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INFORM - N. 97 - 21 maggio 2003

Una ricerca congiunta della Caritas e della CNA sul lavoro imprenditoriale degli immigrati

Determinante il contributo degli stranieri per il rinnovo generazionale delle nostre aziende

ROMA - E' stata presentata a Roma, dal Coordinamento del Dossier Statistico Immigrazione della Caritas e dalla Confederazione Nazionale degli Artigiani, la ricerca dal titolo "Immigrati e imprenditorialità: realtà attuale e prospettive di sviluppo". Dallo studio, che verrà proposto in un apposito capitolo del prossimo Dossier Statistico della Caritas, è emerso come a tutt'oggi siano operanti in Italia circa 55.000 cittadini stranieri titolari di imprese. Un numero ben documentato che appare però nettamente inferiore alla stima, vicina alle 100.000 unità, elaborata dalle Camere di Commercio. In quest'ultima valutazione sono stati infatti considerati come imprenditori immigrati anche gli italiani all'estero che, al ritorno nel nostro Paese, hanno fondato un'azienda. In realtà dunque, stornati gli italiani di rientro dalle Nazioni d'accoglienza, il numero degli imprenditori stranieri operanti sul territorio nazionale si riduce notevolmente. Le aziende, realmente condotte da cittadini stranieri, sono comunque soprattutto dislocate nelle province di Milano (9.022) e Roma (4.968). A conferma di questo dato le Regioni più interessate al fenomeno sono ovviamente la Lombardia ed il Lazio che vengono seguite a ruota in questa particolare classifica, con circa 6.000 imprese ciascuna, dall'Emilia Romagna, dal Piemonte e dal Veneto. Per quanto concerne la nazionalità degli imprenditori, fatta salva la categoria degli artigiani che appare prevalentemente formata da cinesi ed albanesi, la graduatoria è invece guidata, con 17.916 presenze, dai marocchini. Tra i vari settori lavorativi prevale comunque quello del commercio al dettaglio. Un ambito dove primeggiano i cinesi, i bengalesi e i pakistani. Ma dalla ricerca si evince anche la figura tipo dell'imprenditore immigrato. Un uomo non giovanissimo (tra i 30 ed i 49 anni) che, per ovvi motivi finanziari, preferisce fondare società a titolo personale e che può vantare sia una certa esperienza professionale, sia una discreta disponibilità economica iniziale.

"L'obiettivo che la CNA e la Caritas stanno perseguendo - ha spiegato nel corso della presentazione il Direttore della Caritas Diocesana di Roma mons. Guerino di Tora - è quello di facilitare l'inserimento degli immigrati, di un mondo cioè che ormai si è stabilizzato e legalizzato all'interno della nostra società, nel contesto del lavoro e dell'imprenditoria. Sono infatti sempre più numerosi gli immigrati che da semplici operai, grazie alle loro capacità creative ed al loro desiderio di miglioramento, si trasformano in imprenditori. Va inoltre sottolineato - ha proseguito Di Tora evidenziando l'importante apporto delle giovani generazioni immigrate al mondo del lavoro - che stiamo attraversando un momento di cambiamento dell'imprenditoria italiana in cui tante piccole aziende soffrono di invecchiamento e non sono in grado di garantire la propria continuità. In questo particolare contesto si inserisce l'immigrazione che rappresenta un vero e proprio volano, capace di garantire la necessaria continuità dell'esperienza lavorativa. Un ricambio generazionale che avvantaggia gli immigrati, l'imprenditoria e il mondo della produzione italiana".

" Un primo aspetto da evidenziare - ha invece sottolineato il responsabile nazionale per l'Immigrazione della Caritas Italiana don Giancarlo Perego dopo aver ricordato che anche gli italiani sono stati per oltre un secolo migranti - è che ormai l'immigrazione sta divenendo un aspetto strutturale del nostro Paese. Una realtà di notevole importanza che va governata e non tollerata. A mio giudizio il fenomeno dell'immigrazione va inoltre considerato - ha proseguito don Perego evidenziando la fattiva presenza dell'immigrato che incide sul territorio con la sua professionalità, le sue capacità, la sua cultura e l'intera rete familiare - non solo per quanto concerne l'inserimento sul mercato, ma anche in termini di promozione della persona umana. In questo senso va dunque inteso il discorso dell'imprenditorialità degli immigrati. Voglio poi ricordare che questa imprenditoria potrebbe essere messa a rischio dall'attuale legislazione che, oltre a rendere sempre più precario l'immigrato, non governa i flussi, non permette l'ingresso attraverso la sponsorizzazione e non ha ancora creato i centri di formazione all'estero. Quindi con queste premesse - ha concluso il responsabile nazionale della Caritas auspicando per il futuro la nascita una 'progettualità conviviale' - se non verranno tutelati i diritti della persona, c'è il rischio che il mondo dell'illegalità, appena si saranno esauriti gli effetti positivi della regolarizzazione, ritorni ad essere un importante fenomeno del nostro Paese".

Un problema, quello del rinnovo generazionale delle imprese, che è stato sottolineato anche dal Segretario generale della CNA Gian Carlo Sangalli. L'esponente della Confederazione Nazionale dell'Artigianato, dopo aver evidenziato la fattiva presenza di imprenditori immigrati anche in settori vitali dell'economia italiana, ha infatti ricordato come i lavoratori stranieri si siano perfettamente integrati nelle aziende ed abbiano saputo replicare con successo il modello imprenditoriale italiano. Un futuro colorato da tante etnie, quello delle nostre aziende, che dovrà però fronteggiare ancora una volta, le innumerevoli difficoltà burocratiche che da sempre ostacolano l'evoluzione del nostro mondo imprenditoriale. Un problema, l'accorciamento delle distanze tra i cittadini e coloro che gestiscono la programmazione economica, che per Gian Carlo Sangalli, potrà essere superata attraverso l'attivazione di appositi tavoli di confronto con le istituzioni regionali. Le uniche autorità che, dopo la riforma dell'articolo V della Costituzione, che possono vantare competenze esclusive sulla materia. (Goffredo Morgia-Inform)


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