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INFORM - N. 82 - 29 aprile 2003

Marco Fedi (CGIE): Votare per contare

MERLBOURNE - La questione dell’esercizio in loco del diritto di voto, affrontata con determinazione nella trascorsa legislatura - ed oggetto di ben due modifiche Costituzionali, una legge ordinaria ed un regolamento di attuazione - si ripresenta ora in una veste più politica, legata ai futuri possibili schieramenti, alle candidature, alla scelta del percorso che dovrebbe comunque - vale la pena ricordarlo - portarci all’esercizio di un voto che non crei gabbie o ghetti rappresentativo-culturali ma consenta agli italiani all’estero di contare, nella giusta misura, nella vita politica nazionale ed internazionale.

Il nostro dovere in questo momento è assicurare un dibattito sereno ma che abbia alcuni punti di chiarezza: le forze politiche che nella trascorsa legislatura, ed ancora oggi, si sono impegnate ogni giorno - in Parlamento e nel Governo - per assicurare che si passi alla fase di realizzazione del voto, con un’anagrafe unica, certa ed accurata, un’informazione garantita e pluralista, a cominciare dal prossimo referendum, rappresentano la migliore risposta ai sostenitori di un non-ruolo per i partiti politici. Sarebbe un grave danno per la democrazia se ciò avvenisse.

I partiti debbono invece fare un passo avanti e nessuno indietro. Dare piena legittimità alla rappresentanza creata in Parlamento, assumendo l’impegno di sviluppare politiche che guardino anche alle comunità italiane nel mondo come parte sia della politica estera che delle strategie per rafforzare i legami commerciali, culturali e politici dell’Italia con i Paesi di residenza.

La società civile, che non si ritrova sempre interamente rappresentata dalle e nelle associazioni, dovrà e potrà partecipare, attraverso il confronto delle idee, alla definizione delle priorità per le comunità italiane nel mondo. Ogni forza politica definirà i propri obiettivi programmatici. In Parlamento, come nel corso di ogni dibattito politico quotidiano, sarà possibile far nascere convergenze, alleanze, scelte comuni ed una nuova possibile politica condivisa dalle forze parlamentari. Con una importante novità che credo debba costituire un elemento migliorativo: la formazione, anche all’estero, delle coalizioni.

Un Ulivo allargato che agisca all’estero, tra le nostre comunità ma anche nei confronti dei Paesi di residenza, rappresenta per il centro-sinistra la miglior risposta a chi fomenta divisioni. Sarà un percorso irto di ostacoli – non ultimo quello della scelta dei programmi e dei candidati – ma il cui tentativo rappresenta già un impegno ed un riconoscimento della pari dignità dei cittadini italiani residenti all’estero.

I partiti debbono imparare ad ascoltare. Il miglior insegnamento arriva proprio dalle comunità italiane all’estero che conoscono ed apprezzano il lavoro delle associazioni, chiedendo che sia sempre valorizzata, sostenuta e non ostacolata la progettualità di cui sono portatrici, ma che contemporaneamente chiedono un impegno diretto, puntuale e legato alle scelte di indirizzo e di programma delle forze politiche. Nulla di meno e nulla di più per puntare ad avere una rappresentanza democratica, portatrice di valori ed idee, inserita dove può contare e far contare il voto dei cittadini italiani nel mondo. (Marco Fedi*-Inform)

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* componente del Comitato di Presidenza del CGIE


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