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INFORM - N. 89 - 9 maggio 2003

Marco Fedi (CGIE) -Referendum prima verifica tecnica: "nonostante tutto voterò"

MELBOURNE - I cittadini italiani residenti all’estero saranno chiamati ad esercitare il diritto di voto, secondo le nuove norme che prevedono il voto per corrispondenza, in occasione della prossima consultazione elettorale referendaria. Sono convinto che la risposta al referendum, in termini di interesse e partecipazione, da parte delle comunità italiane nel mondo, non possa e non debba costituire un test politico ma - questo si - una prima verifica tecnica.

Non potrà essere un test elettorale per misurare la reale voglia di partecipazione dei cittadini italiani residenti all’estero per una serie di ragioni. Prima tra queste, la scelta di non votare, per non far raggiungere al referendum il quorum necessario per la sua validità, che alcuni elettori potrebbero adottare.

Il riordino dell’anagrafe non è ancora completato e comunque gli elenchi elettorali trasmessi dal Ministero dell’Interno ai Consolati sono vecchi - ed anche molto - rispetto alle operazioni di aggiornamento avviate con ritardo e con risorse limitate. L’informazione sul referendum e sui quesiti referendari è stata assente. L’informazione sugli aspetti importanti della registrazione all’anagrafe e delle responsabilità elettorali è stata segnata da improvvisazione e carenze strutturali - basti pensare ai Consolati, ormai non più in grado di rispondere, in termini di personale, alle esigenze delle comunità, costretti a ridurre i servizi ai cittadini per far fronte alla mole di lavoro richiesta da aggiornamenti anagrafici e scadenze elettorali.

Non certo ultima in importanza, la natura del referendum: percepito da molti - ad esempio per gli italiani che vivono in Australia - come strumento di consultazione sui grandi temi istituzionali o su valori e principi fondamentali per lo Stato e non certo come strumento di supplenza legislativa.

Infine la questione forse più significativa riguarda il merito dei quesiti referendari.

Le due materie al centro del referendum richiedevano l’attenzione del Parlamento. Richiedevano inoltre che il Governo, attraverso lo strumento della concertazione, lavorasse con le parti sociali per sostenere una soluzione adeguata a garantire diritti e tutelare il lavoro - per quanto concerne l’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Un Governo che consentisse ad esperti ed ambientalisti di essere ascoltati per quanto concerne gli elettrodotti. Ed un Parlamento pronto a misurarsi su questi temi, anche in maniera decisa, con una forte opposizione.

Nonostante tutto voterò. Perché ritengo che il referendum sia uno strumento importante di partecipazione politica dei cittadini - anche quando l’uso che se ne fa è sbagliato. Voterò perchè è dovere di ogni cittadino - anche quando le condizioni non sono le migliori sotto il profilo dell’informazione e della organizzazione del voto. Voterò secondo coscienza, voterò scheda bianca, consapevole che si tratta di questioni che i lavoratori, i cittadini e le imprese italiane dovranno vivere direttamente, con scarse conseguenze per noi cittadini italiani residenti all’estero. (Marco Fedi*-Inform)

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* Membro del Comitato di Presidenza del CGIE


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