* INFORM *

INFORM - N. 116 - 17 giugno 2003

Dal 13 giugno al Museo delle Civiltà in Ottawa

"Presenza": un nuovo sguardo al mondo italo-canadese

Anna Maria Zampieri ha intervistato per "Veneti nel Mondo" il curatore Mauro Peressini

VANCOUVER - Per la prima volta nella storia il Canada mette ufficialmente in mostra l’emigrazione italiana ed alcuni aspetti che ne hanno influenzato il contesto multietnico e multiculturale. Ciò sta avvenendo nella capitale, Ottawa, dove dal 13 giugno e fino al 6 settembre 2004 resterà aperta la grande esposizione "Presenza". Focalizzata soprattutto sulla generazione di italiani arrivati negli anni tra il 1947 e il 1970 - cioè sulla seconda grande ondata immigratoria (la prima, i cui protagonisti sono ormai scomparsi, si colloca tra la fine dellčaltro secolo e gli anni trenta) - la mostra è ospitata in un’ampia galleria del futuristico Museo delle Civiltà ed è il risultato di anni di progettazione e ricerche da parte di un gruppo di appassionati collaboratori guidati dal curatore del programma per lčEuropa sudoccidentale e lčAmerica latina, lčantropologo Mauro Peressini, un french-canadian di origine friulana. Da Vancouver ho avuto modo di cooperare con Peressini e con il locale gruppo di lavoro, individuando e segnalando reperti e testimonianze utili alla mostra. A fine maggio e nonostante la pressione della vigilia, il curatore è stato generosamente disponibile a rispondere in esclusiva ad alcune mie domande. Le sue risposte sono illuminanti.

AMZ - Dottor Peressini, a lei va il merito principale di avere voluto e curato questa importante esposizione. Arrivato al traguardo, vuole brevemente dirmi difficoltà superate, collaborazioni ottenute, attese soddisfatte?

MP - Per un progetto di quest’ampiezza, sviluppatosi nel corso di circa quattro anni, è normale che il punto d’arrivo sia differente da quello immaginato in partenza. Ma debbo dire che la maggiore mia frustrazione non è stata quella di non arrivare a fare esattamente quanto previsto, ma piuttosto di avere raccolto una tale ricchezza di informazioni, di oggetti disponibili, di testimonianze video... e di non poter mostrare al pubblico che una piccola frazione di quanto la gente e i collaboratori da ogni parte del Canada mi hanno proposto.

AMZ – "Presenza": effettivamente è presenza, e non solo numerica, quella degli italiani in Canada. Mi dice come e perché è arrivato ad intitolare così la mostra?

MP - Se c’è un gruppo che non ha alcun bisogno di insistere sulla sua presenza in seno alla società canadese, è proprio quello degli Italo-Canadesi: uomini e donne che coprono tutto il ventaglio delle occupazioni in questo paese. Un milione e 200 mila circa canadesi di origine italiana partecipano pienamente alla società nei settori delle arti, della scienza, della tecnologia, dell’economia e della politica. Ma allora, perché un’esposizione intitolata Presenza? Perché - al di là della molteplicità di apporti - la mostra si sofferma su un tipo di contributo che, più è intangibile, più spesso è meno apprezzato nel suo giusto valore. Debbo precisare che il soggetto principale dellčesposizione è la generazione allčorigine delle comunità italo-canadesi: gli emigrati. In maggioranza arrivati dalle campagne italiane, hanno portato con sé tradizioni e valori culturali di dare solo uno sguardo nostalgico a questo "heritage", a quest’eredità che ci appare sovente come un insieme di modi di fare e di pensare appartenenti ad un passato superato. Proprio per contraddire tale giudizio lčesposizione ha voluto proporre un NUOVO SGUARDO su questo heritage. Attraverso scritti, artefatti (oltre 300), dozzine di testimonianze video e storie vere raccontate da personaggi fittizi, viene dimostrato al contrario come parecchie tradizioni e molti valori culturali portati dai rispettivi villaggi natali degli emigrati fanno pienamente parte della contemporaneità delle nostre società. Vogliono dimostrare come quelle tradizioni e quei valori incrocino i timori, gli interrogativi e le speranze degli attuali cittadini canadesi in temi come lčalimentazione, il lavoro, la vita comunitaria e la spiritualità. Tutto ciò fa direttamente eco ai dibattiti in corso, per esempio, sulla produzione alimentare nelle nostre società industrializzate. Non sono esse che, alle prese con individualismo e invadenza delle attività economiche (lavoro, consumo), si domandano come reinventare forme di sociabilità e di convivenza più arricchenti e solidali?

AMZ - La mostra è quindi dedicata ad una generazione che ha trasferito in Canada alcuni valori della passata civiltà rurale, additando il gusto di cose semplici ma importanti, come l’alimentazione genuina, la convivialità, la pazienza, la solidarietà, il volontariato comunitario, la pratica del lavoro collettivo, la religiosità, la condivisione del tempo libero... Eredità da museo o messaggi per i discendenti?

MP - Ci sono due modi di parlare di unčeredità passata. Ci si può rivolgere al passato e cercare di ricostruirlo il più fedelmente possibile. Ma si può anche partire dal presente, da quanto ci preoccupa oggi - interrogativi e speranze - per rivolgersi poi a chi ci ha preceduto: attingendo da quanto ci è stato trasmesso nutrimento per le nostre riflessioni ed azioni. L’esposizione adotta questa seconda strategia. In ciò rendendo omaggio alla generazione degli immigrati italo-canadesi e sottolineando il carattere insieme profondo e duraturo della loro PRESENZA tra noi.

AMZ - Programmi folcloristici e culturali a parte (che riguardano prevalentemente i residenti in Ottawa e nel vicino est canadese) quali iniziative sono state o saranno prese per pubblicizzare e quindi attrarre visitatori alla mostra dal lontano ovest canadese e magari anche dall’Italia?

MP - Eva Schacherl (senior communication officer) ha individuato centinaia di organismi, istituzioni, centri culturali, chiese italo-canadesi in tutto il Canada. Ha inviato a tutti costoro migliaia di depliants informativi. Speriamo evidentemente che questa campagna informativa, insieme con pubblicità televisiva e radiofonica, saprà attrarre il pubblico da ogni parte del Canada ed oltre. Debbo dire che il Museo canadese delle Civiltà ha investito per questa mostra uno sforzo pubblicitario straordinario, che supera senz’altro quelli di altre esposizioni.

AMZ – "La valigia" di Mazzega: un significativo contributo dalla comunità italiana di Vancouver. Quale collocazione ha la valigia allčinterno della mostra?

MP - Questa valigia sarà posta "a cerniera" tra lčintroduzione e le sezioni che compongono il cuore dellčesposizione. Una volta che il visitatore avrà attraversato la zona introduttiva - che parla della storia dellčimmigrazione italiana in Canada e mostra la diversità attuale delle comunità italo-canadesi - si troverà di fronte a questa valigia, accompagnata da un testo che gli dirà quanto sta per vedere nelle sezioni principali della mostra, rapportate alla generazione degli immigrati italo-canadesi. Questa valigia serve dunque a precisare il soggetto particolare dellčesposizione: la generazione degli emigrati, i valori e le tradizioni ch’essi hanno portato con sé nelle loro valigie. (Anna Maria Zampieri-"Veneti nel Mondo"/Inform)


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