* INFORM *

INFORM - N. 79 - 24 aprile 2003

L’editoriale di Nino Randazzo, direttore de "Il Globo" di Melbourne

Voto all’estero e il cavallo di Caligola nel Senato

Anticipiamo, con la complicità del… fuso orario, l’editoriale di Nino Randazzo che compare venerdì 25 aprile su "Il Globo" di Melbourne e "La Fiamma" di Sydney.

Che nell’opinione pubblica italiana in generale ci fosse una vasta mancanza di coscienza e conoscenza sulla realtà degli italiani all’estero, è cosa risaputa. Ma che tale ignoranza raggiungesse persino una parte dei vertici politici e legislativi, più che sorprendente, è avvilente, specie alla vigilia dello storico primo esercizio di voto all’estero. Sembrerebbe incredibile, ma si ha ragione di credere che persino parlamentari, i quali hanno votato non si sa come e non si sa perché il complesso di leggi e regolamenti per la costituzione della circoscrizione Estero e per l’esercizio del voto per corrispondenza, non hanno neppure letto le disposizioni che hanno votato in aula.

Non altra conclusione si può trarre da uno stupefacente articolo apparso sul quotidiano "Il Tempo" di Roma, del 19/4/03 sotto il titolo: "Minardo: saranno quattro milioni gli italiani all’estero che voteranno. Al Senato il neo-comitato per i nostri connazionali". Già il primo paragrafo dell’articolo mozza il fiato per la…eccezionalità dell’annuncio, la…acutezza dell’analisi, la…novità rivoluzionaria della cosa che nessuno poteva manco sognarsi: "Ci sono sessantacinque milioni di nostri connazionali sparsi per il mondo che, anche se lontano, si interessano al loro Paese d’origine, conservando un fortissimo legame per le loro radici e tradizioni, tanto che vorrebbero partecipare in maniera fattiva alla vita politica italiana. Per tutti loro a febbraio si è insediato al Senato il Comitato per gli Italiani all’Estero, presieduto dal senatore Riccardo Minardo di Forza Italia e composto da dieci senatori in rappresentanza di tutti i partiti".

Ci rallegriamo. Erano secoli che si aspettava questo comitato senatoriale per affrontare i problemi dei "65 milioni di connazionali sparsi per il mondo", pronti, con la bava alla bocca, frementi, impazienti di gettarsi nella mischia politica italiana; problemi che meritano bene l’urgente attenzione dei dieci legislatori con gli annessi e connessi di riunioni, gettoni di presenza, audizioni con supporto segretariale, trasferte ai quattro angoli della terra. Infatti, alla domanda "Quando si riunisce il Comitato e quali saranno i prossimi temi sul tappeto?", il senatore Minardo risponde: "La convocazione viene fatta una volta a settimana, qui al Senato. Nella prossima riunione si svolgerà l’audizione del segretario del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, Narducci, che risiede in Svizzera. Poi toccherà al ministro Tremaglia. Ma in programma abbiamo anche numerose visite, agli italiani in Argentina (i più numerosi), in Brasile, negli USA, in Germania, Francia e Svizzera".

In Australia siamo salvi, protetti dalla barriera asiatica della "polmonite atipica" che è venuta ad ergersi sulla rotta aerea tra l’Europa e questa parte del mondo. E sono salvi anche i connazionali, i veri e i presunti, in Canada, dove "il morbo infuria" e sarebbe da irresponsabili mettere a repentaglio la salute anche di una parte minima della crema politica italiana.

E non è tutto. L’articolista pone la domanda: "Tra poco, con il referendum del 15 giugno, gli italiani all’estero voteranno per la prima volta: quanti saranno?". Ecco la risposta testuale del presidente del neo-comitato: "Dovrebbero essere circa quattro milioni gli aventi diritto al voto, perché occorre avere la doppia cittadinanza. Di questi, due milioni risiedono nei Paesi comunitari e gli altri due negli Stati extra CEE (sic!), di cui un milione e duecentomila in Argentina. Con il ministro Tremaglia stiamo cercando di farli votare per corrispondenza. Visto che generalmente c’è scarsa partecipazione al referendum, tentiamo di facilitare loro il compito. Una volta ricevute le schede a casa, potranno consegnarle al consolato italiano più vicino. Sarà poi compito del governo prelevare le schede con gli aerei di Stato".

Ora si salvi chi può. Non bastavano i pasticci già combinati per l’aggiornamento delle anagrafi consolari, con una modulistica che più confusa, sgangherata e fuorviante non si poteva. Non bastava apprendere dalle segnalazioni di ambasciate e consolati che se si arriverà nella circoscrizione Estero ad un milione e mezzo di elettori sarà un miracolo. Altro che quattro o 64 milioni! Non bastava sapere fin dalla partenza che per il referendum del 15 giugno sul fantomatico Articolo 18 gli elettori italiani all’estero sono altrettanto frastornati o abulici dei loro connazionali in patria, che il "sì" significa "no" al licenziamento senza giusta causa nelle aziende con meno di 15 dipendenti e il "no" significa "sì", e che probabilmente l’aggiunta di un altro milione e mezzo di unità alla base elettorale nazionale contribuirà a rendere più difficile il raggiungimento della prescritta quota partecipativa minima del 50 per cento ed a far fallire il referendum stesso. Non bastava che venissero ora a dirci per bocca di un qualificato legislatore su uno scranno di Palazzo Madama che per votare all’estero ci vuole la "doppia cittadinanza", e che, gli italiani all’estero, "si sta cercando di farli votare per corrispondenza". (Caro Tremaglia, dopo la tua faticaccia è tutto da rifare coi tuoi stessi colleghi parlamentari!).

Non bastava questo e quant’altro in tutta la grottesca sarabanda. Ci mancava anche di apprendere ora che il voto per corrispondenza si esercita riempendo la scheda che arriverà a casa per posta e andando a consegnarla poi al più vicino consolato (prenotare in tempo i biglietti aerei dalla Pampa argentina e dai territori australiani del Nord!), per essere prelevata e portata a Roma da un aereo di Stato.

Adesso, una delle due: o le balorde dichiarazioni sono state inventate, e allora il senatore Minardo (un siciliano di Modica, in provincia di Ragusa, per il quale i problemi dell’emigrazione dovrebbero essere "di casa") sarebbe in dovere di smentirle; oppure sono vere. In quest’ultimo caso ci sarebbe da disperarsi fino a un "suicidio civile" o da spanciarsi per le risate. E il minimo che il ministro Tremaglia e il segretario generale del CGIE Narducci dovrebbero fare, sarebbe di rifiutare di presentarsi alle progettate audizioni fin quando il presidente del comitato senatoriale in questione non avrà letto i testi delle leggi e dei regolamenti sul voto nella circoscrizione Estero che presumibilmente anche lui stesso ha a suo tempo votato. Ah, senatori, senatori della Repubblica italiana! Di questo passo farete rimpiangere la saggezza della scelta dell’imperatore romano Caligola, che nominò senatore il suo cavallo. Almeno era un cavallo! (Nino Randazzo)


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