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INFORM - N. 105 - 2 giugno 2003

Gino Bucchino (CGIE Canada): Due Giugno. Festa di chi?

TORONTO - Già è proprio questa la domanda che almeno da queste parti, qui a Toronto, sono in molti a porsi. Festa della Repubblica, festa di tutti gli italiani. Così ci hanno insegnato a scuola e così ce lo ho ricordato il nostro Presidente Ciampi che ha saputo e voluto dare a noi tutti italiani anche il volto nuovo, di grande dignità, di cittadini europei.

Ma all’estero non sempre viene vissuto e avvertito questo richiamo ad una antica e nuova italianità. Tutto dipende dai dignitari di turno, i Consoli dello stato italiano i quali soli decidono e segnano il tempo, anche quello delle feste al Castello dei loro sudditi.

E a poco serve ripetere a me stesso che i Consoli non rappresentano gli italiani all’estero. Mai gli italiani che sono stati costretti o che hanno scelto di vivere all’estero hanno delegato ai Consoli la loro rappresentanza. Ho invece ben chiaro nella mia mente il concetto che i Consoli sono funzionari dello Stato, dipendenti del Ministero degli Esteri comandati a lavorare all’estero per assistere, da funzionari, i loro concittadini.

Perché allora in un giorno come questo dove le porte del Consolato dovrebbero essere aperte a tutti i cittadini italiani si preferisce trasformare la festa della nostra Repubblica in una specie di party al quale si può accedere solo se invitati?

Io sono stato invitato è vero, ma non è stato invitato il panettiere di Saint Claire, così come non è stato invitato il calzolaio di College Street né gli studenti della scuola elementare di Woodbridge

Perché il Comites unico rappresentante istituzionale degli italiani all’estero non è nemmeno menzionato nei biglietti di invito?

Ma soprattutto perché a Montreal viene fatta una grande festa i cui ospiti di pari dignità sono il Console, il Presidente del Comites e il Presidente del centro Leonardo da Vinci?

Non c’è nessuno al Ministero degli Esteri o al Ministero degli Italiani del Mondo che si preoccupa di impartire precise istruzioni affinché tutti i cittadini italiani all’estero siano trattati con altrettanta pari dignità? I tanti lavoratori e lavoratrici che almeno una volta l’anno vorrebbero sentire l’onore di stringersi intorno alla nostra bandiera.

Peccato. Abbiamo buttato via un’altra importante occasione per dimostrare nei fatti e non nelle vane parole che gli italiani all’estero sono davvero una grande risorsa.

Nessuna meraviglia dunque se niente del vasto panorama della "questione emigrazione" funziona.

Tutto quello che noi italiani all’estero siamo e rappresentiamo ce lo siamo guadagnato da soli, con il nostro sacrificio, con l’instancabile non demordere delle Associazioni, dei membri dei Comites e del CGIE, dei patronati e di tutte le espressioni organizzate dell’emigrazione, delle nostre scuole, dei nostri insegnanti, i nostri artisti, con il non remunerato e instancabile lavoro dei Consoli onorari e dei Corrispondenti Consolari.

Già, a proposito dei Corrispondenti Consolari, erano stati letteralmente inventati dal Comites e dal CGIE locali e avevano avuto dignità di istituzione grazie all’illuminata sensibilità di un Console. Adesso però il Console è cambiato e anche il lavoro dei Corrispondenti Consolari è stato contingentato a non più di poche pratiche la settimana. In altre circoscrizioni consolari questo servizio, sempre per decisione del Console locale non è mai partito. (Gino Bucchino, Vice Segretario CGIE Area Anglofona)

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