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INFORM - N. 107 - 4 giugno 2003

Appello agli italiani residenti all’estero del Comitato nazionale promotore del Referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori

ROMA - Il 15 e 16 giugno 2003 i cittadini italiani residenti all’estero per la prima volta potranno esercitare il loro diritto di voto. Un’occasione importante: saranno chiamati ad esprimersi sul referendum che abroga di parti rilevanti dell’articolo 18, relativo a "Reintegrazione nel posto di lavoro", Legge n. 300/70 Statuto dei Lavoratori, per estendere a tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti la tutela contro il licenziamento senza giusta causa.

Questa occasione - afferma il Comitato nazionale promotore del Referendum sull’articolo 18 - è decisiva per chi crede che sia inaccettabile fondare i rapporti sociali sull’arbitrio e negare i principi costituzionali di difesa dei soggetti più deboli e di uguaglianza. Oggi il diritto a essere reintegrati nel posto di lavoro nel caso di un licenziamento dichiarato illegittimo da un giudice – non dovuto cioè a ragioni disciplinari o economiche - riguarda solo una parte di lavoratrici e lavoratori dipendenti – il 95% delle imprese e il 64% dei lavoratori ne sono privi – e questo determina una condizione evidente di disparità e di ingiustizia.

La libertà incontrollata di licenziamento ha ricadute sostanziali su diritti fondamentali: la libertà di pensiero, di espressione, di adesione a partiti politici, a formazioni sindacali, su ogni altra forma di tutela e su ogni altro diritto di fonte contrattuale e legale.

Una questione che non riguarda solo libertà e dignità nel lavoro, ma che caratterizza e definisce modi e qualità della convivenza civile, in una parola il livello di civiltà della società, poiché riconoscere il diritto dell’altro è il fondamento di una convivenza pacifica e questo vale nei rapporti tra individui, tra parti sociali, tra nazioni. Un referendum per i diritti è perciò anche un referendum per la pace.

Nell’attuale quadro politico-parlamentare il referendum è l’unico strumento possibile per difendere i diritti del lavoro e anche per sostenere concretamente una proposta di legge che estenda tutele e diritti a tutti i lavoratori, contrastando la precarietà, la piaga del lavoro nero, la perdita di competitività, l’arretratezza del nostro sistema produttivo.

L’articolo 18 è un principio applicativo della nostra Costituzione. Costituzione che all’articolo 1 recita: "L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro".

E all’articolo 3: "È compito della Repubblica rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Estendere l’articolo 18 vuol dire rendere effettivi la nostra Costituzione e l’articolo 30 della Carta europea dei diritti fondamentali ("Ogni lavoratore ha diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato") su una questione che tocca libertà, dignità, sicurezza di ogni singola persona sul posto di lavoro.

Su questo si chiede un giudizio ai cittadini italiani, indipendentemente dalla loro collocazione politica: il referendum pone una questione di merito e non di schieramento.

Con questo spirito, sosteniamo il SI’ al referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e ci rivolgiamo a tutti i soggetti politici e sociali mobilitati per la difesa e l’estensione dei diritti nel lavoro e nella società, alle associazioni, a lavoratrici e lavoratori, alle personalità del mondo della cultura, della giustizia, dell’impegno sociale e civile, ai cittadini che credono in una società fondata sulla giustizia e non sull’arbitrio.

Questione che riguarda tutti e perciò è a tutti che ci rivolgiamo invitandoli a partecipare al voto e a votare sì al referendum sull’articolo 18. (Inform)


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