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INFORM - N. 116 - 17 giugno 2003

"Risultato del voto all’estero di grande rilievo storico e politico": una dichiarazione di Rodolfo Ricci, segretario della FIEI

ROMA - Le percentuali ufficiali del voto all’estero in occasione dei due referendum sono analoghe a quelle riscontrate in Italia; ma se si calcola che - stando ai dati trasmessi dal MAE-, dei 2.447.787 elettori iscritti nelle liste, sono stati 2.206.875 i plichi per il voto spediti, e che di questi, sono arrivati a destinazione solo 1.970.847, la percentuale dei votanti è stata di circa il 27,50% degli elettori; a ciò si deve aggiungere che nell’ammontare dei plichi "arrivati a destinazione", sono compresi decine di migliaia di plichi - non restituiti al mittente perché accettati da altri componenti delle famiglie- destinati ad elettori defunti o che sono rientrati in Italia, soprattutto dai paesi dell’America Latina.

Se tali premesse sono vere - ha dichiarato Rodolfo Ricci, segretario della FIEI (la Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione cui aderiscono FILEF e Istituto Fernando Santi - si può stimare che la percentuale reale dei voti italiani dall’estero può essere compresa tra il 30% e il 35% di coloro che effettivamente sono stati messi in condizione di votare; quindi una percentuale superiore a quella italiana; se il funzionamento della macchina amministrativa fosse stata all’altezza della situazione (visto che a questo punto si può confermare che sono stati oltre 1 milione i cittadini esclusi a priori da questa consultazione), l’esercizio di voto dall’estero avrebbe assunto una dimensione quantitativa di tutto rispetto, a conferma della giustezza della battaglia sostenuta per decenni dall’associazionismo.

Rispetto ai ritardi, alle inadempienze, alle incongruenze che si sono manifestate, è necessario adesso che ciascuno degli attori istituzionali coinvolti si assuma le proprie responsabilità e che vengano apportate tutte le modifiche necessarie in sede legislativa e di regolamento attuativo della Legge, poiché, al di là di tutte le mancanze e le difficoltà riscontrate, questo voto sui Referendum costituisce un fatto di straordinario rilievo che dimostra come l’estero non sia una "isola" staccata dalla madrepatria e come la volontà di partecipazione alla vita politica nazionale sia ancora molto forte, motivata e complessivamente omogenea alle tendenze e agli equilibri nazionali, pur in assenza di una adeguata informazione che né la RAI, né le Istituzioni, né gli altri organi di comunicazione hanno in questo caso assicurato.

Non appare infine secondario rilevare, come il risultato del voto, con una massiccia prevalenza dei "sì", pari a circa il 71,5% dei voti espressi, ricalchi in definitiva il risultato nazionale, in particolare nelle aree più lontane, come l’America Latina, dove, con il 76% complessivo e con punte del 77,5% dell’Argentina e dell’85% dell’Uruguay, i risultati si avvicinano, più degli altri paesi, all’esito italiano del voto; è curioso, ma è del tutto comprensibile, rilevare come solo il voto nel Principato di Monaco appare in controtendenza, con una vittoria nei "no".

E’ vero che gran parte delle forze politiche e sociali, diversamente dalle posizioni assunte in Italia, avevano invitato gli italiani all’estero a partecipare in ogni caso alla consultazione; ciò può voler dire per il futuro, che una volta approntata una macchina elettorale degna di questo nome, gli italiani all’estero che esprimeranno il voto potranno arrivare più o meno al 50% degli aventi diritto, cioè intorno al milione e mezzo di persone: un numero davvero consistente - conclude Rodolfo Ricci - che legittima l’impegno profuso dalle forse sociali, sindacali e politiche in questi anni e che richiede una riflessione ed una valutazione seria ed approfondita di come l’Italia deve porsi rispetto a questo elettorato e delle concrete misure a sostegno della grande presenza italiana nel mondo." (Inform)


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