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INFORM - N. 94 - 16 maggio 2003

Una nota di Gianni Pittella (Ds) sulla visita in Venezuela

Prima che sia troppo tardi

ROMA - Non c'è dramma individuale da raccontare, c'è un dramma collettivo da conoscere e su cui sviluppare una immediata iniziativa politica.

Nella mia visita in Venezuela ho parlato con tanti italiani, campani, veneti, umbri, abruzzesi, lucani, calabresi, italiani del Sud, del Centro e del Nord, giovani e anziani. Non ho trovato una persona che non mi abbia esplicitato con dovizia di dettagli, lo stato di precoma in cui versa il Venezuela, nel quale sono coinvolte centinaia di imprese italiane e migliaia di famiglie italiane.

Non uso toni enfatici. In questi mesi, giustamente, è partita una gara di solidarietà verso il popolo argentino. Il Governo e il Parlamento italiano hanno previsto un sostegno di 100 milioni di Euro, le Regioni si sono attivate. Noi Democratici di Sinistra e la Sinistra Giovanile abbiamo lanciato la campagna per i "Ninos". Il Venezuela e la tragedia in cui versa la comunità italiana è rimasta in un cono d'ombra.

È ora di accendere i riflettori. In Venezuela si somma emergenza politica, emergenza sociale ed emergenza economica. Inflazione galoppante, disoccupazione che sfiora il 50%, riduzione del PIL, collasso delle piccole e medie imprese, vanno di pari passo al diffondersi di criminalità e di insicurezza, e si accompagnano ad una allarmante attenuazione dei diritti civili.

Il Governo del Presidente Chavez, nato dal fallimento delle precedenti classi politiche e dalla reazione popolare al cancro della corruzione, appare tanto incline alla verbosità demagogica e radicaloide, quanto incapace, per dolo o per colpa, ad affrontare queste sfide.

Per le personalità culturali e politiche che abbiamo incontrato, dagli intellettuali Consalvi e Marquez, allo storico Caballero, ai giornalisti Pasquali e Bafile, al noto vignettista Zapata e per le forze politiche dell'opposizione democratica di centro sinistra e di destra, tutto questo non è figlio del caso. C'è un lucido e perverso disegno che mira a scardinare la classe media, a utilizzare la leva petrolifera per intavolare "buoni" rapporti con Governi di destra e di sinistra nel mondo, a irrobustire il controllo militare, per occludere gli spazi del dissenso che è maggioritario nel Paese.

Mentre tenta di accreditarsi come l'uomo dei poveri, il difensore degli oppressi, l'oracolo di un neoterzomondismo tanto insidioso quanto fallace, Chavez starebbe portando la Nazione al disastro.

Non meno grave è la situazione della sicurezza individuale e collettiva. Ad oggi ci sono 22 italiani che risultano scomparsi perché rapiti dalla malavita, e centinaia di persone sottoposte a taglieggiamenti, a minacce, a tentativi di sequestro. Questo mi hanno detto in tanti. Occorre fermare questa deriva! E la comunità internazionale non può mantenere un atteggiamento distratto.

L'Italia, colpevolmente fuori dal gruppo dei Paesi amici costituitosi per favorire uno sbocco democratico alla crisi venezuelana, deve adoperarsi per sostenere l'azione dell'Organizzazione degli Stati Americani e della Fondazione Carter tesa a ristabilire una situazione di certezza democratica.

E l'Unione Europea deve spingere affinché affinché venga consentito lo svolgimento del referendum revocatorio, previsto dalla Costituzione Venezuelana, che dirà se il Presidente Chavez ha ancora il consenso della maggioranza dei cittadini. E deve garantire che il referendum si tenga in condizioni di piena legalità e correttezza. Ogni tentennamento, ogni ritardo potrebbe essere fatale per una grande Nazione in cui continuano a vivere centinaia di migliaia di italiani. (Gianni Pittella, eurodeputato, responsabile Ds per gli italiani nel mondo)

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