* INFORM *

INFORM - N. 80 - 25 aprile 2003

Tremaglia: il 25 aprile giornata della pacificazione. Nessun revisionismo

"La storia non deve essere strumentalizzata dalla politica. Non rinnegherò mai la mia vita. Rispettare la legge e onorare i caduti della Repubblica Sociale Italiana"

ROMA - In merito alle polemiche già sorte in vista del 25 aprile, in una dichiarazione Mirko Tremaglia, "Ministro della Repubblica", chiarisce: primo, che la Storia non può e non deve mai essere strumentalizzata dalla politica; secondo, che non vi è in atto alcun revisionismo.

Ognuno - afferma Tremaglia - mantiene il rispetto della propria vita e della propria storia. Io, orfano di guerra, ho scelto da volontario la Repubblica Sociale Italiana, perché ho creduto nei princìpi e negli ideali dell’onore contro il tradimento. Ho creduto, del resto, necessaria la RSI di fronte alle vicende dell’8 settembre che determinarono l’ira di Hitler contro l’Italia. L’8 settembre lasciò il popolo italiano e l’esercito italiano, da Roma in su, abbandonati e senza ordini. Ma Hitler mandò a Mussolini quel famoso telegramma, pubblicato da Renzo De Felice: «Se voi non assumete il comando della nuova Repubblica, io mi comporterò in Italia come ho fatto in Polonia, e peggio».

Sono chiarissimo contro il revisionismo: ognuno difende la propria vita e non la rinnega. Noi abbiamo continuato a combattere a fianco degli stessi con cui avevamo cominciato la guerra, gli altri hanno scelto di allearsi con gli anglo-americani e con Stalin. Questa è la verità. Per le conseguenze della Seconda guerra mondiale, aggiungo che i popoli dell’Europa Orientale, dalla Polonia alla Germania Est fino all’Ungheria, alla Romania, all’Albania, alla Cecoslovacchia e alla Bulgaria ecc., alla fine del conflitto sono rimasti sotto il giogo del bolscevismo e hanno subito la dittatura comunista, senza libertà. Sono occorsi altri 40 anni di Guerra Fredda per ottenere la caduta del Muro di Berlino e la libertà.

Ora occorre guardare agli italiani: dopo 50 anni, è necessario che quanti non si sono macchiati di crimini si stringano la mano sul piano della pacificazione nazionale. Luciano Violante, rivolto a me nell’Aula di Montecitorio, il 14 marzo 2001 ha affermato: «Noi dobbiamo tramandare alle nuove generazioni i princìpi e gli ideali per i quali abbiamo combattuto, diversi tra noi, ma che tutti si identificano nella Storia del nostro Paese, come si identifica la sua vita» (parole, ripeto, rivolte a me, come risulta dal resoconto stenografico). Questo può essere il primo passo verso la pacificazione.

Io che ho visitato a Trieste, nello stesso giorno, le Foibe di Basovizza e la Risiera di San Sabba, alla vigilia del 25 Aprile voglio dire che è giunto il momento finalmente di applicare una legge della Repubblica, L. 9 gennaio 1951 n. 204, sulle Onoranze ai Caduti in guerra. Questa legge prevede le onoranze anche per i Caduti della Repubblica Sociale Italiana. Lo dico a tutte le Istituzioni perché rispettino la legge. Così io mi comporto: anche ufficialmente, come Ministro della Repubblica, onoro pure questi Caduti. Per questo parlo di Giornata della Pacificazione, con l’onore e la devozione verso i Caduti di una parte e dell’altra. Questa è civiltà e, ripeto, osservanza della legge della Repubblica. Non possono essere certamente dimenticati - conclude Tremaglia - tutti i morti uccisi finita la guerra e quelli degli eccidi dopo il 25 Aprile: le Foibe, il Triangolo della Morte e, tra le altre, le stragi di Oderzo, di Schio, di Codevigo, di Rovetta e di Vercelli. (Inform)


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