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INFORM - N. 109 - 6 giugno 2003

A due anni dalla scomparsa l'Istituto Fernando Santi commemora il suo Presidente

Gino Bloise senatore, idealista e poeta

ROMA - Non era difficile voler bene a Gino Bloise. Comincia così una nota che l’Istituto Fernando Santi gli ha dedicato a due anni dalla scomparsa. Uomo pubblico per scelta e impegno sociale, poeta per vocazione naturale, innamorato di Sibari e della sua Calabria, era rimasto semplice e disponibile.

Aveva un moto veloce dello sguardo e un gesto di disappunto solo quando qualcuno, con una punta di ironia, lo accusava di essere "poeta". Era un po’ come pugnalarlo alle spalle. Sì, perché, per lui - ultimo sopravvissuto dei quattro senatori poeti, Antonicelli, Montale e Levi - la poesia era una cosa seria e importante, sia che scrivesse in italiano che nello stretto idioma di Cassano Jonio.

Era la sua maniera di guardare il mondo, di condividere con gli altri - in genere gli emigranti e i più poveri - sentimenti e angosce, privazioni e miseria, nel segno della speranza e del riscatto.

Tutto questo non gli aveva impedito di essere uomo d'azione, estremamente concreto e pratico. La sua vita politica era partita proprio dalla occupazione delle terre, nell'immediato dopoguerra e dall'esercizio delle funzioni di amministratore locale.

Poi, Roma e quelle puntate settimanali in Calabria, per mantenere i contatti e accesa la speranza della gente, ma anche per restare vivo e legato alla realtà delle sue origini, quasi una difesa dal "palazzo" e dalle sue malie.

Legato alla famiglia come alla sua terra, aveva voluto vicini la moglie e i suoi figli.

Gli ultimi anni li aveva completamente dedicati ai suoi amori preferiti: la poesia, il Senato e la sede del Fernando Santi, in via XX Settembre. Spaesato dalle vicende politiche, legato alla storia del suo partito - il partito socialista italiano - tollerante ma incapace di accettare le mode e le "pratiche" della prima e della seconda Repubblica, è rimasto fino alla fine legato ai valori della giustizia sociale e del dialogo tra le classi, con una collocazione precisa, quella dei lavoratori, come Giacomo Brodolini, come Fernando Santi.

Dalla poesia ha avuto speranza e conforto, anche quando il male andava avanti.

Ricordiamo il suo sorriso, la sua tristezza, il sorriso di un uomo al termine di un lungo viaggio.

Luigi Reina, titolare di cattedra all'Università di Salerno, gli tributava in vita quell'omaggio del mondo accademico che Luigi Bloise poeta aveva ampiamente meritato lungo tutto l'arco della sua vita.

Ci restano il suo esempio, i suoi personaggi: gente umile, spesso emigranti, la lotta per sopravvivere, affetti semplici, Natali con un ceppo sul focolare, pendolari in cerca di fortuna e di riscatto.

La lezione e la missione di Luigi Bloise non sono finite: avremo molto da cercare nei suoi libri e in quella lingua stretta, il calabrese, dura e forte, di chi non si arrende e non accetta emarginazione e ingiustizie.

No. Non era difficile voler bene a Luigi Bloise quando era vivo. Ora, solo ora, a due anni di distanza - conclude la nota del "Santi" - , possiamo incominciare a capire l'eredità di cui ci ha fatto dono. (Inform)


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