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INFORM - N. 106 - 3 giugno 2003

Una nota del Forum della Sinistra Democratica per gli Italiani nel Mondo dell’Argentina

Referendum, un test per il Governo

BUENOS AIRES - Per la prima volta gli italiani all’estero sono convocati ad esercitare il diritto di voto per corrispondenza per esprimere il loro parere sui Referendum relativi all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e sull’abrogazione della servitù coattiva di elettrodotto. Quindi tutti i cittadini italiani, anche all’estero saranno chiamati ad esprimere il loro parere.

Concretamente, la nostra preoccupazione - rileva il Forum della Sinistra Democratica per gli Italiani nel Mondo dell’Argentina - è che si voglia considerare il referendum del 15 giugno come un banco di prova, una sorta di test politico, con il quale si misurerebbe l’interesse degli italiani residenti all’estero per il voto, come da parte del governo, e soprattutto dal Ministro per italiani del mondo, si vuol fare apparire.

Intanto bisogna tenere presente che le difficoltà tecniche dovute al riordino dell’anagrafe consolare sono lontane ancora dall’essere completate e gli elenchi elettorali trasmessi dal Ministero dell’Interno ai Consolati sono vecchi, a causa delle operazioni di aggiornamento avviate tardivamente, e nonostante la destinazione d’ingenti risorse per far fronte alla grande domanda di cittadinanza, e di servizi in genere, sviluppatasi dal 2000 ad oggi, in conseguenza della profonda e tristemente nota crisi argentina.

A ciò si aggiunga che fino a questo momento non c’è stata informazione sul referendum e sui quesiti referendari, né sui passi da fare per perfezionare la registrazione anagrafica. La metodologia che si è pensato di seguire in questa occasione, inoltre, è stata segnata da farraginosità ed improvvisazione dovute alle carenze strutturali che non consentono di far fronte ad una domanda di servizi consolari cresciuta enormemente.

In questo senso basti pensare che i Consolati hanno dovuto ridurre i servizi ai cittadini per far fronte alla mole di lavoro richiesta e all’aggiornamento dell’anagrafe in rapporto alle scadenze elettorali.

La situazione descritta non garantisce l’espressione del voto a migliaia di cittadini italiani residenti in Argentina nel senso dell’uguaglianza, libertà e segretezza previste dalla legge.

Inoltre, i quesiti che pongono i referendum sono percepiti da molti, tra noi italiani residenti in Argentina, come argomenti molto distanti dalla nostra realtà, in quanto in questi ultimi anni abbiamo visto intaccati uno dopo l’altro i diritti fondamentali legati alla concezione della cittadinanza, come il diritto al lavoro e ad un salario giusto, il diritto allo studio, il diritto alla salute, alla sicurezza, fondamentalmente il diritto alla sussistenza.

Senza togliere valore al referendum come strumento democratico, è comunque un istituto di fronte al quale bisogna porsi laicamente scegliendo tra le tre ipotesi possibili: si, no, non voto. La stessa costituzione italiana fissa un quorum minimo per la convalida dell’esito referendario, quorum che non è richiesto ad altra modalità elettorale.

L’etica della responsabilità presuppone che sia chiara per ogni cittadino la ragione della propria scelta, e in questo caso esistono limitazioni obiettive per poter esprimere il proprio voto, che denunciamo come ostacolo all’esercizio di un diritto. Ma d’altra parte consideriamo una mancanza di rispetto verso gli elettori, soprattutto quelli residenti all’estero, strumentalizzare insistentemente la tesi che se non si vota si favorisce la disaffezione e quindi non c’è interesse dei cittadini all’estero nell’esercizio di un diritto per tanto tempo rivendicato.

Perciò - conclude il Forum della Sinistra Democratica per gli Italiani nel Mondo dell’Argentina - noi diciamo che voteremo per il referendum che riguarda l’abrogazione della servitù coattiva di elettrodotto, mentre crediamo che esistono valide ragioni per non votare sull’abrogazione delle norme che stabiliscono limiti numerici ed esenzioni per l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Non votare, quindi, non come rinuncia ma come scelta attiva tenendo conto che una materia cosí delicata non puó essere ridotta a semplificazioni referendarie, ma sollecitando i nostri rappresentanti a riportare la discussione sul terreno legislativo e contrattuale per la definizione di forme di tutela necessarie che valorizzino e riconoscano i diritti a tutti i lavoratori. (Inform)


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