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INFORM - N. 108 - 5 giugno 2003

Pittella (Ds): "sulla Costituente europea ha ragione Prodi"

BRUXELLES - Quello che emerge dal lavoro dei "Costituenti" europei, se non corretto in meglio nelle ultime ore, rappresenta una risposta molto parziale alla forte domanda di Europa politica. Ha ragione Prodi e hanno ragione quanti, come Giorgio Napolitano, Elena Paciotti e la grande maggioranza del Gruppo degli eurodeputati socialisti (ed io penso dell'intero Parlamento e dell'opinione pubblica europea), esprimono forti riserve sull'impianto confezionato dal presidente della Convenzione Europea.

Ma veniamo ai fatti. La bozza che sarà proposta mantiene il diritto di veto in politica estera, resta il voto all'unanimità sulle questioni fiscali come anche su alcuni temi chiave delle politiche sociali ed economiche. Il fronte intergovernativo si rafforza con la nuova figura del Presidente del Consiglio europeo, con un ministro degli esteri che risponderà sostanzialmente ai governi, con un presidente stabile dell'Eurogruppo e uno dell'Ecofin che ruberanno i riflettori al Commissario responsabile per gli affari economici. Il Consiglio europeo, composto dai capi dei 25 governi, diventa la massima autorità dell'Unione e decide «per consenso», cioè all'unanimità.

Cadono anche, e questa è forse la perdita più grave di tutte, le geniali proposte di Giuliano Amato sulla clausola di recesso, che avrebbe reso possibile l'esclusione di un Paese dall'Unione, sulla possibilità di emendare la parte «non costituzionale» dei Trattati con un voto a maggioranza del Consiglio e senza ricorrere ai meccanismi di ratifica. Scompare, infine, la stessa norma che prevedeva l'entrata in vigore di modifiche costituzionali dopo la ratifica di 4/5 degli Stati membri. Era questa, a ben vedere, la rivoluzione che avrebbe trasformato il Trattato in Costituzione, cioè in una legge fondamentale promulgata o emendata a larghissima maggioranza delle parti contraenti. Il nuovo Testo resta in tutto e per tutto un puro e semplice trattato internazionale, modificabile solo con l'unanime ratifica di tutti gli stati aderenti.

Non che non vi siano anche novità positive. E sarebbe sbagliato sottovalutarle. Innanzitutto l'inserimento nel nuovo "Trattato" della Carta dei Diritti Fondamentali, il rafforzamento dei poteri di co-decisione del Parlamento Europeo, e l'estensione delle competenze della Commissione a materie, come la Giustizia, sinora esclusa dal suo raggio d'azione. Ma non possiamo essere ipocriti.

Non è uno straccio da buttare, ma non è la risposta forte alla domanda di Europa politica che il tempo che viviamo, la crisi internazionale, le sfide di una società globale, esprimono.

Ha scritto Piero Ignazi sul Sole 24 ore che le discussioni della Convenzione ricordano le disquisizioni sul sesso degli angeli alla vigilia della caduta di Costantinopoli. Io non sarei cosi caustico. Ma non riesco proprio ad accordarmi al trionfalismo dei Fini o dei Giscard o al superficialismo di Berlusconi. E soprattutto confido ancora in un colpo di reni. (Gianni Pittella, eurodeputato Ds/Pse, responsabile Ds per gli italiani all’estero)

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