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INFORM - N. 70 - 10 aprile 2003

Le Acli ancora in piazza: un appello per la democrazia in Iraq e contro tutte le guerre

ROMA - Il crollo, forse definitivo del regime sanguinario di Saddam, è una buona notizia per due ragioni. La guerra e le ostilità potrebbero finire presto, evitando così altre vittime, altre rovine, altre sofferenze specialmente per i curdi iracheni. La fine poi della dittatura non può che essere salutata come un evento positivo e la precondizione per un futuro di libertà per il popolo iracheno.

Ma vincere la pace è molto più difficile che vincere la guerra. E la scelta di affidare a dei generali la transizione non è certo una scelta condivisibile.

Vogliamo invece le Nazioni Unite in prima fila a gestire questa transizione. Questa scelta potrebbe almeno in parte segnare un ritorno alla legalità internazionale, nonché favorire una ricomposizione della frattura tra Usa e Inghilterra da una parte ed Europa e mondo arabo dall'altra. Solo così potrà crescere gradualmente una nuova democrazia.

Per questo le ACLI saranno in piazza per chiedere un ritorno in campo delle istituzioni internazionali e per gridare il nostro "no" a tutte le guerre, specialmente quelle più dimenticate ma che mietono milioni di vittime.

L'Europa, gli Usa e l'Onu non possono restare spettatori inerti. Non c'è solo l'Iraq. Ci sono tante altre tragedie da fermare per salvare vite umane e avviare processi di pace.

Il primo e il più urgente è quello della Terra Santa: almeno per la Pasqua si fermi la violenza e si scriva una data definitiva per la nascita dello Stato palestinese, garantendo insieme sicurezza ad Israele e un futuro dignitoso al popolo palestinese. (Inform)


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