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INFORM - N. 78 - 23 aprile 2003

"Afro: La pittura italiana prende colore"

Inaugurata a Roma una grande mostra del più giovane dei fratelli Basaldella che ha operato ed è conosciuto in tutto il mondo

ROMA - Dopo oltre 25 anni, Roma torna a rendere omaggio ad un grande pittore udinese che – dopo i processi di formazione a Firenze, Venezia e Milano – sulle rive del Tevere ha certamente vissuto uno dei momenti decisivi per il suo sviluppo artistico. Al soggiorno romano seguiranno quelli operosi di Rodi, Parigi, New York e l’incarico d’insegnamento quale "artist in residence" al Mills College di Oakland in California.

I fratelli Basaldella hanno rappresentato il singolare caso di una famiglia artistica del Novecento che ha saputo innestare su una cultura di base sicuramente friulana, tematiche e ansie del mondo europeo e americano, svolgendo per alcuni decenni un ruolo sicuramente da protagonisti nel panorama artistico contemporaneo. Per Dino vanno segnalate almeno le sculture del 1943 all’EUR di Roma, quella del 1968/69 per il Monumento alla resistenza di Udine e la grande scultura in ferro dipinto del 1973 dedicata a Kennedy. Mentre di Mirko non si può fare a meno di ricordare il capolavoro monumentale rappresentato dalla Cancellata d’ingresso del Mausoleo delle Fosse Ardeatine ed il Soffitto della sala delle assemblee generali della FAO a Roma.

Afro Basaldella, nato a Udine nel 1912, già nel 1935 espone alla II Quadriennale assieme ai giovani pittori della scuola romana. Recatosi a Parigi assieme a Mirko, è particolarmente colpito dalle soluzioni cromatiche degli impressionisti, ma soprattutto ha la rivelazione del cubismo, la cui scoperta resterà fondamentale per gli ulteriori sviluppi della sua arte. Nel 1938 è presente per la prima volta alla Biennale di Venezia, cui faranno seguito tante altre significative partecipazioni.

Gli anni tra il 1942 e il ’45 saranno cruciali per Afro, che si muove verso soluzioni pittoriche sempre più consapevoli del linguaggio artistico internazionale. Nel 1949 infatti è a New York, dove continuerà ad esporre regolarmente fino al 1968, vincendo anche nel 1960 il premio Guggenheim con l’Isola del Giglio. Nello stesso tempo è presente con lavori e mostre in tanti altri paesi d’America e d’Europa. Ricorderemo qui solo il grande murale (2,80 per 7 metri) realizzato nel 1958 per il Palazzo dell’UNESCO di Parigi e la grande personale, con oltre 200 opere, allestita nel 1969 alla Kunsthalle di Darmstadt, successivamente ospitata anche alla Nationale Galerie di Berlino ed nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Segnato dalla morte del fratello Mirko cui era molto legato, avvenuta alla vigilia di Natale del 1969, e colpito una prima volta da una grave malattia nel 1971, sembra quasi rinchiudersi in se stesso; ma poi riprende a lavorare con grande slancio e si dedica in particolare alla grafica, realizzando importanti serie d’incisioni. Colpito nuovamente dalla malattia, muore a Zurigo il 24 luglio 1976.

La mostra inaugurata a Roma presenta con oltre 130 dipinti, molti dei quali mai esposti in Italia, il percorso artistico di Afro partendo dal suo personalissimo stile neo cubista degli anni ’40. Viene esplorata poi l’evoluzione della sua ricerca sulla luce e il colore ed approfondito il periodo trascorso negli Stati Uniti. In chiusura si possono ammirare le opere figurative ispirate ai paesaggi romani, per ritornare poi al momento di partenza della mostra, a testimonianza quasi di una circolarità del lavoro di Afro di cui la ricerca del colore è senza dubbio il centro.

Da qui il titolo dato alla mostra, la quale rappresenta un grande e significativo omaggio a questo artista che partito da Udine, con già certamente la percezione del colore della grande pittura veneta, è entrato a far parte a pieno titolo del mondo artistico contemporaneo. Il visitatore si rende conto di tutto questo e di quanto sia vero anche ciò che ha scritto James Johnson Sweeney: "Un quadro di Afro non è una rappresentazione, ma una celebrazione festosa". (G. D.-Inform)

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La mostra Afro, la pittura italiana prende colore - Roma, Palazzo Venezia, con ingresso in Via del Plebiscito, 118 - rimarrà aperta fino al 10 giugno e si può visitare dalle ore 10 alle 19 tutti i giorni, escluso il lunedì.


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