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INFORM - N. 99 - 23 maggio 2003

Gianni Pittella (Ds) su terrorismo e politica italiana

R0MA - I terribili attentati di Riad e Gerusalemme ci riportano nel clima di angoscia che aveva accompagnato la guerra in Iraq, e prima ancora, i tanti episodi di terrorismo, di violenza e di morte che generano, con maggiore intensità dopo l'attacco alle Torri Gemelle, un senso di insicurezza e di panico nel mondo. Non ci appartiene più il cinismo. E sui lutti nessuno deve e può speculare. Ma quale punto di domanda, non posso negarlo, lo propone o lo ripropone la recrudescenza terroristica in Marocco e in Medio Oriente.

Qualche domanda. È finita davvero la guerra? Tra i dividendi della guerra, a parte la questione "petrolio", c'è solo la liberazione giusta da un odioso dittatore, o c'è anche un'escalation del conflitto religioso e di civiltà, una fiammata forte e capace di alimentare la follia assassina nel nome di un più alto, quanto assurdo, imperativo morale? Alla liberazione dell'Iraq si sarebbe giunti ugualmente attraverso l'azione diplomatica, lo strumento della politica, secondo il percorso individuato dall'ONU e sostenuto da molti Paesi europei, dalla Chiesa, dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica mondiale?

Può infine costruirsi un nuovo ordine mondiale senza risanare i giacimenti di odio su cui si fonda la strategia terroristica dei Bin Laden, senza un disegno politico che coinvolga con la forza della persuasione e che non dia armi poderose a chi utilizza, esattamente in modo speculare all'amministrazione Bush il bipolarismo"bene-male"?

Intanto in Italia va a concludersi il primo turno delle elezioni amministrative (per i comuni al di sotto dei 15.000 abitanti sarà anche l'unico). Sembra che le lancette del tempo si siano fermate. Preoccupato per il probabile e auspicabile insuccesso elettorale della Casa delle Libertà il premier rispolvera il vecchio armamentario di vent'anni fa. Arringa i suoi, cerca di distogliere i suoi dai problemi concreti e dai risultati mancati del suo Governo. Non è uno spettacolo attraente e, credo, non aiuti il premier a venir fuori dalle sabbie mobili nelle quali si è cacciato.

Il problema di Berlusconi politico non sono né i comunisti (e lui lo sa bene essendo divenuto uno degli amici più cari del presidente Putin) né i magistrati. Il problema è la modernizzazione del paese e la sua autorevolezza internazionale. Su entrambi i fronti, egli ha fallito e di questo dovrà rispondere agli elettori. (Gianni Pittella, eurodeputato, responsabile dei Ds per gli italiani all’estero)

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