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INFORM - N. 110 - 9 giugno 2003

Gli italiani all’estero alla prima prova elettorale: alcuni commenti

Australia - l’editoriale di Nino Randazzo, direttore de "Il Globo": "Voto all’estero con un sistema da migliorare urgentemente"

MELBOURNE - Il meccanismo del voto per corrispondenza degli italiani all’estero ha bisogno, come prevedibile, di rodaggio. Ma ha ancora più bisogno di seria volontà politica a Roma perché non si ripeta la disastrosa esperienza in atto in questa prima prova per il balordo referendum del 15 giugno sull’articolo 18 e sulla servitù coattiva per gli elettrodotti. Da premettere, inoltre, che non sono ancora terminate all’estero, e neppure iniziate in Italia, le operazioni per una consultazione referendaria e già se ne profila un’altra, di ben diversa e controversa natura, per l’abrogazione della legge sull’immunità delle cinque più alte cariche dello Stato dai procedimenti giudiziari già approvata al Senato e d’imminente approvazione alla Camera. E’ in moto la macchina per la raccolta delle firme. Destino infame, quello dell’esercizio del diritto di voto all’estero, di dover partire con dei referendum su questioni del tutto lontane ed estranee alle situazioni, alle problematiche ed agli interessi dei cittadini emigrati, invece che con un’elezione politica, la finalità genuina della circoscrizione Estero. Basta l’astrusità di un paio di referendum, privi di ogni concetto di rappresentatività che è l’anima dell’esercizio elettorale democratico, per generare indifferenza, cinismo e rigetto, per attenuare sul nascere l’entusiasmo dei nuovi elettori.

Se poi a queste sfortunate circostanze del debutto del voto all’estero, quali sono per loro natura appunto quelle che circondano i referendum, si aggiungono le accennate storture del sistema elettorale come applicato in questi giorni, non sembrerà eccessiva la definizione di "esperienza disastrosa". Fra poco si vedrà quale sarà stato nelle varie aree geografiche il responso degli elettori della circoscrizione Estero, e con i dati ufficiosi e incompleti disponibili qualsiasi commento in merito sarebbe prematuro.

Però ci sono da chiedere parecchie spiegazioni su fatti strani e intollerabili sotto gli occhi di tutti. Perché il Ministero dell’Interno ha imposto l’utilizzo degli elenchi elettorali dell’AIRE ben sapendo che contenevano indirizzi vecchi fin di venti e trent’anni, per cui in talune circoscrizioni consolari (come quelle in Australia) sono tornati al mittente, cioè all’ufficio consolare, oltre metà dei plichi con le schede? A cosa sono servite le faticacce e le spese per gli aggiornamenti delle anagrafi consolari se non dovevano essere l’unica base certa dei ruoli elettorali? Perché a decine di migliaia di aventi diritto al voto, e che avevano aggiornato i propri dati anagrafici presso i consolati di competenza territoriale, non sono pervenute le schede? Perché il cittadino, la cui scheda è finita a un vecchio recapito indicato dalla lista del Ministero dell’Interno, è costretto, se vuole votare, a recarsi di persona al consolato? E infine la domanda che tutte le altre supera per la gravità della situazione a cui si riferisce: dov’è, se c’è, quel milione di elettori che costituiscono la macroscopica differenza fra le liste del Ministero dell’Interno e del Ministero degli Esteri?

Che nell’era dell’informatica, dove i soldi e gli affari di tutto il mondo si muovono a colpi di tasti di computer, non ci possa essere a Roma, capitale della quinta o sesta potenza economica mondiale, un tavolo di coordinamento fra due dicasteri governativi per unificare l’anagrafe dei cittadini italiani all’estero, è un mistero. O forse non lo è, se si considera che l’incomunicabilità tra i comparti della pubblica amministrazione e l’abulia dei politici che tale incomunicabilità tollerano restano le piaghe italiane di sempre. (Nino Randazzo-Il Globo)

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