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INFORM - N. 102 - 28 maggio 2003

Su "Ds/Cittadini del mondo" l’editoriale di Gianni Pittella

Centomila discriminati: i temporaneamente all’estero

Dopo cinquanta anni di Repubblica, l’Italia si trova oggi a vivere un evento epocale: quello del voto per posta dei suoi cittadini residenti all’estero, ottenuto grazie alle modifiche costituzionali introdotte durante i Governi di centrosinistra. Solo fra qualche mese infatti, questi "nuovi elettori" saranno chiamati a pronunciarsi su un importante referendum nazionale e, successivamente, dovranno votare per il Parlamento europeo. Eppure, a causa dell’inefficienza e del disinteresse dell’attuale maggioranza e del suo Governo, circa 100.000 elettori italiani continueranno a trovarsi nella condizione di essere discriminati nei loro diritti proprio per ciò che concerne il voto per posta appena divenuto realtà: sono i cittadini italiani che dimorano temporaneamente all’estero per motivi di lavoro, di studio e per esigenze diplomatiche, consolari e militari.

A questa categoria di cittadini, infatti, non è concesso il voto per corrispondenza perché non iscritti all’AIRE, né Governo e maggioranza si interessano di affrontare la questione. Eppure, dall’inizio dell’attuale legislatura, sono state presentate alla Camera dei Deputati ben due proposte di legge per consentire il voto a questi cittadini. Le due proposte, assegnate alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, sono state discusse congiuntamente nelle sedute del 4 dicembre 2001 e del 22 gennaio 2002, quando è stato costituito un apposito Comitato ristretto con l’incarico di formulare un testo unico. Ma questo Comitato risulta essersi riunito un’unica volta, dopo un anno dalla sua nascita, il 21 gennaio 2003, per decidere, dopo solo alcuni minuti di riunione, di rinviare i lavori. Tutto ciò evidenzia una totale mancanza di interesse e di iniziativa politica da parte del Governo in generale e del Ministro per gli Italiani nel Mondo in particolare, il quale si è limitato a partecipare alla riunione del Comitato svoltasi il 22 gennaio 2002. Per il resto, non ha fatto nulla di quanto circa 100.000 cittadini si aspettavano.

Sarebbe auspicabile che finisse la grave latitanza dei ministri degli Esteri, dell’Interno e per gli Italiani nel mondo, che avrebbero dovuto promuovere e sollecitare l’iter di discussione e approvazione della nuova normativa, oltre che contribuire nel merito alla sua definizione - anche mediante una proposta di legge di iniziativa governativa - trattandosi proprio di materia di stretta competenza e di prevalente interesse delle amministrazioni degli Esteri e dell’Interno.

Chiediamo che la discussione riprenda al più presto possibile, per giungere alla definizione di una proposta integrata che consenta a tutti i cittadini temporaneamente all’estero per motivi di studio, lavoro e per esigenze diplomatiche, consolari e militari, di esprimere il loro voto in vista di referendum nazionali, per eleggere i propri rappresentanti nelle circoscrizioni del territorio nazionale in cui sono iscritti, sia in occasione delle elezioni politiche per il parlamento nazionale che per quello europeo, attribuendo alla rete diplomatico-consolare il ruolo di tramite attivo tra comuni italiani ed elettori all’estero.

Chiediamo infine, che il Ministro Tremaglia, anziché prodursi in ogni occasione pubblica in improbabili rilanci in ogni materia, si impegni nelle sedi istituzionali ad affrontare seriamente le questioni più urgenti, tra le quali riteniamo ci sia questa grave forma di discriminazione. Una discriminazione che, nel caso dei funzionari consolari, diventa addirittura paradossale, in quanto proprio in occasione del voto per posta, tali Rappresentanze sarebbero direttamente impegnate nell’organizzazione del voto degli italiani residenti all’estero. Si troverebbero pertanto in una obiettiva situazione di conflitto tra il proprio dovere di garantire l’esercizio del diritto di voto ai cittadini italiani all’estero e l’impossibilità di esercitare il proprio diritto di voto recandosi in Italia o votando essi stessi dall’estero. (Gianni Pittella, responsabile Ds per gli Italiani all’estero)

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