* INFORM *

INFORM - N. 112 - 11 giugno 2003

Dalla Germania - Il 12 giugno ultimo giorno per il voto all’estero. Tobia Bassanelli:"mi sono giunte nuove schede, ma ho già votato"

FRANCOFORTE - Domani 12 giugno è l’ultimo giorno per la consegna delle schede elettorali votate all’estero. I Consolati italiani in Germania le accettano fino alle ore 16. Poi cade il sipario su questa prima prova elettorale dei connazionali nel mondo. E prima ancora di sapere se il Referendum sará valido o no (problema del quorum) e se avrà vinto il sì o il no, inizieranno a piovere i dati sul numero dei votanti all’estero, con i relativi commenti. Che già sono molto amari, almeno considerando le disfunzioni in corso e le schede fino ad ora restituite. A nostra disposizione abbiamo solo i dati del Consolato di Friburgo, ma sono già indicativi di una situazione che potrebbe purtroppo essere generale. Fino alle ore 13 di martedì 10, a due giorni dalla chiusura dei seggi, su 24.424 plichi elettorali inviati nella Circoscrizione consolare di Friburgo (Sud Baden), sono rientrate 4.196 buste, circa il 17%. Con altri due giorni a disposizione, si può prevedere una percentuale conclusiva di partecipazione intorno 20%. I plichi comprendono sia quelli distribuiti secondo le liste fornite dal Ministero come quelli richiesti dagli elettori, cui non era stato spedito nulla. Per quanto riguarda i plichi non recapitati, si attendono ancora i dati, in elaborazione da parte del corriere incaricato. La situazione è quindi fluida, suscettibile d’incremento e di modifiche, quindi ogni considerazione è prematura.

Diverso il discorso sulle disfunzioni, puntualizzate già da diversi interventi, per esempio dei DS-Germania (vedi sotto) come di altre organizzazioni. Ne ricordo una sola, perché fresca di giornata e perché mi riguarda. Ieri mattina, con mio grande stupore, ho ricevuto un secondo plico elettorale, spedito il 6 di giugno dal Briefzentrum 60 (presuppongo sia l’ufficio postale di Francoforte). A parte il francobollo da 1,44 e il timbro postale, nient’altro sulla grande busta bianca. Nome e indirizzo del destinatario coincidono perfettamente con quelli del primo plico elettorale, giuntomi il 30 di maggio, e al quale avevo dato subito riscontro, votando e spedendo in giornata le schede. Corrisponde anche il numero di iscrizione nell’elenco unico degli elettori italiani residenti all’estero. Se l’elenco è unico e tutto corrisponde, come è possibile che arrivino due certificati elettorali, con tutto il resto? Ad un esame attento scopro il possibile motivo dell’errore: un certificato inizia con il cognome, l’altro con il nome. Ma possibile che nel preparare l’elenco non si sia seguito un criterio unitario?

Dopo tanto digiuno elettorale, la voglia di rivotare evidentemente c’è, ed è grande, ma sarebbe un abuso, col rischio di invalidare anche il primo voto ad un doveroso esame dei tagliandi del certificato elettorale (dove si è identificati esclusivamente attraverso il numero di iscrizione). Comunque non ho cestinato il plico: lo tengo come prova per chi non ci credesse, ma soprattutto come ricordo, come cimelio storico di queste elezioni, storiche nel bene (sono le prime) e storiche nel male (stanno avvenendo nel solito caos all’italiana, ma innaffiato dalla paternalistica retorica di Tremaglia, che copre tutto e tutti). Non mi dispiace l’abbondanza di plichi ricevuti (che però è pur sempre uno sperpero di lavoro e di soldi), mi dispiace per chi non ha avuto nulla, e non ha potuto votare, anche perché magari non sapeva che poteva recarsi al consolato a chiedere un duplicato. (Tobia Bassanelli, de.it.press/Inform)


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