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INFORM - N. 110 - 9 giugno 2003

Gli italiani all’estero alla prima prova elettorale: alcuni commenti

Stati Uniti - Su "America Oggi" un articolo di Riccardo Chioni sul voto nell’area NY, NJ, CT e Filadelfia

NEW YORK. "Siamo nella media della percentuale mondiale dei votanti, escluso il Sud America dove hanno risposto calorosamente in segno di riconoscimento per avere ottenuto la pensione. Qui nessuno ha avuto niente, anzi". Così commenta i primi dati sul voto sui referendum il console generale Giorgio Radicati.

L’affermazione in positivo del ministro Radicati non soddisfa i rappresentanti della comunità né i cittadini che alla prova generale delle consultazioni si lamentano per l’inadeguatezza organizzativa dei consolati e la mancata informazione sui referendum su cui gli italiani nel mondo vengono chiamati ad esprimersi per la prima volta.

Non si contano i casi di cittadini aventi diritto al voto nella circoscrizione di New York, New Jersey e Connecticut, i quali non hanno ricevuto il plico, mentre taluni ne hanno ricevuti due, ad alcuni corrispondenti di testate italiane il plico non è arrivato, cittadini nati in Italia hanno invece scoperto di essere nati a New York, cittadini americani si sono visti recapitare la scheda.

Al Consolato di Park Avenue nel primo pomeriggio di ieri i voti contati erano 7.918 su 64 mila plichi spediti, di cui 20 mila erano già tornati indietro perché indirizzati a persone decedute o che avevano cambiato indirizzo.

"Dal ministero ci erano arrivati 73 mila nominativi, ma 9 mila plichi sono risultati non recapitabili, abbiamo aggiustato noi i dati e ancora 30 mila erano sconosciuti all’anagrafe consolare di New York. 22 mila persone non hanno ricevuto il plico perché non erano iscritte nell’elenco provvisorio del ministero degli Interni, mentre molte persone iscritte all’anagrafe consolalare non sono nell’elenco del ministero. Ci sono stati disguidi e doppioni, ma sono problemi legati alla fretta" riferisce il console aggiunto Daniele Bosio.

Il termometro più realistico della situazione si registra in casa dei patronati dove, notoriamente, la gente si rivolge quando deve risolvere qualche problema.

Salvatore Fronterrè del patronato Ital-Uil a Brooklyn non nasconde il suo scetticismo. Ha ricevuto una marea di chiamate di gente che non aveva la più pallida idea di cosa gli avesse recapitato il postino.

"Nemmeno io ho ricevuto il plico, anche se sono iscritto all’Aire. A chi si è rivolto a noi abbiamo spiegato i referendum. Non solo è mancata l’informazione – fa osservare Fronterrè -, si è voluto fare tutto in fretta e furia. Non si mandano alla posta le schede l’ultima settimana di maggio e si pretende di riceverle con il voto il 5 giugno. Non direi che il Consolato o il ministero abbiano superato l’esame, anzi".

Giuseppina Azzolini del patronato Acli racconta di avere ricevuto centinaia di telefonate da persone preoccupate che vogliono votare, ma alle quali nessuno ha spiegato di che cosa si tratta.

Silvana Mangione del Cgie dice "è veramente infelice il fatto che la prima consultazione degli italiani all’estero sia stata quella su due referendum dai quali la comunità non si sente direttamente colpita. Inoltre il referendum italiano è abrogativo e la gente si confonde perché se vota sì sta dicendo no all’abrogazione e se vota no, sta dicendo sì. Non c’è stata sufficiente informazione anche perché non esistono strumenti di informazione che raggiungono tutta la nostra comunità: a parte America Oggi e Radio Icn, gli altri raggiungono un numero limitato di persone. La campagna di informazione è mancata, i plichi sono arrivati troppo tardi e le istruzioni non indicavano che si può ancora consegnare il proprio voto fino al 12 di giugno. Sono emersi chiari i problemi della mancata unificazione dell’anagrafe consolare e dell’Aire ed è necessario dunque predisporre una stategia di bonifica e completamento dell’anagrafe per le prossime consultazioni elettorali".

In New Jersey, dove all’Aire sono iscritti in circa 20 mila, regna la delusione. "Sono sbalordito dall’inefficienza ministeriale e consolare. Ieri ho parlato con una persona che ha ricevuto venti plichi perché il suocero aveva dieci figli nati in Italia che ora sono americani" risponde ghignando il presidente del Comites del New Jersey, Paolo Ribaudo, alla domanda su come sta vivendo questa esperienza l’elettorato dello Stato Giardino.

"È plateale – sottolinea Ribaudo - l’esempio di alcuni membri del Comites che non hanno ricevuto il plico perché secondo il ministero non sono italiani. La gente viene invitata ad andare a Newark per votare, ma si rendono conto che non si può perdere un giorno di lavoro per dedicarsi al referendum che non conosce neppure? Quello che mi dispiace tanto – precisa il presidente del Comiets – è il fatto che si è lottato tanto per avere il voto all’estero e oggi la gente è confusa più che mai. Non è colpa loro, è la macchina elettorale che non funziona. Avrei voluto vedere una trasmissione di Rai International sull’argomento. Sono sbalordito: è un aborto di consultazione".

Al vice consolato di Newark, che aveva spedito 11 mila plichi ne sono tornati indietro perché non recapitabili 1.920 ed hanno risposto al voto 1.042 cittadini.

Il vice console di Newark, Mauro Lorenzini, spiega "ci sarà parecchia gente che non ha ricevuto le schede. I plichi sono stati inviati sulla base di una lista predisposta dal ministero degli Interni. Si trattava di decidere se utilizzare le anagrafi consolari che sono i nostri database, o il database centrale del ministero che, chiaramente, non è aggiornato. Il ministero ha deciso di utilizzare il proprio database ed ha fornito a tutti i consolati una lista di persone che risale, secondo me, almeno a sei anni fa. Nel caso di Newark la lista comprendeva meno elettori del database, nel caso di New York molti di più. L’ufficio è aperto fino alle 5 per consentire agli elettori di venire a richiedere il plico. Fino a ieri si sono presentate 25 persone per poter votare".

A Filadelfia il clima sembra più rilassato. "Va abbastanza bene – riferisce Enzo Centofanti del Cgie – perché sono stati spediti 18 mila plichi e ne sono tornati indietro 4 mila non recapitati. Fino a stamani abbiamo ricevuto il 15 per cento di ritorni e pensiamo di superare il 20 per cento. Di tutti i disguidi si parlerà certamente al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero a luglio". (Riccardo Chioni-America Oggi)

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