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INFORM - N. 77 - 22 aprile 2003

L’editoriale del direttore de "Il Globo" di Melbourne

L’Italia ed una brutta piega nei rapporti Australia-Unione Europea

MELBOURNE - L’atteggiamento del governo australiano, da sempre poco conciliante e intriso d’acidità, nei confronti dell’Unione Europea ha preso un’ulteriore brutta piega a seguito della crisi irachena. Ne è riprova la bordata dell’altro ieri del ministro degli Esteri di Canberra, Alexander Downer, il quale, presente in Australia il commissario per le relazioni esterne dell’Unione Europea, Chris Patten, ha sostenuto che "gli europei hanno danneggiato le Nazioni Unite".

Le parole di Downer, appena reduce da una visita negli Stati Uniti, dove ha ribadito l’eterna alleanza di Canberra con Washington sul Medio Oriente e su tutto il resto, non sorprendono, conoscendo l’uomo e la linea politica del governo di cui è esponente di punta, ma non mancano di creare disappunto e rammarico in tutti coloro che hanno una visione più realistica ed oggettiva dei rapporti dell’Unione Europea con gli altri blocchi del mondo, e dei valori ed obiettivi dell’Unione Europea.

Non è un mistero che l’Australia è una sicura alleata degli Stati Uniti non solo su tutti i campi di battaglia dove Washington l’ha chiamata al proprio fianco, ma anche nel malcelato tentativo di scardinare l’Unione Europea, potenzialmente, anche se in un futuro ancora incerto, un’aggregazione politica ed economica in grado di tener testa a quella che è oggi la più grande potenza mondiale. Emarginare e screditare l’ONU, dove la maggioranza dei Paesi membri dell’Unione Europea ha contestato agli USA il diritto divino d’arbitraggio di tutte le controversie dell’universo mondo, è anche un modo di attaccare l’Unione Europea. E l’Australia - ma non l’altro partner nella guerra del Golfo, la Gran Bretagna - considera la rinnovata strategia americana anti-europea come un invito a nozze. Ma ci sono buone ragioni per ritenere che il governo australiano, alla guida di quella che dopo tutto resta ancora un’entità nazionale essenzialmente europea, si stia sbagliando sul corso e gli obiettivi della nuova Europa unita.

Appena la settimana scorsa, al vertice di Atene dove è stato deciso l’allargamento dell’UE ad altri dieci Paesi, gli europeo-unitari, incluso il britannico Blair, hanno votato un documento comune in senso opposto alle intenzioni americane, col quale si chiede un ruolo centrale delle Nazioni Unite nel processo di ricostruzione dell’Iraq. Ora, alla vigilia del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, che inizia in luglio, forse a Canberra le rappresentanze diplomatiche dell’Italia e dell’Unione Europea (l’ambasciatore a capo di quest’ultima è l’italiano Piersilvio Mazzocchi) proveranno ad ammorbidire la pretestuosa e preconcetta linea australiana anti-UE, se non altro considerando che la quasi totalità di questa nazione, per rapporti di storia, di sangue, di cultura, è più legata a quella matrice europea che oggi forma il cuore dell’UE che a qualsiasi altra parte del mondo.

Ma purtroppo oggi non è neppure facile per l’Italia farsi portabandiera dell’Unione Europea negli altri quattro continenti abitati del mondo, perché a Roma in seno allo stesso governo si trovano non solo gli "euroscettici" sornioni ma moderati, ma anche dei nemici giurati dell’Unione Europea, quali appunto gli esponenti della Lega Nord. Il gruppo di Bossi è pronto a tutto per sabotare l’UE, e lo dice apertamente. La Lega ha già minacciato di dire no - e far dire no al governo - alla Carta Costituzionale europea in fase di elaborazione ed ai nuovi progetti di comuni politica estera e assetto difensivo. La grave situazione è stata sottolineata, a fine settimana, in un accorato appello all’unità del presidente della Camera dei deputati, Pierferdinando Casini, il quale ha ricordato: "Troppe volte esponenti politici italiani sono stati impegnati in pellegrinaggi all’estero per denigrare o utilizzare il palcoscenico della politica europea per polemiche nazionali. Questo non è bello: un sistema-Paese all’estero deve infatti presentarsi unito con grande senso di responsabilità. Gli altri Paesi lo fanno e gli italiani tante volte mancano questo appuntamento".

Non è solo, dunque, il governo australiano a remare contro l’Unione Europea. Neppure a Roma mancano gli oppositori al più alto livello politico che chiedono ufficialmente di rinnegare l’Europa nata dai "trattati di Roma". Anche in relazione alla presenza italiana in Australia, l’auspicio è che la diplomazia abbia maggiori capacità e senso di responsabilità di certa classe politica italiana. (Nino Randazzo-Il Globo/Inform)


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