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INFORM - N. 113 - 12 giugno 2003

Al CNEL un convegno sulle future tendenze della comunicazione e del giornalismo

Analizzata la realtà di un mercato dominato dal precariato e dall'affermazione di nuovi profili professionali

ROMA - Secondo i dati incrociati Fieg-Fnsi-Inpgi, aggiornati al 31 dicembre 2002, nel mercato dell'informazione italiana operano attualmente almeno 14.500 giornalisti a contratto pieno, 48.000 pubblicisti (di questi solo 8.000 possono vantare un legame contrattuale a vario titolo), 40.000 collaboratori senza qualifica professionale e circa 2.000 disoccupati. A questi dati vanno aggiunti i 430 giornalisti professionisti ed i 600-700 programmisti-registi che lavorano nell'ambito Rai. Di contro, nonostante ogni anno vengano attivate nuove e svariate testate, il 95% del mercato cartaceo, circa sei milioni di copie, viene tuttora gestito dai principali giornali che non superano le 30 unità.

Una situazione di estremo precariato professionale e di immobilità del mercato - l'80% dei quotidiani e delle agenzie di informazione non creano occupazione già da diversi anni - che è stata approfondita nel corso del convegno, svoltosi presso la sede centrale del CNEL, dal titolo "Comunicazione e Giornalismo. Mercato e nuovi profili professionali"

L'incontro, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio, dall'Ordine dei Giornalisti, dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro e dalla Regione Lazio, si è aperto con l'intervento del giornalista de "La Repubblica" Enzo Cirillo che ha ricordato come a tutt'oggi, mentre diventano sempre più numerosi gli studenti universitari che si dedicano alla scienza della comunicazione, i mercati dell'informazione e la professione giornalistica stiano rapidamente mutando. Per il noto inviato questi ragazzi, che stanno per affacciarsi sull'asfittico mercato della comunicazione, appaiono comunque propensi alla ricerca di nuove nicchie comunicative: secondo una ricerca condotta dall'Università di Roma "La Sapienza" solo il 9% degli studenti che seguono i corsi sull'informazione hanno intenzione di intraprendere la carriera giornalistica.

Dopo l'intervento del Presidente del CNEL Pietro Larizza che ha sottolineato le crescenti difficoltà d'accesso alla professione giornalistica e l'impegno del Consiglio per la definizione di nuove norme che facilitino l'inquadramento professionale dell'immenso precariato, ha preso la parola il Presidente del Coordinamento nazionale dei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione Mario Morcellini che ha illustrato la difficile situazione dell'editoria giornalistica. Una realtà che appare, con la sola eccezione delle pubblicazioni sportive e della stampa settimanale, in una fase di piena arretratezza. Nella classifica internazionale inerente al numero delle copie vendute per ogni mille abitanti, elaborata dal Word Press Trends (WPT), l'Italia continua infatti a stazionare, dopo Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Germania ed altri paesi europei, negli ultimi posti della graduatoria. Per fronteggiare la crisi dell'informazione, che ormai sta divenendo strutturale, dal Presidente del Network ABM Alberto Rigotti è stata invece sollecitata la creazione di una Management Company finalizzata alla gestione di un fondo di sostegno con capitali pubblici e privati. Una Società di gestione che da un lato avrà il compito di garantire la pluralità dell'informazione e dall'altro dovrà assicurare nuovi livelli occupazionali per chi è orientato alla professione giornalistica. Una necessità, quella di creare un fondo pubblico e privato che si collochi in un mercato della comunicazione sempre più libero, che è stata ribadita anche da Cesare De Michelis, professore di Letteratura Italiana presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università di Padova. Il docente ha auspicato sia il superamento dell'influenza politica, che al momento condiziona profondamente la carriera dei giornalisti, sia la creazione di un ciclo virtuoso tra la formazione professionale e l’innovazione. Dall'editorialista del "L'Unità" Pasquale Cascella è stata invece sottolineata la necessità di maggiori controlli sulla flessibilità dei rapporti che intercorrono tra gli editori ed i collaboratori più o meno occasionali. Per Cascella eventuali investimenti dovranno inoltre essere finalizzati alla creazione di un vero e proprio laboratorio atto alla promozione delle nuove professionalità.

Ha poi preso la parola il Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri che, dopo aver evidenziato come a tutt'oggi le rapide mutazioni della tecnologia abbiano cambiato il modo di fare informazione, ha sottolineato la necessità, anche alla luce della maggiore preparazione culturale, professionale tecnica delle nuove leve che si affacciano sul mercato del lavoro, di modificare l'approccio alla professione giornalistica. Un cambiamento che dovrà favorire l'incontro tra la nuova offerta occupazionale, rappresentata da Internet, dall'emergente televisione digitale e dalle crescenti esigenze comunicative delle grandi e medie aziende, e le grandi potenzialità espresse dai ragazzi che oggi si preparano alla professione nelle Università. A tale scopo, secondo Gasparri, il Governo si impegnerà per promuovere la multimedialità anche in nuovi settori economici dove le nuove professionalità della comunicazione potranno esprimersi al meglio.

Il Presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti Lorenzo Del Boca, concludendo il dibattito, ha ribadito sia la necessità di rimettere in discussione le conoscenze professionali già acquisite, sia il bisogno di un concreto salto di qualità del livello culturale dei nostri giornalisti che a tutt'oggi nella media appaiono meno preparati dei loro lettori. Dopo aver ricordato il positivo trend dei giornali di nicchia e le difficoltà dei quotidiani generalisti che sopravvivono grazie a particolari forme promozionali (libri, film, Cd), Del Boca, pur sottolineando le positive prerogative della libera concorrenza, ha però evidenziato le grandi difficoltà incontrate dai tanti free lance che devono vedersela con l'asfittico mercato editoriale italiano. "Il giornalista - ha concluso il Presidente dell'Ordine dopo aver descritto la categoria come un mondo che lavora con l'uso delle parole - deve essere un testimone degli avvenimenti. Vi è infatti la necessità di costruire un'informazione che non sia solo comunicazione o propaganda. Dobbiamo dunque decidere in fretta chi siamo e dove possiamo andare". (Goffredo Morgia-Inform)


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