Da "L’Eco d’Italia", Buenos Aires
Uruguay: Inconcepibili "disposizioni" per il rilascio dei passaporti ai cittadini italiani
MONTEIVIDEO - Scoppia l’assurdo al Consolato d’Italia in Montevideo, per il rilascio o il rinnovo dei passaporti ai cittadini italiani. Chi si reca al Consolato per ottenere il passaporto viene rimandato oltre i tre mesi e, in aggiunta, gli viene richiesto un certificato della "Corte Elettorale" per dimostrare che il richiedente non é naturalizzato uruguayano.
La legge italiana stabilisce che un cittadino italiano che fa richiesta o rinnovo di passaporto, ha il diritto di ottenerlo e le autorità competenti hanno l’obbligo di evadere nei quindici giorni dalla richiesta. Ma, evidentemente, al Consolato di Montevideo, questo "particolare" passa inosservato.
Per evitare di scadere nelle generalità, si citano due casi puntuali, di due cittadini italiani, in possesso di passaporto, che sono andati per il rinnovo: Carmelo Ruglio (rimandato al 5 novembre) e Biagio La Rocca (rimandato al 2 novembre).
Già si danno turni in tempi lunghi, violando la legge e attuando con abuso di atti d’ufficio. Va detto che, per i cittadini nati in Italia residenti in Uruguay e già in possesso di passaporto, è sufficiente la visione della carta di identità uruguayana, perché questa si rinnova ogni tre anni ( unico paese al mondo che adotta questa misura burocratica), per cui certifica al possessore la sua nazionalità di origine. Qualora uno straniero la dovesse eventualmente cambiare, naturalizzandosi, la carta d’identità viene attualizzata, con l’aggiunta della dicitura "naturalizzato". Il Consolato, inoltre, potrebbe applicare anche la legge dell’autocertificazione, per il cittadino italiano nato in Italia. Per quanto ci riguarda, la domanda che sorge spontanea è: esiste una spiegazione giuridica plausibile affinché questo non si compia?
Evidentemente, nel Consolato di Montevideo, i funzionari, non soltanto non osservano le disposizioni di legge, ma avanzano richieste di certificazioni aggiuntive, non previste, che sono da considerarsi "cavillose" e del tutto inutili. Dinanzi a questa libera "interpretazione" della legge chi ne fa le spese sono i connazionali italiani che si vedono "rimandati" nel loro diritto del rilascio o rinnovo del passaporto a data da destinarsi. Intanto i nostri rappresentanti a difesa dei diritti dei connazionali, con o senza blasone, stanno zitti. Non sarebbe illogico pretendere che il Vicesegretario continentale del CGIE, Filomena Narducci, prendesse una posizione sul caso.
Alla luce dei fatti, non è un mistero che le strutture consolari di Montevideo non sono idonee ad offrire una decorosa accoglienza al pubblico, nonostante il Ministero Affari Esteri, tempo fa, avesse deciso di acquistare una nuova sede che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi di funzionalità, spendendo, tra l’opzione di acquisto e la ristrutturazione della sede una somma di circa 500 mila dollari o euro.
Ma i nuovi locali, invece di migliorare la situazione, l’hanno peggiorata perché, incomprensibilmente, la nuova sede è un vero "mini labirinto": manca spazio e permangono le incomodità che, come conseguenza, hanno costretto all’affitto di stanze in un albergo di 5 stelle, per adibirle ad uso ufficio, a costi succulenti. Questo panorama proietta, in seno alla società uruguayana una povera immagine del nostro Paese. Continuano le file davanti al Consolato e, come se non bastasse, adesso si aggiunge anche la "burocrazia" e i "palliativi", per coprire le inadempienze. Il disservizio è particolarmente acuto quando si tratta delle pratiche per la cittadinanza, ma adesso si aggiungono anche i passaporti. (Gaetano Cario, direttore de "L’Eco d’Italia")
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