clandestini in Italia, 3.900 tra gennaio e giugno. Ma molti meno dello stesso periodo 2002, quando erano stati 9 mila. Nel 2002 abbiamo respinto 88 mila persone, quest’anno finora 25 mila. Però...»

Però?

«Mi permetto di dire che per tutto questo abbiamo bisogno di fondi. E’ indispensabile che i canali sia della cooperazione allo sviluppo sia del finanziamento al regolamento d’attuazione della legge Bossi-Fini non vengano né ritardati né messi in discussione».

Il ministro dell’Economia Tremonti è d’accordo?

«So che Tremonti è sensibile a questi temi e quindi credo che non avremo problemi da questo punto di vista. Il problema reale, al di là degli sbarchi che attirano l’attenzione in modo spettacolare, è quello degli immigrati regolari che una volta scaduto il permesso temporaneo di soggiorno si danno alla macchia».

L’Italia si appresta a gestire il semestre di presidenza Ue. Metterete l’immigrazione tra le priorità?

«Lo è già, come lo è la regione del Mediterraneo in termini di sviluppo economico e investimenti in quei Paesi. Dobbiamo in questo senso rassicurare Libia, Tunisia, ma anche la Mauritania e l’Egitto, far vedere loro quanto convenga bloccare gli immigrati clandestini nei loro porti. Insomma, servono il dialogo politico internazionale e naturalmente i fondi per sostenere le soluzioni necessarie». (Claudio Lindner)


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