* INFORM *

INFORM - N. 99 - 23 maggio 2003

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 23 maggio 2003

Un manifesto per non diventare «italians»

Personalità dei due schieramenti politici unite nella difesa della lingua. Il testo inviato a Ciampi e Berlusconi firmato, tra gli altri, da Prodi, Letta, La Malfa, Bobbio, Magris, Muti, Modigliani

«Siamo costretti ad assistere, stupefatti, a un italianissimo "ministero del Lavoro" trasformato da tutti in "ministero del Welfare", un termine che non ha identità perché è per metà italiano e per metà appartiene alla lingua inglese». Roberto Maroni sicuramente lo ignora ma la nuova denominazione del suo dicastero usata ormai correntemente da giornali e tv ha suscitato l' indignazione del presidente dell' antica Accademia degli Incamminati, fondata nel 1660, a suo tempo protetta da Leopoldo II di Toscana e che ha come scopo la diffusione «delle conoscenze umanistiche e scientifiche».

L'avvocato Natale Graziani la presiede dal 1997 e guida un gruppo di illustri accademici culturalmente (e politicamente) assai trasversali: Pierferdinando Casini, che è anche presidente d'onore dell'Accademia, siede accanto a Romano Prodi, Gianni Letta e Giulio Andreotti. Due cardinali come Pio Laghi e Achille Silvestrini si trovano vicino a laici come Norberto Bobbio, Giorgio La Malfa, Fabio Roversi-Monaco. E poi, ancora, esperienze e sensibilità professionali differenti unite dall'amore per la lingua italiana: Claudio Magris, Gaspare Barbiellini Amidei, Riccardo Muti, Cesare Garboli, Giuseppe De Rita, Franco Modigliani, Antonio Paolucci, Tonino Guerra, Mario Cervi, Gina Lagorio, Lidia Storoni, Jader Jacobelli e altri. Protagonisti in campi lontani condividono un unico allarme: il progressivo arretramento dell'italiano, nell'uso quotidiano, rispetto ai vocaboli anglo-americani.

Tutti insieme hanno proposto un Manifesto agli italiani per l'italiano che verrà spedito alle più alte cariche dello Stato a partire da Ciampi e Berlusconi, ai ministri, alle università, alle Regioni e ai comuni, agli istituti di cultura italiana all' estero, nonché a Lucia Annunziata e a Fedele Confalonieri nella loro qualità di presidenti di Rai e Mediaset, cioè dei due maggiori gruppi televisivi italiani responsabili della diffusione capillare della nostra lingua.

Si legge nel manifesto (divulgato giorni fa a Ravenna, città scelta in omaggio a Dante, spiegano) che gli accademici «rilevano l'impoverimento che l' uso della lingua italiana sta subendo da alcuni decenni e ne contestano l'ineluttabilità quale prodotto della moderna società di massa sottolineando invece come ne derivi una sempre più limitata capacità di interrelazione». Suggeriscono di «restituire centralità all' insegnamento nelle scuole allo scopo di arricchire il bagaglio espressivo degli studenti» nonché di «riscoprire i grandi classici della letteratura italiana per riportarli nella scuola e nella società italiana». Basta, insomma, con gli «inutili e snobistici forestierismi» che vanno utilizzati solo quando siano «necessari come apporti insostituibili a una struttura aperta in senso biunivoco qual è una lingua parlata». C'è anche un appello ai mezzi di comunicazione di massa perché si ricordino della loro «responsabilità educativa e culturale». In gioco, giurano all'Accademia, c'è il fattore stesso di identificazione culturale e di unificazione nazionale del popolo italiano: cioè la lingua comune. L'avvocato Graziani (un energico ottantenne di Forlì con radici a Firenze, politicamente si definisce «repubblicano storico», sodale a suo tempo di Ugo La Malfa) assicura che nelle intenzioni del Manifesto linguistico non ci sono né «gli eccessi francesi né le fobie ridicole del periodo fascista». Nessuna crociata contro terminologie inglesi «quando il loro uso è imposto dalla necessità scientifica o tecnica o quando manca una efficace traduzione italiana». E niente facili sciovinismi o anacronistici nazionalismi.

Non è questo il punto, assicura il presidente degli Incamminati: «Il fatto è che l'uso arbitrario e non indispensabile diventa una cattiva abitudine trasmessa alle nuove generazioni. Quindi certe parole straniere malsostituiscono e imbastardiscono l'italiano, quasi relegandolo al ruolo di lingua colonizzata». Lo dice chiaramente anche il premio Nobel per l' economia Franco Modigliani, che ha spedito una lettera di adesione alla proposta degli Incamminati da Cambridge, Massachusetts, Stati Uniti: «E' una iniziativa che condivido in pieno. Nella nostra famiglia abbiamo sempre fatto grandi sforzi per evitare inutili anglicismi e molte volte sono stato irritato dall'uso sfacciato di parole inglesi, magari italianizzate, da parte di Italiani colti. Pertanto sono più che felice e onorato di poter aggiungere il mio nome al documento». Modigliani scrive proprio così, Italiani con la «I» maiuscola a metà testo. Un particolare che da solo svela l'anima stessa del Manifesto agli italiani per l' italiano: il rispetto per le proprie radici. Altro che background. (Paolo Conti)

VOCABOLARIO - Questo weekend ti invito al lunch per fare gossip sui vip

Ecco le espressioni inglesi più usate e la traduzione italiana proposta dall'Accademia degli Incamminati:

Ministero del Welfare: ministero del Lavoro Project manager: capo progetto Hit parade: classifica Work in progress: Ipotesi di lavoro Call center: centralino telefonico Meeting: incontro Briefing: informativa Coffe-break: pausa caffè Gadget: regalo Gossip: pettegolezzo Hobby: passatempo Gap: divario Full time: tempo pieno Part time: tempo parziale Costumer care: assistenza al cliente Vip: personaggio Weekend: fine settimana Baby killer: infanticida Audience: ascolto Lunch: pranzo Share: percentuale di spettatori.


Vai a: