* INFORM *

INFORM - N. 113 - 12 giugno 2003

Referendum, prime valutazioni a caldo di Gianni Pittella e Norberto Lombardi (Ds): "conferme e problemi dal voto degli italiani all’estero"

ROMA - I dati della partecipazione degli italiani all’estero al voto per i referendum sono ormai sufficientemente approssimati - rilevano in una nota l’on. Gianni Pittella responsabile DS per gli Italiani all’estero e Norberto Lombardi coordinatore del Forum per gli Italiani nel mondo - per tentare, , sia pure a caldo, una prima valutazione.

Hanno votato, dunque, circa 500.000 elettori sui 2.210.000 aventi diritto, meno del venticinque per cento del corpo elettorale. Dalla platea elettorale mancano circa 800.000 cittadini (più di un quarto del corpo elettorale potenziale!) presenti negli elenchi consolari, ma non nei registri dell’AIRE, che restano un vero disastro, nonostante l’utile ( ma quanto strombazzata ) assunzione dei contrattisti. Sono ritornati al mittente circa 190.000 plichi (poco meno del 10 %) per errori di vario genere nelle intestazioni.

Questi sono - nudi e crudi - i dati essenziali, tanto più significativi considerando che i termini sono stati prolungati fino a tre giorni di distanza dal voto.

Vengono di getto alcune considerazioni: i dati dei partecipanti al voto sono molto vicini a quelli registrati cinque anni fa in occasione del rinnovo dei Comites, quando gli elettori votarono nei seggi elettorali insediati presso i consolati; la revisione dell’AIRE si svolge con una lentezza ed un’inefficienza tali da configurarsi non come un elemento di certezza e di riconoscimento dei diritti di cittadinanza, ma come un fattore di limitazione e di privazione dei diritti; la promozione della partecipazione è stata affidata prevalentemente alla buona volontà dei consolati e al servizio delle associazioni e dei patronati, tra la noncuranza del governo, che appena alcune settimane fa ha respinto la proposta dell’on. Calzolaio di un’iniziativa straordinaria di comunicazione, e la latitanza della RAI, che si è sostanzialmente defilata dai suoi compiti di servizio pubblico.

E’ vero che si tratta di una prima prova del voto per corrispondenza, che le materie dei referendum sono distanti dalla sensibilità diffusa degli elettori residenti in ambienti diversi da quello italiano, che vi è stato un appello all’astensionismo di alcune forze politiche. In queste condizioni, anzi, è prima di tutto doveroso un ringraziamento a chi si è assunta fino in fondo la sua responsabilità di cittadino. Ma fare finta di niente o addirittura cercare di nascondere i problemi che il voto ci consegna, come fa il Ministro Tremaglia, sotto una glassa di retorica e di paternalismo sarebbe sbagliato ed irresponsabile.

Tanto più che le notizie provenienti da quasi tutte le aree del mondo sullo svolgimento del voto sono allarmanti, per quanto riguarda l’arrivo dei plichi agli aventi diritto, l’invio degli stessi a defunti o a persone di cui si sono perdute le tracce, l’efficienza dei servizi postali in alcuni paesi, le condizioni di personalità e di segretezza richieste dalla Costituzione per l’esercizio del voto, i presupposti di informazione necessari per compiere una scelta consapevole ed altri requisiti indispensabili.

Il voto per corrispondenza può essere un importante strumento di partecipazione democratica solo se sia impiantato su presupposti fermi e precisi, quali la certezza della base elettorale, l’efficienza del servizio pubblico ed un sistema informativo efficiente e pluralistico. Cose che il Governo in questa occasione non ha sputo garantire. Nessuno, dunque, nasconda la testa sotto la sabbia o slitti per la tangente della retorica.

Si apra una seria e costruttiva riflessione sui dati che il voto ci consegna e si cerchi di affrontare con azioni di governo e con provvedimenti legislativi i problemi che sono affiorati, finché c’è tempo per rimediare. Se il confronto sarà serio, concreto e aperto - concludono Lombardi e Pittella - l’opposizione non farà mancare il suo contributo, come ha sempre fatto in questa legislatura. (Inform)


Vai a: