* INFORM *

INFORM - N. 70 - 10 aprile 2003

"Il disegno di legge sulla riforma dei Comites non soddisfa il CGIE"

Lo ha ribadito il Segretario generale Franco Narducci dopo la conclusione dell’Assemblea plenaria

ROMA - La riforma dei Comites, nel senso auspicato dal CGIE, resta un miraggio. Anche l’ultima proposta, presentata dal Consiglio Generale dopo anni di discussioni e di ripensamenti, è stata modificata in termini sostanziali. "Il testo del disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri non ci soddisfa". Lo ha ribadito il Segretario generale del CGIE Franco Narducci subito dopo la conclusione dell’Assemblea plenaria. "Io credo - ha aggiunto - che troppo in fretta siano state date per superate le difficoltà che si erano presentate già in precedenza con il Ministero degli Esteri. Emerge invece la volontà di non trasformare il Comites in un organismo che abbia delle competenze reali o quanto meno di applicare tutta una serie di freni. Con questo disegno di legge non arriviamo ancora alla realizzazione di quanto avevamo preconizzato: Comites e Consolati restano su piani ben diversi".

Le elezioni dei Comites, già rinviate di un anno, hanno avuto un’altra proroga di sei mesi e difficilmente questi organismi ormai stremati potrebbero sopportare per il loro rinnovo un ulteriore rinvio. "Si era optato per il rinvio nella speranza di avere una nuova legge - osserva Narducci .- Vi sono Comites in cui i componenti da dodici sono rimasti in sei, otto. Le persone non sono disposte a mantenere una carica vuota. Per non parlare del cronico ritardo nell’erogazione dei contributi".

L’Assemblea del CGIE insiste nel chiedere le elezioni entro l’anno e con una nuova legge. Una nuova legge però con modifiche sostanziali rispetto al disegno di legge varato dal Governo. Nell’ordine del giorno approvato si chiede al Ministro Tremaglia, ai Presidenti di Camera e Senato, ai Presidenti dei due Comitati parlamentari per gli italiani all’estero e ai capigruppo parlamentari "di presentare e sostenere nelle competenti Commissioni gli opportuni emendamenti per recuperare nella legge di riforma dei Comites i contenuti del testo già approvato dal CGIE".

Ma Narducci non s’illude più di tanto. "E evidente che se entro la metà di luglio non ci saranno stati passi giganteschi in avanti sarà difficile votare a dicembre con la nuova legge". A quel punto, che resterebbe da fare? "Mi pare che la tattica sia quella di lasciare il campo aperto ed eventualmente di tenere di riserva qualche arma. Che potrebbe essere quella del voto per corrispondenza, da realizzare con un decreto o con una legge stralcio".

Dunque un altro "banco di prova" dopo quello del 15 giugno per i referendum e in attesa delle elezioni politiche? Non sarebbe un granché, senza una vera riforma della legge istitutiva. (gc-Inform)


Vai a: