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INFORM - N. 100 - 26 maggio 2003

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

Referendum e italiani all’estero. Disfattismo no, ma critiche sì!

ROMA - Il disfattismo qualunquista non è mestiere del sindacato in generale. Tanto meno lo è per noi della Cisl e del patronato Inas. Ma a pochi giorni ormai dal 15 giugno, quando i cittadini-elettori italiani, che vivono e lavorano fuori confini, saranno chiamati per la prima volta ad esprimere per corrispondenza il loro voto, senza doversi sobbarcare a spese di viaggio nei comuni di loro residenza per esercitare il diritto di voto, lo scetticismo sull’esito della vicenda coincide pressoché totalmente con un onesto realismo.

Abbiamo già chiarito con totale trasparenza le ragioni per le quali la nostra Organizzazione ha deciso, con coscienza di causa e pieno convincimento, di invitare gli elettori a un astensionismo militante. Non per pigrizia o per scarso senso civico dunque, ma perché quella dell’astensione è la strada più diretta per tutelare lo spazio autonomo di un sindacato libero e riformista che vuole contrattare direttamente le condizioni del lavoro, da quelle salariali a quelle normative. E questo obiettivo non si raggiunge estendendo per legge il divieto di licenziamento per i lavoratori che operano in aziende con meno di 16 dipendenti. Siamo per la conquista di nuovi e più avanzati diritti sociali. Ma vogliamo raggiungere tali mete in maniera non rigida ed uniforme (e dunque, irrealistica) ma modulando gli strumenti protettivi a seconda delle situazioni di fatto, così come si fa in tanti paesi avanzati in cui vivono i nostri connazionali.

Ma alle nostre specifiche motivazioni sindacali per l’astensione cosciente e per il conseguente fallimento del referendum, si aggiungono motivazioni di ordine generale e di buonsenso. Parliamo ad esempio, della seconda domanda referendaria: abolire o no il cosiddetto "elettrodotto coattivo". C’è in altri termini chi si permette l’incoscienza di scomodare il corpo elettorale, in Italia e nei paesi di emigrazione, per sapere se è giusto o no far passare i fili della luce elettrica sul proprio campo di grano! Quanti saranno i connazionali in Venezuela o in Brasile, in Sud Africa o in Svezia che si appassioneranno alla questione? Non certo i virtuali 3,5 milioni di cui si parlava qualche mese fa, pasticciando tra le cosiddette liste consolari gestite dal ministero degli Esteri e le liste dell’anagrafe Aire, tenute dai comuni e dal ministero degli Interni.

Incrociando, per unificarle, le due liste, sembra che si arrivi a 2,7 milioni di censiti (800 mila meno del previsto). L’unica certezza, per ora è il sovraccarico di lavoro che sta affondando l’operatività dei già affannati consolati italiani all’estero. E questo con la spesa di alcune decine di milioni di euro che Dio sa se avrebbero potuto essere spesi mille volte più proficuamente!

Intanto i 250 consolati coinvolti hanno gravi difficoltà non solo a precisare l’elenco degli aventi diritto. Infatti poi sono in attesa dell’autorizzazione ad effettuare le spese connesse all’operazione. Poi dovranno stampare le schede. Poi spedire agli elettori il plico contenente un’altra busta già affrancata per il viaggio di ritorno del voto al consolato: viaggio che dovrà essere stato compiuto entro il 12 giugno (ore 16). Poi i consolati dovranno spedire i plichi in Italia in modo che arrivino alle 15.00 di lunedì 16 giugno quando inizierà lo scrutinio.

Risparmiamo al lettore i dettagli organizzativi (valige diplomatiche, prelievo a Fiumicino da parte di funzionari della Corte d’Appello, arrivo al Centro polifunzionale della Protezione civile, allestimento di 550 seggi, ciascuno con il suo presidente e i suoi scrutatori).

Niente demagogie e niente polemiche a questo punto. Troppo facile evocare priorità assistenziali, culturali, economiche dei connazionali, già endemicamente in debito di ossigeno e che devono essere ulteriormente sacrificate all’incoscienza di chi ha piegato la modalità democratica del referendum a cervellotici pregiudizi ideologici partigiani.

Ma sul giudizio severo, di principio e di merito, non abbiamo dubbi che esso troverà in sintonia con noi gli amici all’estero del patronato Inas! (Corrispondenza Italia/Inform)


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