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INFORM - N. 115 - 16 giugno 2003

Referendum e voto all’estero: l’analisi di Pietro Schirru (CGIE Australia)

SYDNEY - Sulla rubrica settimanale "Italiani Brava Gente" del quotidiano di Sydney "La Fiamma" il consigliere del CGIE Pietro Schirru compie una prima analisi del voto degli italiani all’estero nei vari continenti e si esprime anche a proposito del raggiungimento del quorum per la validità dei referendum.

Il cosiddetto "storico" primo voto per corrispondenza in una consultazione elettorale italiana da parte dei cittadini residenti all'estero - sostiene Schirru - non diverrà certamente storico al fine del risultato, poiché il mancato raggiungimento del quorum non consentirà di estrapolare la tipicità del voto di coloro che si sono espressi dall'estero. Si deve dunque concludere che è stato un voto inutile, un esercizio costoso, difficile, sofferto senza nessun significato? Non sono d'accordo. Per prima cosa va sottolineata l'esigenza che i legislatori rivedano la questione del quorum (50% + un voto) che rende valido il conteggio dei voti. Assurdo se si pensa che un governatore regionale, tanto per fare un esempio, può essere eletto anche se a votare va il 40 per cento degli aventi diritto a condizione che abbia la maggioranza dei voti rispetto agli altri candidati, per non parlare poi del fatto che (secondo esempio) per le elezioni del presidente degli Stati Uniti non hanno votato più del 50% degli aventi diritto, senza che vi fossero obiezioni di sorta.

Ma il voto dall'estero consente anche altre riflessioni. Le percentuali di votanti per continenti parlano chiaro: consistenti dall'America del Sud e dal Canada, sufficienti dall'Australia e, parzialmente, dagli Stati Uniti, insufficienti dal Sud Africa e, soprattutto, dall'Europa ad eccezione della Svizzera. Non ritengo esemplificative le percentuali del resto dell'Africa e dall'Asia poiché la maggioranza degli italiani residenti in quei continenti nulla hanno a che fare con gli emigranti.

Analizziamo separatamente il voto dell'Europa e quello dei paesi oltremare. In Europa la novità non era il voto dall'estero poiché i cittadini dei Paesi dell'Unione Europea votano già per le elezioni del Parlamento di Strasburgo. Quindi per gli italiani in Europa il voto non costituiva il cosiddetto "traguardo storico" essendo, per loro, variata solo la modalità del voto. Situazione diversa per la Svizzera dove, invece, come per i paesi transoceanici i cittadini erano chiamati ad esercitare l'esercizio del voto per la prima volta. La scarsa partecipazione degli italiani nei paesi dell'UE può essere dipesa da una forma politicizzata di astensione così come chiesta dalla maggioranza dei partiti italiani ma, nello stesso tempo, può anche far pensare ad una ad una sorta di stanchezza da parte degli italiani, consapevoli del fatto che difficilmente il loro voto può incidere sulle decisioni che ne seguiranno.

Vi è poi il secondo aspetto e cioè una valutazione critica del voto da parte degli italiani residenti oltreoceano. Non sorprende il risultato dell'America del Sud anche se vi sono sostanziali differenze di percentuali tra l'Argentina e gli altri paesi di quella parte del mondo. Un risultato quello che rende sempre più valida la proposta del CGIE, recepita poi nella legge elettorale per l'estero, che ha diviso il mondo in quattro porzioni geografiche per consentire, comunque sia, una minima rappresentanza parlamentare per tutti gli italiani residenti all'estero. Interessante invece il risultato percentuale del voto nell'America del Nord che se trasferito in una consultazione politica avrebbe senz'altro visto prevalere i candidati italiani proposti dal Canada rispetto agli eventuali candidati italiani negli Stati Uniti. E vediamo anche il risultato dell'area che comprende Africa, Asia, Oceania e Antartica. Anche in questo caso il risultato avrebbe dato ragione all'Australia che sia in percentuale che in numero di voti ha nettamente prevalso sugli altri stati.

Possiamo quindi dire che, in definitiva, anche se non resterà traccia su come hanno votato gli italiani residenti all'estero il 15 giugno, non si può negare che, se si riuscirà a completare la verifica in atto sulle liste degli elettori aggiustando le anomalie e le differenze tra le liste consolari e le liste dell'AIRE, ad avere una giusta informazione politica (mancata questa volta) e se le ragioni del voto riguarderanno più da vicino i problemi di chi vive all'estero, le percentuali di questa tornata potranno soltanto migliorare. (Pietro Schirru-La Fiamma/Inform)


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