Referendum del 15 giugno - Tremaglia rinnova l’invito di andare a votare e fa conoscere agli italiani all’estero i pareri dei partiti rappresentati in Parlamento
Cari Italiani,
come avevo detto, per quanto mi riguarda faccio il notaio, faccio conoscere a Voi il parere sul referendum delle formazioni di partito che sono in Parlamento.
Ma come Ministro dico:
ANCHE SE NON VI INTERESSANO I REFERENDUM, CHE NON HANNO ALCUNA RICADUTA LEGISLATIVA SU DI VOI, VI CHIEDO DI ANDARE A VOTARE.
VI CHIEDO DI ANDARE A VOTARE PERCHE’ QUESTO E’ IL PRIMO APPUNTAMENTO CON LA STORIA E PERCHE’ DOVETE DIMOSTRARE CHE ABBIAMO VINTO INSIEME E PER LA PRIMA VOLTA VOI AVETE GLI STESSI DIRITTI DEGLI ITALIANI IN ITALIA.
Fate questo sforzo che è indispensabile. E’ la prima prova generale per le elezioni dei Comites e per le elezioni politiche del 2006.
Vi ringrazio e Vi abbraccio.
Credo che abbiamo dato anche oggi una piccola lezione di democrazia.
EVVIVA GLI ITALIANI ALL’ESTERO. (Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel mondo)
REFERENDUM 2003
Il prossimo 15 giugno gli elettori sono chiamati ad esprimersi su due referendum:
Articolo 18: il quesito chiede agli elettori di pronunciarsi sull’estensione anche ai lavoratori occupati nelle imprese sotto i 15 dipendenti della tutela effettiva contro i licenziamenti individuali senza giusta causa prevista dallo Statuto dei lavoratori;
2) Elettrodotti: il quesito chiede agli elettori di pronunciarsi sull’abrogazione della norma sulla cosiddetta «servitù coattiva», ovvero l’imposizione per il proprietario di un fondo di far passare sul proprio territorio un elettrodotto. Scopo dei promotori è quello di promuovere la tutela della salute contro gli effetti negativi dell’elettrosmog.
La consultazione è valida solo se si reca alle urne il 50% più 1 degli aventi diritto.
I PARERI DEI PARTITI
RIFONDAZIONE COMUNISTA
On. Alfonso Gianni
SI’
«SI’» per entrambi i quesiti referendari.
Art. 18 – Occorre estendere anche alle imprese con meno di 15 dipendenti i diritti di tutti i lavoratori, che attualmente in Italia sono circa 3 milioni. Questi lavoratori sono oggi esclusi dalla tutela contro i licenziamenti ingiusti, ovvero quelli effettuati senza che vi sia alcuna colpa o responsabilità da parte del lavoratore.
Elettrosmog – con il SI’ viene abrogata una norma del 1993 che prevede l’esproprio per il passaggio degli elettrodotti. Con il referendum si vuole limitare la moltiplicazione sul territorio di queste strutture che possono provocare seri danni alla salute del cittadino.
MARGHERITA-DL – L’ULIVO
On. Pierluigi Castagnetti, presidente del Gruppo Parlamentare Margherita-Dl – L’Ulivo
NO
Netto dissenso sul quesito ma «sollecitazione» della Margherita ai nostri connazionali ad andare a votare.
GRUPPO MISTO
Sen. Cesare Marini, Presidente del Gruppo Misto del Senato
NO
«NO», perché l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori alle aziende con meno di 15 dipendenti darebbe un colpo mortale ad un tessuto produttivo fondamentale per la nostra economia e non apporterebbe alcun beneficio in termini occupazioni. Anzi, indebolirebbe le possibilità occupazionali. L’ampliamento della tutela dell’art. 18 snaturerebbe dunque alla radice, per le piccole imprese, la ragione e la portata dello stesso rapporto di lavoro oggi esistente.
DEMOCRATICI DI SINISTRA
Piero Fassino, segretario nazionale
ASTENSIONE
I quesiti referendari, per i Ds, sono importanti, ma non risolvibili con lo strumento del referendum, bensì con iniziative legislative appropriate.
Agli Italiani nel mondo viene rivolto l’invito a partecipare al voto per corrispondenza, «perché sarà la prima scadenza nella quale, per i nostri connazionali, non sarà necessario rientrare in Italia per esercitare un diritto fondamentale».
FORZA ITALIA
NO
Forza Italia ha detto di essere certo che «gli italiani si esprimeranno sicuramente in modo negativo». Il parlamentare europeo Renato Brunetta ha annunciato la costituzione di comitati per il No.
PARTITO SOCIALISTA NUOVO PSI
On. Enrico Boselli
NO
Il «no» del Partito Socialista Nuovo Psi è, anzitutto, di natura «giuridica e politica, perché surrettiziamente si tratta di un referendum propositivo che vorrebbe estendere l’art. 18». Ma il «no» nasce anche dal timore che possa aumentare il lavoro irregolare a danno dell’occupazione stabile.
LEGA NORD
Alessandro Cè, capogruppo del Gruppo Parlamentare Lega Nord Padania alla Camera dei Deputati
NO
«NO», perché eliminare la flessibilità delle piccole aziende che forniscono la maggioranza dei posti di lavoro, sarebbe un colpo mortale alla nostra economia a tutto danno delle categorie di lavoratori più deboli.
ALLEANZA NAZIONALE
On. Ignazio La Russa, presidente del Gruppo Parlamentare di Alleanza Nazionale alla Camera dei Deputati
Sen. Domenico Nania, presidente del Gruppo Parlamentare di Alleanza Nazionale al Senato
NO
«NO», perché rendere il mercato del lavoro ancor più rigido significa far fare all’Italia un salto indietro nel passato, portandola fuori dall’Europa e ai margini della competizione mondiale. Si tratta, dunque, di una scelta coerente con la politica innovatrice e modernizzatrice di un Paese come l’Italia.
Agli Italiani nel mondo viene però rivolto l’invito ad andare a votare «per avviare concretamente la nuova fase di reale partecipazione alla vita politica nazionale resa possibile dalla legge Tremaglia»
UDC
Marco Follini, segretario nazionale
NO
«NO», perché si tratta di una proposta che non aiuta chi oggi cerca un posto di lavoro e non aiuta il sistema delle piccole imprese a svilupparsi. Il Paese ha bisogno di nuove misure di welfare che riescano a coniugare i diritti di tutti i lavoratori e le esigenze di flessibilità delle imprese. Ma questa strada non passa per il referendum.
UDEUR
Clemente Mastella, segretario nazionale
NO
«NO», perché un’eventuale vittoria del «SI» allontanerebbe l’Italia dall’Europa impedendo al mondo del lavoro di essere in linea con le sfide della globalizzazione, non recando slancio all’economia e non creando posti di lavoro. Il rischio è dunque quello di un irrigidimento da parte dei datori di lavoro e la chiusura di tante piccole aziende con il conseguente incremento della disoccupazione.
VERDI
On. Gianpaolo Silvestri, responsabile Diritti Civili dei Verdi
SI’
«SI’» per garantire la dignità di tutti i lavoratori e per garantire l’universalità dei diritti. Il SI non impedisce i licenziamenti, blocca solo quelli immotivati, quelli, appunto, senza «giusta causa». Se vincono i SI’, i lavoratori avranno uno strumento in più di difesa e maggiore dignità, rendendo più concreto il diritto al lavoro previsto dalla Costituzione.
Inform