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INFORM - N. 96 - 20 maggio 2003

"In Italia da terre lontane". Le tendenze dei flussi migratori in Italia dibattute al Dipartimento di Sociologia de "La Sapienza"

Presentati i numeri 143 e 144 della rivista "La critica sociologica" e il volume "L'esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in Italia"

ROMA- Per approfondire le tendenze dei flussi migratori diretti in Italia è stato organizzato a Roma, dal Dipartimento di Sociologia e Comunicazione M.I.Ri.S. (Master in Immigrati e Rifugiati) dell'Università La Sapienza il convegno dal titolo "In Italia da terre lontane". Un confronto a tutto campo sui vari aspetti della complessa convivenza multietnica del nostro Paese, realizzato con la collaborazione dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II", che è stato caratterizzato sia da intensi dibattiti sulle condizioni di vita degli immigrati, sia dalla presentazione di un'interessante pubblicazione di servizio, realizzata dai sociologi Maria Immacolata Macioti e Enrico Pugliese, dal titolo "L'esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in Italia". Un volume che, partendo dal quadro delle nuove migrazioni internazionali legate alla globalizzazione, prosegue l'analisi sulla condizione degli stranieri nella nostra società avviata con la pubblicazione, edita sempre da Laterza nel 1991, del libro "Gli immigrati in Italia". Un organico lavoro di quasi 300 pagine, quello presentato nel corso del convegno, che fa parte della collana "Libri del Tempo" e che approfondisce, oltre alle tematiche dei rifugiati e delle donne immigrate, le problematiche lavorative, politiche, legislative e sociali degli stranieri presenti in Italia.

Durante l'incontro si è inoltre svolta una vivace tavola rotonda sull'immagine dell'immigrato presentata dai media che ha evidenziato come a tutt'oggi nelle più famose fiction delle reti pubbliche e private gli extracomunitari ricoprano solo ruoli secondari e marginali. Personaggi molto caricati, legati ai consueti stereotipi sull'immigrazione, che spesso divengono vittime nella vicenda. Un problema, la mancanza di una nitida immagine pubblica dell'immigrato, che, durante il dibattito, è stata sottolineata dal giornalista del "Messaggero" Corrado Giustiniani. Dopo aver sottolineato l'importanza di ricordare il difficile passato migratorio italiano per comprendere la nuova realtà d'accoglienza del nostro Paese e la necessità di coltivare questa memoria storica in un grande museo nazionale dell'emigrazione, il giornalista ha infatti evidenziato come al momento le riproduzioni fotografiche degli immigrati sui giornali siano sempre più rare, prevalentemente di gruppo e perlopiù legate a fatti di cronaca nera. Un'immagine sfocata e contraddittoria, quella degli stranieri sulla stampa, che, per Giustiniani, potrà divenire più nitida solo attraverso un netto salto di qualità della dimensione sociale degli immigrati che consenta a questi ultimi una più agevole acquisizione della cittadinanza italiana e l'espressione del diritto di voto nelle consultazioni amministrative.

Dopo aver ricordato il fattivo ingresso della prima donna immigrata nella Commissione Pari Opportunità da lei presieduta in una passata legislatura, la rappresentante del CNEL Silvia Costa ha sottolineato come nei prossimi anni le nuove sfide dell'immigrazione si giocheranno soprattutto nell'ambito della comunicazione. Per questo motivo il CNEL presenterà, entro il mese di settembre, uno specifico studio volto monitorare gli organi di stampa, i siti Internet e le radio gestiti sul territorio italiano dagli stranieri. La Costa ha poi ricordato, per evidenziare la necessità di mettere in contatto le collettività italiane all'estero con gli immigrati presenti nel nostro Paese, i positivi esiti dell'incontro, tra donne straniere in Italia e nostre connazionali provenienti dall'estero, che si svolse qualche anno fa con il suggestivo titolo "Quando le straniere eravamo noi". Sono seguiti gli interventi dei giornalisti televisivi Idris Sanneh e Laurent De Bai volti ad evidenziare come l'informazione giornalistica e la comunicazione di massa - seguendo le spietate leggi del mercato e della cronaca - finiscano per cristallizzare gli immigrati nei consueti stereotipi e contribuiscano quindi a radicare nella società pregiudizi più o meno nascosti. Quindi ha preso la parola la rappresentante dell'OIM Monica Goracci che coordina, nell'ambito dell'iniziativa comunitaria Equal, il progetto "L'immagine degli immigrati in Italia tra media, società civile e mondo del lavoro". Un'iniziativa, promossa dallo stesso OIM, dalla Caritas di Roma e dall'Archivio dell'Immigrazione, che prevede specifici interventi, comunicativi, di sensibilizzazione del territorio e di orientamento interculturale, volti a contrastare fenomeni discriminatori nel mercato del lavoro e nella società civile. Un ambito, quello della comunicazione, nel quale, secondo Monica Goracci, l'OIM si sta fattivamente impegnando attraverso l'attivazione dell'agenzia di stampa Migra, una struttura giornalistica già operativa che viene gestita da stranieri, e la creazione di uno specifico centro di documentazione sulle comunità immigrate presenti in Italia.

Ma durante l'incontro è stato anche presentato un numero monografico della rivista "La Critica Sociologica" sul tema "Migrazioni e politiche di welfare in Usa e in Europa". Una pubblicazione trimestrale che, secondo il direttore della rivista Franco Ferrarotti, ha il merito di aver fatto emergere, al di là degli aspetti prettamente politici e legislativi, il volto umano dell'emigrazione, una realtà fatta non solo di braccia ma anche di persone. Dopo aver ricordato la longevità della rivista, che viene pubblicata da circa 36 anni, Ferrarotti ha poi sottolineato come a tutt'oggi sia considerato, dimenticando i fondamentali fattori di eguaglianza, solo l'aspetto numerico della democrazia. Una realtà, caratterizzata da un'evidente involuzione democratica, dove i migranti, alla stregua degli altri cittadini, sono considerati solo in quanto massa

E intervenuto infine il coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Franco Pittau che ha espresso preoccupazione per la nuova politica delle quote migratorie introdotta dalla legge Bossi -Fini. La norma, pur mantenendo le quote d'ingresso, ha infatti reintrodotto la priorità della manodopera locale su quella straniera. Una limitazione che, per Pittau, evidenzia, anche in considerazione della soppressione della figura dello sponsor e della crescente pressione migratoria, un'impostazione della legge poco lungimirante. Secondo l'esponente della Caritas romana la vecchia Europa, con il sua idea di laicità dello Stato, potrebbe divenire un ideale terreno di confronto per l'avvio di una fattiva convivenza religiosa con l'immigrazione islamica. Dopo aver ricordato che l'Europa presenta soluzioni molto avanzate nel campo dell'occupazione, della sicurezza sociale e della tutela dei diritti previdenziali degli immigrati, Pittau ha lanciato un appello agli intellettuali affinché aiutino gli operatori sul campo a comprendere meglio le complesse realtà migratorie. (Lorenzo Zita-Inform)


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