* INFORM *

INFORM - N. 83 - 30 aprile 2003

Un articolo di Carlo Costalli, Presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL)

1° maggio - più sviluppo, più lavoro, migliore qualità della vita

ROMA - Sono passati sotto silenzio gli ultimi dati dell’ISTAT sull’occupazione nel 2002. Eppure sono molto eloquenti. ‘Schiacciati’ dalla guerra all’Iraq, sono scivolati via sulla pelle di un’opinione pubblica distratta e preoccupata. I media, per la verità, se ne occupano poco, soprattutto se si tratta di andare ad analizzarli in profondità.

Lo scorso anno i nuovi posti di lavoro sono cresciuti di 318 mila unità e si è raggiunto il massimo storico dell’occupazione nel nostro Paese: 21,829 milioni. La disoccupazione è al minimo: 2,164 milioni, con un tasso ormai stabilmente sotto il 9%, il più basso degli ultimi dieci anni. Non ci interessa tanto ricordare questi dati per attribuire dei meriti (anche perché sono il frutto di politiche impostate nel corso degli ultimi cinque-sei anni), ma per capire la direttrice di marcia.

L’occupazione è cresciuta dell’1,5%, mentre l’economia è cresciuta dello 0,4%.

La domanda è: potrà crescere, e sino a quando, un’occupazione senza creazione di ricchezza? Dei 315 mila posti in più, hanno beneficiato soprattutto le donne (117 mila contro i 138 posti dei maschi), ma anche il Sud è cresciuto relativamente molto (112 mila nuovi posti contro i 123 mila del Nord). Sono cresciuti i posti dipendenti (333 mila), mentre sono diminuiti i lavoratori autonomi (18 mila in meno). Oggi gli autonomi sono sotto i 6 milioni, i dipendenti quasi 16 milioni. Non tutto il lavoro creato nel 2002 è atipico o ‘precario’, come si tende a dire. Quest’ultima categoria infatti è cresciuta ‘solo’ di 155 mila unità, mentre i posti fissi di 218 mila unità.

Molto si è fatto, molto resta da fare. C’è da chiedersi che cosa sarebbe successo se si fossero introdotte più rapidamente le riforme, con tutto il loro corollario di nuove norme agevolative.

Ad un anno di distanza dalla morte del prof. Marco Biagi e mentre stiamo affrontando un Referendum sull’art. 18, che è ‘l’opposto’ di quanto Biagi auspicava, è necessario rilanciare il dialogo sociale, assecondare tutte le aspirazioni riformiste di chi pensa e lavora per progettare un nuovo e più efficiente mercato del lavoro e ‘battere’ la dura opposizione alle idee di modernità di Biagi, che ancora è viva nell’ambito di alcuni settori politici, sociali, sindacali, accademici. E’ un’opposizione dura, che nasce da una posizione oggettivamente conservatrice, e che inevitabilmente finisce col favorire lo scontro sociale; scontro che può diventare anche violento.

Ma in occasione della ricorrenza del 1° maggio è a nostro giudizio primario ‘pensare’ anche alla qualità della vita del lavoratore.

In quest’ottica e con questo spirito, il Movimento Cristiano Lavoratori ha lanciato una Campagna nazionale di formazione, di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di stimolo per gli Organi responsabili della vita del Paese, che sfocerà in un Appello alle Istituzioni e alle forze politiche e sociali (con annessa raccolta di firme) finalizzato a promuovere il carattere festivo della domenica.

Oggi il lavoro domenicale va estendendosi anche in attività che non lo necessitano dal punto di vista tecnico-produttivo e in servizi non di sostanziale utilità pubblica. Ciò significa che i molti lavoratori via via coinvolti in questo processo, effettuino il riposo settimanale in un giorno feriale qualsiasi.

Come è evidente, la perdita del giorno comune di festa si ripercuote pesantemente e negativamente sia sulla vita familiare sia su quella delle comunità cristiane e civili, alimentando un pericoloso processo di frammentazione sociale. La Domenica è infatti il giorno della festa, cioè del comune ritrovarsi per coltivare quelle relazioni umane e quelle dimensioni della vita che non obbediscono alle logiche del produrre e del consumare.

Permettere che anche la Domenica diventi un giorno come gli altri significa incoraggiare una cultura già tutta protesa al guadagno, al profitto, al consumo.

La raccolta delle firme inizierà ufficialmente in tutta Italia proprio in significativa coincidenza con la Festa del Lavoro del 1° maggio. (Carlo Costalli-Inform)


Vai a: