* INFORM *

INFORM - N. 90 - 12 maggio 2003

L’editoriale di Nino Randazzo, direttore de "Il Globo" di Melbourne

Il referendum: confusione indifferenza e imbecillismo

Il governo italiano sta facendo tutto il possibile, sta di fatto incoraggiando gli italiani all’estero, che per la prima volta hanno lo "storico" diritto di voto, a non votare nel referendum del 15 giugno, ed a mettere anche a repentaglio la piena partecipazione ad altre future tornate elettorali. Sembra incredibile, ma bisogna prendere atto della realtà. Ecco due esempi, due assurde prese di posizione ufficiali, due sviluppi di una situazione paradossale che sta a dimostrare l’esistenza di una campagna passiva e strisciante in favore dell’astensionismo nella circoscrizione Estero.

La Camera ha respinto, perché "non accettato dal governo" un ordine del giorno, presentato dagli onorevoli Calzolaio, Spini e Sereni, col quale:

1) si lamentava che "l’operazione condotta dalla generalità dei consolati italiani di invio ai cittadini italiani residenti all’estero degli incartamenti volti ad aggiornare i dati anagrafici sta dando risultati limitati e preoccupanti", e che "in diversi Paesi dove sono presenti folte comunità di origine italiana appena una metà degli interpellati ha ritenuto di rispondere e di contribuire a regolarizzare la situazione anagrafica, con conseguenze preoccupanti non solo per la tanto auspicata bonifica dell’AIRE, ma anche di una soddisfacente partecipazione del voto all’estero";

2) si sottolineava "il fatto che tra le risposte sia stata molto elevata (talvolta anche superiore al trenta per cento) la percentuale di coloro che hanno compiuto l’opzione per il voto in Italia, e che tale dato, oltre a dimostrare l’inopportunità dell’invio del questionario insieme ai documenti di regolarizzazione dei dati anagrafici, accresce l’allarme sia per l’efficacia del metodo di lavoro adottato sia per la disattenzione e, forse, per la disaffezione per lo stesso esercizio del voto per corrispondenza";

3) si chiedeva, pertanto, al governo che "per colmare la distanza di attenzione per l’evento del voto per corrispondenza, che già in occasione del prossimo referendum di metà giugno 2003 troverà una prima occasione di realizzazione", venisse "predisposto e presentato in Parlamento entro il 30 luglio 2003 un piano d’informazione e di contatto rivolto alle comunità all’estero e sostenuto da risorse finanziarie adeguate, anche straordinarie".

Come accennato, il governo ha risposto picche. Con buona pace del ministro per gli Italiani nel Mondo, l’on. Mirko Tremaglia, che, che già per il referendum del 15 giugno, s’è sgolato a ripetere: "Votate come vi pare, ma votate".

E come se ciò non bastasse, ecco arrivare, per vie traverse e quasi alla chetichella, la notizia-shock che le schede elettorali per il 15 giugno non verranno spedite ai nominativi delle anagrafi consolari, aggiornate col fiato alla gola ed a trombe spiegate da un capo all’altro del globo, bensì agli iscritti nelle liste dell’AIRE approntate dal Ministero dell’Interno, dove (conoscendo la monumentale infingardaggine delle burocrazie comunali) dovranno per forza risultare a iosa autentici fantasmi, defunti, persone con acquisita cittadinanza estera mai trascritta negli uffici consolari delle circoscrizioni di residenza né tantomeno nei registri dei comuni italiani di provenienza, espatriati di cinquanta-sessant’anni anni fa ed oltre, ancora con i recapiti postali del loro primo arrivo in terra straniera, donne emigrate coi cognomi da nubili poi cambiati in seguito a mutamento di stato civile. Insomma, una valanga di plichi postali, con accluse schede elettorali, destinati ad essere rispediti al mittente, cioè ai consolati.

E c’è di più. Pare che chi ritiene di avere diritto al voto e non riceve la scheda elettorale, può rivolgersi di persona al consolato (entro un certo numero di giorni ancora indeterminato prima del 15 giugno, anche questa una barzelletta quartomondista), ed ottenerla previa verifica d’ufficio. E l’affanno, il pandemonio nei consolati, i costi d’assunzione dei contrattisti per l’aggiornamento delle anagrafi consolari? Per questo primo appuntamento elettorale, lavoro inutile, fatica sprecata. Servirà, dicono, per un’altra volta.

Adesso, intendiamoci, non è tanto sorprendente l’assenza di una campagna d’informazione all’estero su un referendum all’insegna del cretinismo su due arcane questioni - l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per l’estensione dell’illicenziabilità senza giusta causa alle aziende con meno di 15 dipendenti, e l’abolizione della servitù coattiva per il divieto di passaggio degli elettrodotti - , in merito alle quali è incline all’indifferenza e allo scherno anche la maggioranza degli italiani d’Italia. Non è tanto scandaloso il pasticcio delle liste elettorali, avendo in pratica quella del Ministero dell’Interno che prevale su quella del Ministero degli Esteri, perché alla fin dei conti non cambia la sostanza di quello che è probabilmente il più balzano referendum nella storia della Repubblica Italiana. Quanto, invece è irritante e offensiva la pretesa che gli italiani all’estero prendano sul serio l’imbecillismo - e per loro l’assoluta estraneità - delle due questioni referendarie e che si prendano la briga di riempire la scheda e spedirla. Qui non è più in gioco il diritto-dovere di votare, ma il diritto-dovere di non farsi prendere per i fondelli. (A parte il fatto che chi si astiene esprime una sua volontà, fa una libera e cosciente scelta al pari di chi vota).

Per inciso, intanto, è opportuna una nota. La confusione, i ritardi, le inadempienze nell’approntare il meccanismo del voto per corrispondenza all’estero, oltre a riflettersi sugli atteggiamenti mentali di legislatori che approvano leggi con mezze idee sugli strumenti d’applicazione e sulla relativa, e costituzionalmente obbligatoria, copertura finanziaria, viene a riproporre in forma eclatante lo scollamento - per inveterate incomunicabilità, gelosie, contrastanti metodologie e ideologie, politiche scoordinate, burocrazie a compartimenti stagni, o quant’altro - dei Ministeri dell’Interno, degli Esteri e degli Italiani nel Mondo. Quando questi tre dicasteri della cinquantasettenaria Repubblica, ancora e fino a nuovo avviso "una e indivisibile", si saranno messi d’accordo non solo su un’anagrafe unificata ma anche su una politica comune e su un programma comune per gli italiani all’estero, ce lo facciano sapere.

A questo punto, visto e considerato che il governo, l’opinione pubblica nazionale in grande e crescente maggioranza, le forze di centrodestra e di centrosinistra e le organizzazioni imprenditoriali e quelle sindacali (ad eccezione dei comunisti, dei verdi e di una parte della CGIL) guardano a questo referendum come ad una peste, una specie di SARS politica, agli italiani all’estero non resta che allinearsi, senza un "sì", senza un "no" e senza scheda bianca, ma contribuendo con un massiccio astensionismo allo sforzo dei connazionali in patria per non raggiungere il quorum elettorale del 50 per cento, per far fallire questo stramaledetto referendum. Sarà una triste ma dignitosa e necessaria scelta per gli elettori della "prima volta". Almeno non si potrà dire che gli elettori fuori d’Italia non sanno adeguarsi alla realtà interna dell’Italia. Il voto politico, quando ci sarà e quando sarà sbrogliata la matassa delle anagrafi parallele e discordanti, potrà, e dovrà, essere ben altra e più seria cosa. (Nino Randazzo-Il Globo/Inform)


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