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INFORM - N. 106 - 3 giugno 2003

Dino Nardi (CGIE Svizzera) sulle casse pensioni aziendali: "dopo la bufera avremo un uragano?"

ZURIGO - Tempo fa, quando scoppiò improvvisamente il bubbone del Secondo Pilastro, a causa del perdurare della crisi del mercato borsistico mondiale, con il grido d’allarme delle più importanti compagnie di assicurazione elvetiche che hanno la gestione delle Fondazioni collettive della previdenza professionale, rilasciammo un commento dal titolo "Casse pensioni nella bufera". Il risultato di quella prima crisi del sistema del Secondo Pilastro fu che il tasso di interesse sui capitali di vecchiaia delle casse pensioni, dopo diciotto anni, dal 1 gennaio scorso venne abbassato dal 4 al 3,25%, con una decisione del Consiglio Federale pur contestatissima da parte dei sindacati e del centrosinistra i quali chiedevano, innanzitutto, una maggiore trasparenza nella gestione finanziaria dei capitali della Previdenza professionale. A distanza di pochi mesi per il Secondo Pilastro si può dire che dopo la bufera, invece del bel tempo, è ora in arrivo addirittura un vero e proprio uragano. Infatti la crisi del sistema della Previdenza professionale, entrato in vigore il 1.1.1985, si è esteso dalle Fondazioni collettive anche alle Casse pensioni autonome e quindi all’intero settore del Secondo Pilastro, composto da circa 9'000 Casse pensioni di cui il 50% risulta avere un grado di copertura insufficiente per poter adempiere agli obblighi di legge e cioè garantire agli assicurati il versamento delle prestazioni attuali e future. Così che, per cercare di guarire il sistema della Previdenza professionale, il Consiglio Federale elvetico, con il supporto tecnico della Commissione consultiva LPP, ritiene che la medicina giusta sia molto semplice: far pagare di più ad assicurati e datori di lavoro e ridurre le prestazioni agli assicurati. Come? presto detto! Primo, aumentare i premi da versare al Secondo Pilastro; secondo, per i pensionati di Casse in gravi difficoltà finanziarie ridurre le rendite già in pagamento; terzo, ridurre ulteriormente dal 3,25 al 2% il tasso di interesse sui capitali di vecchiaia; quarto, restringere le possibilità attuali di incassare i capitali di vecchiaia per evitare che gran parte degli assicurati, spaventati per il futuro del Secondo Pilastro, scelgano di capitalizzare l’ammontare del libero passaggio. In poche parole un danno economico enorme per tutti gli assicurati ed in particolare per coloro che sono ancora lontani dal pensionamento. Ma un problema anche per gli stessi datori di lavoro che si vedranno costretti a versare più oneri sociali e quindi un costo del lavoro più alto che comporterà una minore competitività sui mercati.

Ovviamente questa ricetta per far guarire la Previdenza professionale non è condivisa né da una parte dello schieramento politico svizzero (democristiani, socialisti e sinistra in genere), né dai sindacati che, pur consapevoli della necessità di dover provvedere al risanamento del Secondo Pilastro, chiedono però, pregiudizialmente, una assoluta trasparenza nella gestione dei capitali delle casse pensioni che, a tuttora, non c’è ancora stata. Mentre, da parte sua, qualche economista elvetico comincia a porsi la domanda se, visto quanto sta accadendo e le non rosee prospettive per il futuro sia del Secondo Pilastro che dell’AVS, non sia ormai urgente la necessità di rimettere in discussione l’intero sistema previdenziale svizzero, impostato sui tre Pilastri, che oltre trenta anni orsono venne preferito dal popolo elvetico rispetto ad un potenziamento dell’AVS. Forse oggi i tempi sono maturi per un ripensamento. (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, Presidente dell’Ital-Uil Svizzera


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