* INFORM *

INFORM - N. 108 - 5 giugno 2003

La "Dante Alighieri" e la Fondazione C.O.R. impegnate per una televisione di qualità

Si è svolto in Palazzo Firenze l’incontro di studio su pregi e difetti del piccolo schermo

ROMA - "La Società Dante Alighieri, tra gli utenti più culturalmente interessati alla televisione, vuole continuare ad essere uno stimolo per aiutare i giovani a riscoprirla come importante strumento di cultura, e anche grazie alla mostra ‘Dove il sì suona’, credo ci stia riuscendo con successo". Così l’Ambasciatore Bruno Bottai, Presidente della Società Dante Alighieri, ha salutato il numeroso pubblico intervenuto all’incontro di studio sul tema "Ragioniamo insieme per una televisione di qualità", tenutosi il 3 giugno scorso nella Galleria del Primaticcio di Palazzo Firenze, a Roma, prestigiosa sede della "Dante", e promosso in collaborazione con la Fondazione C.O.R. (comunicazioni, opinioni, ricerche).

I lavori sono stati presentati dal Presidente della Fondazione, dott. Carlo Fuscagni, il quale ha sottolineato come "la prima cosa di cui ha bisogno la televisione è di essere considerata". "Si discute - ha proseguito Fuscagni - sulle piccole cose tecniche e si trascurano così il ruolo e l’interesse degli utenti. La televisione finisce dunque per essere sottovalutata: pensiamo solo che ogni giorno davanti al piccolo schermo ci sono circa 30 milioni di persone".

In qualità di relatori hanno partecipato al convegno il prof. Armando Fumagalli, sul tema "Accordi e disaccordi: il volto della nuova televisione", il dott. Giuseppe De Rita, "I miraggi della televisione in una società molecolare", e il dott. Ettore Bernabei, "TV di qualità: terra promessa".

"Il mio intervento - ha esordito il prof. Fumagalli - si articolerà su tre punti: l’importanza di investire risorse per la televisione, l’appello agli operatori della comunicazione, e la qualità della televisione. La televisione è sempre pedagogica perché esprime continuamente valori ed ha un ruolo fondamentale dal punto di vista formativo. Sarebbe a questo proposito giusto investire di più per migliorare anno dopo anno il servizio civile offerto dalla televisione ai cittadini. Per quanto riguarda il secondo punto dobbiamo ricordarci che la televisione è fatta di persone e non è sbagliato fare appello al loro buon senso per una maggiore dignità e responsabilità e per la trasmissione di programmi che promuovono cultura. Quasi sempre, poi, la qualità è direttamente proporzionale all’ascolto. Non è facile, e vengo al terzo quesito, definire la qualità ma credo che quasi tutti gli spettatori sarebbero d’accordo nel definire un programma ottimo oppure scadente. Quindi, se ci pensiamo, la qualità è tutt’altro che indefinibile".

"Il problema della televisione di oggi - ha contestato il dott. De Rita - non è tanto la mancanza di qualità, quanto la mancanza di paternità. Infatti la televisione è soprattutto intrattenimento e priva di una propria forza. Gli operatori televisivi, poi, sono facilmente confondibili uno con l’altro. Nessuno cerca di imporsi mentre tutti cercano solo spazio per mostrarsi. Questo è il vero problema: non c’è verticalità nei personaggi, nei contenuti e nei messaggi, perché tutto è piatto e privo di forma. Tre sono le strade percorribili per risolvere il problema: la privatizzazione della televisione, secondo me la strada più logica anche se non la condivido; la responsabilizzazione etica e sociale della televisione; ed il ritorno al potere di condensazione e di convocazione della televisione".

"Con la globalizzazione - ha infine evidenziato il dott. Bernabei - e soprattutto negli anni ’80 la televisione ha espresso solo sesso e violenza. Negli anni ’90 il pubblico si è stancato ed è nata la ‘reality tv’, dove gli spettatori partecipano a giochi morbosi e violenti. La gente allora ha avvertito un senso di disagio, di inquietudine e di protesta contro la televisione. Il pubblico ha così iniziato a sentirsi parte viva dell’organo di informazione e sono così cominciati i primi consensi per una televisione che finalmente ha rispettato gli utenti. Eppure esiste ancora un piccolo senso di disagio. E’ necessario un cambiamento di mentalità all’interno delle famiglie, dove i giovani devono dedicarsi agli studi umanistici e non solo al mondo dello spettacolo. Solo così potrà nascere una televisione più ricca e più intellettuale".

All’iniziativa hanno preso parte anche Fabrizio Del Noce, Direttore di RAI Uno, e Giovanni Minoli, Direttore di RAI Educational, mentre un messaggio del Ministro delle Telecomunicazioni, Maurizio Gasparri, è stato letto in sala dal Consigliere Roberto Caravaggi. (Inform)


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