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INFORM - N. 71 - 14 aprile 2003

"Immigrati anziani a Basilea: una sfida, una risorsa"

L’associazione Pro Migrante ha organizzato un Seminario di studio sulle condizioni di vita degli italiani anziani che vivono a Basilea: un’occasione per sensibilizzare le istituzioni interessate dalla tematica: "Anzianità e migrazione".

BASILEA - Sabato 5 aprile, si è svolto a Basilea il Seminario di studio: "Immigrati anziani a Basilea: una sfida, una risorsa". Il convegno è stato organizzato dall’associazione Pro Migrante e dal Centro Studi e Ricerche per l’Emigrazione (CSERPE) ed ha visto la partecipazione di autorità dell’amministrazione cantonale, come il Consigliere di Stato Jörg Schild e il Delegato per l’immigrazione e l’integrazione Thomas Kessler, e di rappresentanti della comunità italiana, tra cui il Console Generale d’Italia, Antonio Mescolini e il Segretario generale del CGIE, Franco Narducci.

Obbiettivo della giornata di studio era la presentazione di una ricerca, realizzata dai volontari di Pro Migrante tra gli italiani anziani che abitano a Basilea, e la riflessione sulle condizioni di vita delle persone che hanno raggiunto la terza età in emigrazione. Contrariamente alle attese, infatti, una parte cospicua degli immigrati giunti in Svizzera negli anni ’50 e ’60 non fa ritorno nel paese di origine una volta raggiunto il pensionamento. Ciò significa che anche le organizzazioni e le strutture che si occupano degli anziani dovranno nell’immediato futuro tener conto di una clientela che presenta caratteristiche ed esigenze particolari, legate all’esperienza migratoria e all’appartenenza ad una diversa cultura.

I risultati della ricerca

Per quanto riguarda lo svolgimento del convegno, durante la mattinata Ada Cossu e Giuseppe Ribaudo, che fanno parte del direttivo di Pro Migrante, e P. Giovanni Graziano Tassello, responsabile del CSERPE, si sono alternati nell’illustrare gli aspetti metodologici della ricerca, i principali risultati riguardanti le condizioni di vita, il grado di integrazione e le aspirazioni dei prepensionati e pensionati italiani e, infine, le proposte di intervento rivolte alle organizzazioni che nel cantone di Basilea Città sono impegnate nel settore degli anziani.

Nel corso dell’inchiesta sono stati intervistati 110 italiani che hanno superato il 58° anno di età e che abitano a Basilea-Città o nelle immediate vicinanze; sono stati, inoltre, inviati dei questionari postali ad istituzioni svizzere che si occupano della terza età e ad associazioni dei migranti. La ricerca è stata svolta da giovani adulti della seconda generazione italiana, che hanno prestato gratuitamente il loro tempo per questa iniziativa. L’incontro intergenerazionale si è rivelato un’occasione preziosa per prendere coscienza della propria storia di emigrazione e delle proprie radici e per esercitare una nuova forma di solidarietà tra persone di età diverse.

Il dato più significativo che risulta dalle interviste è, in effetti, lo stretto legame della prima generazione italiana con i propri figli. È per loro che un buon numero di anziani rinuncia definitivamente al rientro in patria: sogno sempre presente nel progetto migratorio di tutta una vita. Ripartire per l’Italia significa allontanarsi da figli e nipoti, affrontare una nuova emigrazione verso un paese in parte divenuto straniero e rinunciare anche ad alcuni aspetti positivi della Svizzera, come il sistema sanitario.

Scarso contatto con le istituzioni che si occupano degli anziani

Le condizioni di vita degli immigrati anziani non sono del tutto soddisfacenti. In proporzione maggiore rispetto ai loro coetanei svizzeri essi lamentano uno stato di salute non ottimale. Venuti in Svizzera come forza lavoro sana e giovane, sono stati impiegati in lavori pesanti che hanno contribuito ad un peggioramento più rapido delle loro condizioni fisiche. Il fatto di aver occupato posti di lavoro scarsamente retribuiti, inoltre, ha come conseguenza un più basso livello delle pensioni d’invalidità e di anzianità.

Tutto questo si accompagna ad una certa impreparazione da parte dei pensionati ad affrontare la nuova fase di vita che sta loro dinanzi. Dopo un’esistenza dedicata soprattutto al lavoro – e questo vale in buona parte anche per le donne - per garantire il mantenimento della famiglia, è difficile allargare i propri orizzonti ad altri interessi, soprattutto al di fuori della cerchia parentale.

Le associazioni a cui sono legati appaiono per lo più come una famiglia allargata. Esse offrono soprattutto occasioni di intrattenimento e di ritrovo, ma non sono ancora molto diffuse proposte più formative e stimolanti.

Non scontato è anche il rapporto con le istituzioni svizzere per mancanza di conoscenze linguistiche e soprattutto per una certa sfiducia, alimentata in tanti anni di emigrazione da una politica per l’integrazione deficitaria proprio nei confronti della generazione dei Gastarbeiter.

Come risulta dalla ricerca di Pro Migrante, le organizzazioni svizzere preposte all’assistenza degli anziani stentano a raggiungere gli stranieri. Per questo, tra le proposte avanzate durante il convegno vi è quella di creare strutture ponte all’interno delle comunità emigrate, che attraverso dei meditatori riescano ad avvicinare gli anziani a istituzioni come Pro Senectute e Spitex. Queste ultime, da parte loro, dovrebbero attuare al loro interno una necessaria apertura interculturale, assumendo personale di origine straniera e operatori formati nel campo dell’assistenza transculturale. La collaborazione tra i vari attori del settore "anzianità e migrazione" diventa sempre più essenziale.

Pensionati di origine straniera: una risorsa tutta da scoprire

Il titolo del Seminario di studio rivela anche un altro aspetto importante: gli immigrati anziani non sono solo un problema; essi rappresentano una risorsa, forse, ancora inespressa, ma sicuramente preziosa per la comunità italiana e per la società svizzera. Il loro bagaglio di valori, di esperienze, di sacrificio, di superamento delle barriere culturali attraverso l’emigrazione deve poter essere portato a galla e comunicato alle generazioni più giovani. Nel corso della tavola rotonda del mattino e degli interventi del pomeriggio, che hanno coinvolto le istituzioni svizzere interessate al tema "terza età" e le associazioni italiane, anche questo aspetto è stato preso in considerazione. È emersa la necessità di creare offerte mirate per il tempo libero degli anziani, per portarli a scoprire nuove dimensioni della vita, come gli aspetti culturali e formativi o le possibilità di solidarietà e di impegno per gli altri anche al di fuori della famiglia. Importanti tentativi sono stati già stati realizzati a Basilea da Pro Migrante: cicli di conferenze per la preparazione al pensionamento, corsi di informatica e di Internet, visite ai musei, ginnastica per anziani. Altre iniziative come corsi di lingua tedesca e italiana sono in programma per quest’anno.

Essenziale è non lasciarsi sfuggire l’occasione di vivere l’età della pensione come una fase in cui allargare i propri legami sociali e continuare a dare il proprio contributo specifico e diverso alla comunità di appartenenza e alla società svizzera. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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