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INFORM - N. 110 - 9 giugno 2003

Nuovo sistema di pensioni in Argentina

Il nuovo governo capeggiato da Nestor Kirchner promuoverà una riforma del sistema pensionistico

BUENOS AIRES -Bisogna iniziare a riconoscere che se esiste qualcosa peggiore del Anses (l’organismo argentino), quel qualcosa è rappresentato dal Afjp (il sistema di pensioni private). Il costo per lo Stato di due mesi di Afjp è equivalente al costo del Anses di un anno, considerando che il primo ha riscosso cifre che già non sono misurabili.

Le arbitrarietà create dal sistema promosso dal menemismo hanno causato la scomparsa dei contributi di una grande massa di lavoratori che, per scelta o obbligo, sono inclusi in questo sistema pensionistico perverso.

Questo, se tutto procede e le "pressioni" di questi organismi multimilionari denominati Afjp non "convincono" i deputati e i senatori a far retromarcia sul progetto di legge.

Secondo la nuova proposta, la parte a carico delle Afjp non dovrebbe differire molto dalla vigente. Le novità maggiori verrebbero prodotte dallo Stato: le prestazioni non si calcolerebbero, come si fa attualmente, in base agli ultimi anni lavorati, ma considerando gli stipendi dell’intero periodo lavorativo. Tutto ciò per impedire che si favoriscano coloro i quali hanno la possibilità di versare contributi sostanziosi negli ultimi anni, sia per conoscenze politiche che per contingenze favorevoli, a scapito di coloro che giungono alle soglie dell’età pensionabile in uno stato di crisi come l’attuale, in cui i salari hanno raggiunto livelli storici di svalutazione.

La proposta corregge altre situazioni ingiuste: coloro che non riescano a raggiungere gli anni di contributi richiesti -trenta anni- potranno per lo meno percepire un avere proporzionale al periodo versato.

Ciò favorisce in special modo le donne che smettevano di lavorare per periodi relativamente lunghi e che conseguentemente perdevano i contributi effettivamente realizzati, poiché lo stato non riconosceva loro nulla.

Questo sistema permetterà ai lavoratori di ritirarsi all’età dei 45 o 50 anni, come negli Stati Uniti, anche se sicuramente non sarà con quelle cifre dell’america del nord. La proposta del governo renderà fattibile una possibilità fin ad oggi impensabile in questo continente. Ovviamente, sarà ammesso il pensionamento a partire dai 60 anni per gli uomini. È evidente che tale opzione implicherà una riscossione di pensioni minori. Ma coloro in grado di integrarla con altre rendite, potranno dimenticarsi prima del lavoro. (José Tucci*-Comunità/Inform)

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* José Tucci è direttore di "Comunità" e responsabile Ital-Uil per l’Argentina)


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