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INFORM - N. 99 - 23 maggio 2003

La CGIL su Referendum del 15 giugno e voto all’estero

Rendere effettivo per la prima volta il voto degli italiani all'estero. Votare sì al quesito per l'estensione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori a tutte le imprese

ROMA - Andrea Amaro per l’Ufficio Italiani all’Estero della CGIL e Titti Di Salvo per la Segreteria Confederale si rivolgono ai connazionali nel mondo per spiegare la posizione della Confederazione sul Referendum del 15 giugno e sulla prossima prima applicazione del voto all’estero.

"Il 15 giugno - rilevano i due esponenti della CGIL - i cittadini italiani saranno chiamati a votare i referendum. Per la prima volta i connazionali all'estero potranno votare nei paesi di residenza ed esprimere il loro voto per corrispondenza, sulla base dei certificati che saranno inviati a domicilio e secondo le modalità in essi indicate.

Siamo di fronte ad una prima occasione per applicare la nuova legge per il voto degli italiani all'estero, fortemente voluta anche dalla CGIL, ed assume particolare importanza realizzare una estesa partecipazione al voto degli italiani nel mondo anche per dimostrare che si tratta di una legge fortemente sentita nell'emigrazione e della concreta occasione per costruire una effettiva parità di diritti fra tutti i cittadini italiani.

Una bassa partecipazione alle votazioni, peraltro su referendum che non toccano direttamente la condizione dei connazionali fuori dall'Italia, potrebbe diventare pretesto ed alibi, per quanti non hanno condiviso il voto all'estero, per rimettere in discussione la piena applicazione di una legge di straordinaria importanza.

Questa prima occasione di voto all'estero è negativamente condizionata dai ritardi del Governo nel costruire una anagrafe degli italiani all'estero effettivamente aggiornata per quanto riguarda gli aventi diritto ed i loro indirizzi, a testimonianza del permanere di una sostanziale indifferenza verso l'emigrazione i suoi diritti ed i suoi problemi.

Molti concittadini rischiano di non ricevere i documenti necessari o di non riceverli in tempo e la Cgil rivolge loro un invito a richiedere ad Ambasciate e consolati di poter esercitare un loro diritto costituzionale.

Per questa ragione la CGIL, sulla base delle decisioni del suo Comitato Direttivo Nazionale, impegna tutte le sue strutture a lavorare per la più ampia partecipazione al voto, fornendo una diffusa informazione sia direttamente che attraverso contatti ed intese, in Italia ed all'estero, con la FIEI (Filef-Santi) cui è legata da un patto di collaborazione e con tutte le associazioni e circoli di ispirazione democratica attivi nell’emigrazione. L'obbiettivo concreto è quello di contattare il maggior numero possibile di connazionali per invitarli a votare, di realizzare confronti ed assemblee e di intervenire sulla stampa e sugli strumenti d'informazione in lingua italiana.

La Cgil è convinta che la strada è quella delle riforme legislative i cui contenuti non possono essere quelli indicati dal governo, ma quelli sostenuti dai cinque milioni di firme raccolte fra i lavoratori italiani dalla CGIL e consegnate al Parlamento.

L'Italia ha bisogno che si arrivi in tempi rapidi alla riforma degli ammortizzatori sociali, all'estensione dei diritti all'universo delle collaborazioni coordinate e continuative, ai lavoratori delle imprese minori ed anche ai connazionali all'estero a partire da quanti si trovano nella condizione di bisogno.

Quella della Cgil non è una scelta tattica e la campagna per il referendum dovrà essere l'occasione per fare conoscere sempre meglio i contenuti delle nostre proposte e per fare crescere attorno ad esse il consenso necessario.

D'altra parte oggi non ha più senso discutere in astratto e ci si deve confrontare con la realtà di un referendum sull'estensione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori contro i licenziamenti ingiustificati ai lavoratori delle aziende con meno di 16 dipendenti i cui risultati riguarderanno anche la CGIL, la sua strategia e le persone che essa rappresenta.

Il voto del 15 giugno – concludono Amaro e Di Salvo - è un appuntamento importante per dare un segnale contro l'attacco del Governo ai diritti del lavoro e la vittoria del sì rappresenterebbe una battuta di arresto molto significativa alla strategia del centro destra, se invece dalle urne uscisse un risultato negativo si ridurrebbero oggettivamente gli spazi per quella politica dei diritti e delle tutele che la Cgil vuole perseguire con coerenza e decisione nell'interesse di tutti i cittadini in Italia ed all'estero". (Inform)


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