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INFORM - N. 73 - 16 aprile 2003

Il Parlamento approva l’invio di un contingente italiano in missione umanitaria in Iraq

ROMA - Prima il Senato e poi la Camera hanno dato il "via libera" alla missione umanitaria italiana in Iraq. Il contingente sarà formato da circa 3.000 militari. Al Senato l’unica mozione approvata è stata quella della maggioranza, mentre alla Camera si è avuta una parziale convergenza tra maggioranza e parte dell’opposizione. Infatti a Montecitorio, oltre alla mozione della maggioranza, è stata approvata con l’astensione di Forza Italia, An e il no dela Lega, una parte della risoluzione presentata da Ds, Margherita, Sdi e Udeur sull'invio di un contingente umanitario in Iraq. A sua volta, parte del centrosinistra si era astenuto su alcune parti della mozione della maggioranza. Contrari invece, Pdci, Prc e Verdi. Il Ministro degli Esteri Frattini ha espresso soddisfazione per la convergenza tra maggioranza e parte dell’opposizione attraverso le astensioni incrociate sulle mozioni.

Frattini: non possiamo rimanere inerti

Facciamo uscire gli iracheni dal loro isolamento dal mondo esterno e dal trauma della dittatura. Così il ministro degli Esteri Frattini si era espresso intervenendo nei due rami del Parlamento. Occorrono tremila uomini del genio, della marina e dei carabinieri per assicurare la sicurezza e l'operatività della missione italiana di soccorso e ricostruzione in Iraq. Il governo si impegna a trovare una soluzione condivisa dai Quindici, ma questo non deve far passare in secondo piano l'urgenza della situazione sanitaria ed umanitaria.

"Non possiamo rimanere inerti mentre il Consiglio di Sicurezza - ha detto il Ministro degli Esteri - sta avviando il lavoro necessario per permettere alle Nazioni Unite di svolgere quel ruolo che la comunità internazionale e anzitutto l'Italia desidera che abbiano le Nazioni Unite in Iraq, ruolo che dovrà coinvolgere anche le organizzazioni regionali. Penso ovviamente e anzitutto all'Unione Europea e alla NATO, che hanno operato con successo in altri teatri del peace keeping. Al Consiglio affari generali di Lussemburgo, abbiamo dovuto prendere atto che i processi decisionali dell'Unione richiedono, per loro natura, tempi che riflettono procedure complesse. Lo ha confermato la stessa Presidenza greca che, per questo motivo, malgrado il suo impegno, ha precisato di non poter aprire una discussione di merito sul futuro dell'Iraq in occasione del Consiglio europeo di Atene. Questo non vuol dire che verranno meno, anzi saranno convinti e costanti, il nostro fermo impegno e impulso per trovare una soluzione condivisa dai Quindici e, come è ovvio, non avversata dai dieci Paesi che domani firmeranno ad Atene il Trattato di adesione all'Unione Europea.

"Ma nessuno può consentire che, mentre affrontiamo al Palazzo di Vetro e a Bruxelles il dibattito politico e istituzionale sulla ricostruzione dell'Iraq, il popolo iracheno sia lasciato solo dinanzi ad un'emergenza sanitaria che si aggrava giorno per giorno e che non tollera più interventi tardivi nella riparazione e nel pronto soccorso: non possiamo permettere che il dopoguerra rischi di fare più vittime della guerra stessa. La missione che avremo in Iraq non è l'ISAF dell'Afghanistan e neppure quelle dei Balcani; missioni, queste, destinate alla stabilizzazione politica, sociale, oltre che alla sicurezza. Quella dell'Iraq di oggi - ha precisato Frattini - è invece una missione che ha scopo emergenziale, umanitario, per salvaguardare, mentre il quadro internazionale si definisce, le condizioni di vita quotidiana della popolazione". (Inform)


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