* INFORM *

INFORM - N. 97 - 21 maggio 2003

Da "Focus", Parigi

Aldo Bechi (CGIE Francia): "Il Progetto Lingua Italiana disturba? Facciamolo sparire!

PARIGI - Per i lettori di Focus che seguono le vicende (positive) e l’evoluzione del Progetto Lingua Italiana per la Francia, sembra un’assurdità. Infatti da fine 96-inizio 97, periodo in cui la rivista lanciò il dibattito sulla necessità di una nuova politica di intervento nel settore dell’insegnamento della lingua italiana in Francia, ad ogni numero questa problematica è sempre stata presente. Dalla nascita del PLI, nella primavera del 2001, ogni numero riporta evoluzione, iniziative, statistiche e commenti sul progetto, che, dal 2002, è stato "promosso" dal MAE a "progetto sperimentale di applicazione del piano Paese Francia" in materia di promozione, diffusione ed insegnamento della lingua italiana in questa nazione. Parole già dette, è vero. Soprattutto che, a fronte dei risultati positivi ottenuti in vista di raggiungere l’obiettivo dell’integrazione della nostra lingua nel sistema scolastico francese e la creazione di una continuità didattica – dalle elementari alle medie-, il Ministero degli Affari Esteri citava, e cita, il PLI ad esempio di una pianificazione dell’intervento, ad ogni occasione. Un successo che, durante l’ultima sessione del CGIE, portava alcuni colleghi a richiedermi la documentazione e l’eleborazione del progetto, per vedere se alcuni aspetti non potevano applicarsi anche ad altri paesi. Difficile riprodurre, almeno per alcune realtà, la strategia di integrazione della nostra lingua come materia curricolare, ma, senz’altro, invece, possibile riprodurre il sistema "consorziale" attuato dal PLI che ha permesso di risolvere uno degli annosi problemi cui era confrontata la nostra amministrazione: la struttura degli Enti Gestori ed il loro funzionamento, l’acquisizione della qualità dell’intervento e la trasparenza della loro gestione ( 8 EG su 10 aderiscono al PLI). Praticamente a costo zero.

Il PLI ha permesso il passaggio da un intervento sporadico, passivo, senza obiettivi precisi, da una situazione da tutti riconosciuta fallimentare e senza futuro, ad un intervento coerente, continuativo, riconosciuto di qualità, realizzato attraverso una collaborazione, mai esistita prima, delle strutture dell’Education Nationale a tutti i livelli ( Accademie, Ispettorati, direttori di istituti scolastici, insegnanti, municipalità…) e creando sinergie all’interno della nostra amministrazione in Francia (un paio di eccezioni a livello di direzione didattica, non fanno testo). L’immagine dell’Italia è diventata, per il settore, positiva. Siamo, oggi, finalmente, credibili, ascoltati e seguiti, interpellati, chiamati a far parte di commissioni decisionali, le cui porte erano sino ad ieri, "et pour cause", ermeticamente chiuse.

E’ vero che la riforma Lang ci ha aiutato. Era, certamente, un treno che non dovevamo perdere. Non l’abbiamo perso semplicemente per il fatto che vi eravamo già comodamente seduti. Il PLI, infatti, era già pronto, era già istallato in uno dei vagoni del treno Lang; treno che ha avuto qualche difficoltà a mettersi in moto per il cambio di governo in Francia. Abbiamo potuto, quindi, fare immediatamente le nostre proposte, non attendere, come succedeva da sempre, che qualcuno ci chiedesse di tappare qualche buco, più per farci o far piacere, che altro. I risultati sono stati subito tangibili: corsi ed allievi triplicati, la maggior parte dei corsi integrati (80%) nel cursus scolastico, in particolare nelle elementari, definizione dei bacini di continuità. Apertura all’italiano di scuole, con insegnamento sin dalla terza elementare. Guarda caso, una circolare del MEN di quest’anno, in preparazione del prossimo anno scolastico, indica ai rettori, agli ispettori e ai direttori di istituto, di trattare in maniera prioritaria, prevedendo la necessaria continuità didattica nell’applicazione del piano di diversificazione linguistica, quelle lingue che vengono insegnate, appunto, sin dalla terza elementare; e l’italiano è diventato una priorità. Ancora una volta precursori?

Tutto questo non è nato, così, per caso! Ma è il frutto di un lavoro capillare, di persuasione, di informazione, di sensibilizzazione effettuato sul terreno, non comodamente seduti in un ufficio, dagli operatori del PLI e degli Enti gestori aderenti e ristrutturati, in stretta collaborazione con i Consolati e le Direzioni didattiche (con le solite eccezioni che confermano la regola).

Mi si può dire: tutto questo lo si sapeva, è stato scritto e riscritto, pubblicato. Dove sta il problema, se ne esiste uno? Si, il problema esiste: ci siamo sbagliati, noi, l’Amministrazione periferica, le nostre rappresentanze Consolari. In cosa? Semplice: abbiamo ottenuto risultati probanti troppo presto! Siamo cresciuti troppo, e troppo alla svelta e, quindi, forse, qualcuno al MAE ha preso paura. Perciò, al diavolo la programmazione triennale e relativi impegni sottoscritti, che dovevano permettere agli EG di lavorare con una certa serenità, meglio, per l’Ufficio II del MAE, tornare indietro, ai vecchi metodi. Facile mettere in crisi una qualsiasi organizzazione, un qualsiasi Ente all’estero che abbia la disgrazia di intervenire sul settore, si ritarda al massimo l’invio dei contributi concessi (vecchio ritornello), oppure si riducono o addirittura si eliminano, in piena realizzazione delle iniziative inizialmente previste (ed accettate), non rispettando, non dico la parola (verba volant) ma precisi impegni scritti. Tutto ciò, a fronte dei risultati, consolidati, ottenuti. Forse, ripeto, troppo rapidamente.

L’amministrazione, il funzionario, ha deciso. Silenzio, non è permesso contestare o provare che nessun criterio valido può confortare le decisioni prese. A livello politico? Anche qui si aspettano eventuali reazioni….tutto tace!

Anche in questo il PLI F servirà da esempio: la progettualità, la programmazione triennale che doveva essere una delle soluzioni, se non la soluzione, auspicata dalla commissione IV del CGIE e dalla DGIEPM, per normalizzare, ristrutturare i rapporti con l’amministrazione centrale e l’intervento all’estero, risulta essere un’ennesima trappola. Per il semplice fatto che c’è stato il normale, periodico cambio di responsabili a livello di Ufficio e Direzione? (Aldo Bechi)

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