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INFORM - N. 97 - 21 maggio 2003

Adriano Benedetti, nuovo Direttore generale per gli Italiani all’estero della Farnesina, si presenta. L’incontro con la CNE

Profondamente arricchente l’esperienza di Ambasciatore a Caracas. L’apprezzamento per l’associazionismo. Fondamentale il richiamo alla solidarietà. Per le comunità all’estero "una forte iniezione di cultura". Le difficoltà della prima prova elettorale.

ROMA - "Siamo rimasti sette mesi senza direttore generale, e non è stata certamente una cosa commendevole". Il colpo viene assestato da Mirko Tremaglia, abituato come spesso dice a pensare a voce alta, ma l’apprezzamento del ministro per gli italiani nel mondo è tutto per Adriano Benedetti: "è arrivato da poco ma ha cominciato fortissimo; lo vedo per come affronta i problemi e nell’intesa che c’è con noi. Un’intesa perfetta, e non sempre questo capita".

Il convegno della Consulta Nazionale Emigrazione sul ruolo dell’associazionismo è stato per il rappresentante della Farnesina, dopo la partenza da Caracas, la prima occasione per partecipare ad una pubblica riunione nella veste di direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie. E il primo pensiero Adriano Benedetti lo ha rivolto agli italiani del Venezuela: "La mia esperienza di ambasciatore a Caracas, che si è conclusa solo due settimane fa, è stata profondamente arricchente nei contatti continui con la comunità italiana". Un paese, il Venezuela, dove dopo la seconda guerra mondiale, c’è stata una "esplosione d’immigrazione italiana". Una trasmigrazione, una vera epopea per la nostra emigrazione, e questo vale per il Venezuela come per molti altri paesi. "I nostri connazionali hanno mantenuto saldi i loro valori, la loro identità, si sono fatti protagonisti dello sviluppo. E grazie all’integrazione la nostra emigrazione è riuscita ad irrorare con i suoi valori, i suoi costumi, la sua visione del mondo le società locali".

Il nuovo direttore generale ha rivolto ai rappresentanti della associazioni dell’emigrazione italiana riunite nella CNE parole di apprezzamento che non si udivano da molti anni e che non sono solo di circostanza. "Sono pienamente convinto - ha detto - che senza il fenomeno associazionistico non si possa mantenere l’identità, non si possano mantenere i valori, non si possa mantenere l’italianità. Una democrazia non può vivere senza le sue articolazioni attraverso i partiti, così la partecipazione delle nostre comunità all’estero non può avvenire senza una profonda articolazione associazionistica. E tra gli strumenti per mantenere una forte identità italiana c’è evidentemente il voto all’estero".

E oltre al voto, quale la risposta che l’Italia deve dare alle comunità all’estero? "Ci sono comunità in crisi, perché è in crisi il paese in cui vivono, e la risposta dev’essere improntata ad un principio di solidarietà e ad un incremento dell’assistenza. Ci sono situazioni individuali che veramente toccano il cuore, e penso a tanti nostri connazionali che hanno fatto il sacrificio di crearsi una vita all’estero e che al tramonto si vedono emarginati, carichi di problemi che non paiono risolvibili. Quindi il richiamo alla solidarietà è fondamentale. D’altra parte ci sono comunità in grande espansione, pienamente integrate e lì, per riaffermare l’identità italiana, ci vuole veramente una forte iniezione di cultura".

Il problema più urgente con cui si confronta la direzione generale degli italiani all’estero della Farnesina è quello del voto, per la consultazione referendaria del 15 giugno. "La macchina è partita in tempo utile - è la risposta di Benedetti alle domande che gli abbiamo posto a margine del convegno - anche se i tempi sono evidentemente ristretti perché il referendum è stato indetto il 9 aprile. Comunque tutta la nostra rete diplomatico-consolare è fortemente impegnata affinché la prima prova elettorale abbia un esito positivo, quanto meno dal punto di vista della predisposizione di tutte le condizioni per l’esercizio del diritto di voto da parte dei nostri connazionali residenti all'estero".

E quali le maggiori difficoltà? "Ci sono delle difficoltà connesse al fatto che evidentemente è la prima prova, alcuni meccanismi vanno perfezionati ed il problema più importante che stiamo affrontando in questo momento è quello della discrepanza tra la lista che è stata mandata dal Ministero dell'Interno, che è la lista fondamentale per il voto, e le risultanze delle anagrafi consolari. E' una differenza importante in termini numerici (800 mila unità) ma che si va riducendo di giorno in giorno. Si può spiegare per le difficoltà tecniche di incrocio dei dati perché non è facile stabilire un circuito perfetto tra gli 8.500 comuni, il Ministero dell'Interno e la nostra rete all'estero. Ma sono difficoltà di ordine tecnico che ci stiamo sforzando di superare utilizzando tutti i meccanismi che il regolamento elettorale pone a disposizione della rete all'estero e degli organi centrali".

"E' solo da due settimane che ricopro questo incarico - ha concluso il direttore generale - e sono rimasto colpito dal carico di responsabilità e dalla complessità di tutte le tematiche che si devono gestire. Comunque da parte mia ci sarà la migliore disposizione per far fronte con senso di responsabilità a questo incarico particolarmente impegnativo per me e che mi onora profondamente". (gc-Inform)


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