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INFORM - N. 118 - 19 giugno 2003

Da "Rinascita", Svizzera

Franco Narducci: "entusiasmo per il debutto del voto all’estero"

BIENNE - Il settimanale italiano in Svizzera "Rinascita" pubblica un servizio speciale sul voto referendario degli italiani all’estero, con commenti di esponenti della comunità italiana e le opinioni di cittadini italiani in Svizzera. In questo numero riportiamo l’intervento del Segretario generale del CGIE Franco Narducci.

Dopo decenni di silenzio assoluto o quasi, i grandi quotidiani italiani hanno finalmente aperto lo spazio dell'informazione a quella parte di popolazione che vive fuori dai confini nazionali. Potenza del voto all'estero! Che segna il passaggio - per quanto ci riguarda - da emigrati a cittadini residenti all'estero.

Dal piacere all'amarezza il passo è però breve. Sulla "prima volta" degli italiani all'estero ha pesato non poco lo scandaloso silenzio della RAI, che ha ignorato la novità coincisa con questa tornata referendaria, cioè l'opportunità del voto all'estero. Nonostante la penuria d'informazioni, possiamo considerare superata questa prova generale che si presentava con i caratteri della sfida. Ma si commetterebbe un errore grave se si sottovalutassero le inefficienze della macchina organizzativa, che a vario titolo hanno influito sulla consultazione. Inefficienze imputabili per intero al Ministero degli Interni e alla secolare superficialità dei comuni italiani nella gestione dell'AIRE - l'anagrafe degl'italiani residenti all'estero.

Il grado di partecipazione degli italiani emigrati è stato sicuramente soddisfacente, visto anche come sono andate le cose in Italia, dove l'elettorato era chiamato a sciogliere il nodo di un referendum nato da una premessa sbagliata, che aveva spinto il cosiddetto partito trasversale degli astensionisti a boicottare il raggiungimento del quorum, condizione essenziale per la validità della consultazione.

Prevedibilmente - vista l'accesa battaglia per la riforma del mercato del lavoro che per un lungo tratto ha monopolizzato il dibattito politico italiano -, l'estensione dell'articolo 18 alle piccole aziende ha fatto passare in secondo piano l'altro quesito referendario, quello sul cosiddetto elettrosmog.

In questa consultazione - come nelle precedenti - il ricorso al referendum abrogativo ha una chiara radice politica, che alla fine minaccia di svuotare di credibilità un istituto cui la costituzione affida la difesa delle minoranze. Era noto, infatti, che il reintegro forzato ex articolo18 era avversato anche da buona parte dei lavoratori occupati nelle piccole aziende, che non hanno le stesse tutele delle imprese più grandi. A monte dell'estensione delle garanzie vi è dunque il bisogno di creare gli ammortizzatori sociali anche per le piccole imprese, che senza la cassa integrazione sono costrette a licenziare.

La specificità italiana degli argomenti in consultazione ha un po' frenato la partecipazione degli italiani residenti all'estero, dove spesso la cultura imprenditoriale punta ad altri valori e guarda soprattutto all'innovazione. Ma, come dicevo in apertura, le disfunzioni sono state numerose, come confermano le testimonianze raccolte a vari livelli. Al computo totale mancano probabilmente i voti di molte persone, che sarebbero giunti alle sedi consolari entro il 12 giugno se inizialmente non si fosse indicato il 5 come termine ultimo per l'invio del plico elettorale.

Inoltre, non si può sorvolare sugli oltre 700 mila cittadini figuranti nelle anagrafi consolari - le uniche aggiornate - e scomparsi inspiegabilmente dagli elenchi redatti dal Ministero degli Interni con i dati dei comuni. Così come preoccupa l'alta percentuale di plichi restituiti dalle poste in ogni nazione a causa degli indirizzi inesatti.

Codici postali errati (soprattutto in Germania), certificati elettorali consegnati due volte alla stessa persona, plichi recapitati a persone che non ne avevano diritto, o il caso delle cittadine italiane - sposate con stranieri - figuranti in indirizzo con il solo cognome da nubile anziché con il doppio cognome, un fatto denunciato più volte, soprattutto in concomitanza con le elezioni europee: sono questi i casi macroscopici, che avrebbero generato un risultato ancor più negativo se la rete consolare non avesse apportato i correttivi che sappiamo.

La partecipazione degli italiani residenti in Svizzera è stata tra le più alte: ha votato il 31.23% rispetto ai plichi inviati e il 34.77% su quelli effettivamente recapitati. Alla Circoscrizione Consolare di Zurigo spetta l'oscar per la partecipazione più alta: su 69'640 aventi diritto (plichi inviati) ha votato il 41,44%, che sale al 41,72% se si tiene conto dei plichi restituiti dalla posta per l'inesattezza dell'indirizzo. A Zurigo spetta anche la palma della circoscrizione consolare con il più alto grado di partecipazione al voto prendendo in esame le città del mondo dove vivono grandi comunità italiane. Un risultato che premia il lavoro svolto dal consolato, dagli organismi di rappresentanza - Comites e Cgie (Consiglio generale degli italiani all’estero) - e dalle forze politiche e associazionistiche. Franco Narducci*-Rinascita/Inform)

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* Segretario Generale del CGIE


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