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INFORM - N. 114 - 15 giugno 2003

RASSEGNA STAMPA

Su "Avvenire" del 14 giugno il commento di Toni Colotta

Voto emigrati: partecipazione al 25 per cento

Gli italiani all'estero si sono espressi su elettrosmog e articolo 18: due quesiti a loro estranei, ma l'affluenza è stata molto alta in Argentina, Emirati Arabi e Canada

ROMA - Hanno di che rammaricarsi i nostri emigrati all'estero per il destino "baro", che ha voluto esercitassero per la prima volta il loro diritto di voto a distanza proprio in occasione dei referendum su art.18 ed elettrosmog. Non è solo la loro estraneità pratica ai due quesiti a frenare gli entusiasmi per la conquista di questo diritto dopo decenni di delusioni parlamentari. Ci si è messa anche la burocrazia ministeriale a pastrocchiare sugli elenchi degli iscritti al voto.

A suo tempo, la forte differenza fra gli elenchi gestiti dal Ministero degli Esteri e l'AIRE, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero risultanti presso il Viminale, indusse il Governo a organizzare la "pulitura" attraverso incroci per via informatica. Ma alla vigilia del voto la differenza permaneva, e pesante: fra cittadini italiani censiti dal Ministero dell'Interno, cui è andato il materiale per votare, e gli altri lo scarto era di oltre 700mila. Per evitare che rimanessero del tutto esclusi, furono esortati a recarsi presso i consolati per recuperare il loro diritto. Ma la misura pare non abbia sortito risultati apprezzabili.

A operazioni di voto concluse giovedì scorso (in tempo per lo scrutinio unico con quello degli italiani d'Italia), all'alba di ieri ha preso terra a Fiumicino l'aereo proveniente da Riad con le prime schede degli elettori emigrati, consegnate subito all'Ufficio Centrale per la Circoscrizione Estero della Corte d'Appello.

Ma intanto gli sguardi sono puntati sulle percentuali di partecipazione al voto. Spicca il 42,6 per cento di Buenos Aires, il 38,4 di Montreal, il 37 di Varsavia, il 30 per cento di Lugano, con le impennate di Alessandria d'Egitto dove ha votato la metà degli iscritti e gli Emirati Arabi con la percentuale del 70. La media dovrebbe aggirarsi sul 25% o forse più. Ma chiaramente per farsi un giudizio contano i dati numerici assoluti e il quadro d'insieme che potrà aversi solo il 16, quando saranno pervenute le altre schede votate dal resto del mondo. Anche se già questi risultati parziali danno motivo di soddisfazione al ministro per gli italiani all'estero Mirko Tremaglia, che la ribadisce nell'intervista pubblicata in questa stessa pagina.

Non mancheranno le polemiche sull'incidenza che le discrasie fra votanti conteggiati ed emigrati "spariti" hanno sul quorum richiesto per la validità del referendum. Ci si chiederà se era il caso di rinunciare a questa prova poco significativa di partecipazione, e prepararsi meglio per il voto degli emigrati alle elezioni dei rappresentanti in Parlamento.

A dire il vero, c'è anche chi nega del tutto l'incidenza del fattore "malaburocrazia", come Domenico Pisano, coordinatore dell'associazione "Azzurri nel mondo" del West Usa, secondo il quale le accuse alle nostre rappresentanze diplomatiche sono «gratuite», perché nel complesso il test è andato molto bene.

Resta un ultimo quesito. In passato, visto che gli italiani all'estero erano comunque conteggiati sul totale degli aventi diritto al voto, il quorum per il raggiungimento della soglia di validità nei referendum risultava di fatto sempre un po' più alto di quanto sarebbe stato calcolando solo "gli italiani d'Italia". Tanto è vero che qualcuno arrivò a proporre di scorporarli dal calcolo del 50 % più uno. Oggi che il 25 per cento degli aventi diritto si è comunque espresso, quanto "peserà effettivamente il loro contributo sull'eventuale raggiungimento del traguardo? (Toni Colotta-Avvenire)

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