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INFORM - N. 96 - 20 maggio 2003

Da "Realtà Nuova", Zurigo

Ds in Svizzera: al voto, al voto!

ZURIGO - I due referendum italiani in votazione il prossimo 15 giugno: l’estensione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori alle imprese con meno di 15 operai e l’altro sulla servitù coattiva dell’elettrodotto, oltre alla normale disputa politica, tipica dei referendum italiani che per forma giuridica-costituzionale sono solo abrogativi e si caratterizzano per il maquillage di schieramenti atipici e trasversali, assumono una valenza straordinaria perché per la prima volta coinvolgono attivamente elettrici ed elettori residenti oltre i confini nazionali. E’ questa la novità che potrebbe stravolgere in modo dirompente ed imprevedibile il loro esito, perché porta con se un’incognita che sfugge anche ai rilevamenti d’opinione e per ovvie ragioni potrebbe risultare determinante per il successo o la bocciatura dei due quesiti.. Il voto all’estero è quindi entrato di prepotenza nella contesa politica italiana e grava di responsabilità le forze politiche, le organizzazioni sindacali e le associazioni nazionali che nell’immediato devono riconsiderare la proria funzione e rappresentanza ed il proprio ruolo tra le comunità sparse nel mondo.

I Democratici di Sinistra e l’Ulivo che nella scorsa legislatura hanno lavorato con cognizione di causa all’estensione del voto all’estero portandolo nell’anticamera dell’approvazione parlamentare sono consapevoli che l’estensione del voto ha ridato una cittadinanza completa agli eterni esclusi, e di consequenza seguono con attenzione e rigore i lavori preparatori a questa consultazione, che a pochi giorni dall’appuntamento risulta compromettere l’attendibilità del voto stesso.

Questo governo e l’amministrazione hanno avuto due anni di tempo per preparare la scadenza elettorale, hanno impegnato risorse, hanno assunto 350 funzionari con il compito specifico di appianare le liste consolari e le anagrafi comunali, con il risultato che, all’estero, oltre un milione dei nuovi aventi diritto non vi parteciperà per gravi leggerezze, omissioni ed inattendibilità delle liste elettorali. E quindi, di fronte ad una irresponsabile mancanza di informazione e di evidente disimpegno del governo, che dalla sua investitura è attento e legifera esclusivamente a salvaguardia delle leggi ad personam per coprire i misfatti di diversi parlamentari della maggioranza, non è difficile accorgersi che, oltre all’affanno coperto a stento dalle deliranti iatture del presidente del consiglio, è in moto un teorema che rasenta una preconcetta strategia mirante a favorire un plateale rigetto dei quesiti referendari e quindi a favorire la posizione del governo.

Da una parte vengono sbandierati gli incessanti desideri e le anchilosate vanità del ministro degli italiani all’estero, morbosamente interessato a piantare bandierine beatificanti dopo essere assorto a santo protettore della colonia degli italiani all’estero, dall’altra la cruda realtà di una compagine governativa incapace di rispettare gli obblighi più elementari di garanzia e di partecipazione elettorale.

Per queste ragioni i Democratici di Sinistra in Svizzera, di fronte a questo appuntamento storico, chiedono al governo di adoperarsi testé, con l’ausilio dei mezzi d’informazione radiotelevisivi nazionali, sia per far conoscere all’estero i contenuti dei due referendum, sia le modalità di voto in particolare a chi non ha mai votato. Nei pochi giorni che ci separano dal voto i Ds in Svizzera parteciperanno alle iniziative pubbliche promosse dai comitati promotori dei referendum, anche per far riscoprire il senso civico di una cultura politica in una comunità votata alla spoliticizzazione, facendo di questa contingenza un’opportunità per confrontarsi sugli stessi temi anche con le forze politiche e sindacali elvetiche. Pur ritenendo errata la forma con cui il quesito è stato posto e l’uso politico strumentale che si vuol fare dell’esito dell’articolo 18, i Ds in Svizzera invitano a partecipare ai prossimi referendum, traendo ispirazioni dai canoni e dal costume delle forze di sinistra, riformiste e di progresso italiane impegnate nella costruzione di un’Europa più giusta e solidale a partire dai diritti del lavoro. ((Michele Schiavone-Realtà Nuova)

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