* INFORM *

INFORM - N. 69 - 9 aprile 2003

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

Ricostruire l’ordine del mondo: ma anche la sua giustizia sociale

ROMA - "Chi decide che sono esauriti tutti i mezzi pacifici che il Diritto internazionale mette a disposizione, si assume una grande responsabilità di fronte a Dio, alla sua coscienza e alla storia".

Queste scarne, pesanti parole del portavoce della Santa Sede - sostiene "Corrispondenza Italia" nell’editoriale - centrano il cuore del problema della pace e della guerra nell’unica maniera seria possibile per ciascun uomo di buona volontà. Non perché siano figlie di una fede (che si può avere e non avere) né di una morale (una delle tante possibili, ormai, in tempi di relativismo etico, come i nostri) né di una visione politica superiore (che non esiste neppure nello studio ovale della Casa bianca).

E sono quelle – così prosegue il notiziario per l’estero del patronato Inas-Cisl - le parole che riscattano la dignità di ognuno di noi, dando un valore perfino alle nostre paure e al senso di impotenza che ci assale di fonte alla tragedia cieca della violenza e della guerra.

E da questo punto di vista sono le parole più aspre che si possano pronunciare contro chi non onora le responsabilità della politica e cioè della guida della "città terrena" con tutte le sue contraddizioni. Sono infatti le parole che denunciano il fallimento dell’Onu, il fallimento della Nato, il fallimento della superpotenza Usa, dell’Europa, dell’Italia (governo e opposizione). Questo per limitarci soltanto alla "filiera" di istituzioni nella quale siamo inseriti direttamente anche noi come forze sociali.

E’ il venir meno delle strutture portanti dell’ordine nella città terrena, infatti, che non lascia spazio ad altro, se non al "giudizio di Dio" come unico ed ultimo equilibratore di giustizia.

Ma nello stesso momento dell’abbandono alla misericordia della Provvidenza scatta per ciascuno, persone singole e persone collettive quali sono le strutture organizzate dei lavoratori, l’obbligo di risalire la china e costruire la città terrena nella quale viviamo.

Ecco dunque il pensare al domani, il riprendere con più forza e convinzione quei discorsi sul nuovo ordine mondiale che - per ciò che ci riguarda più direttamente - è anche "ordine sociale".

Ma l’ordine, nella città terrena, può essere fondato solo sulla forza, questo il passaggio ferreo di fronte al quale recalcitrano tante "anime belle", tanti presunti moralisti e pacifisti a senso unico alternato che pensano di potersi limitare alla deprecazione, all’invettiva, alla condanna del cattivo di turno, agli slogan sentimentali.

Certo, forza legittima, fondata su patti condivisi. Ma queste forza bisogna costruirla ad ogni livello: e ciò richiede rinunce e sacrifici in nome di un obiettivo più alto. Bisogna cioè sapere che l’Onu è nulla senza una sua forza e senza organismi che ne autorizzino l’uso, non aspettando impossibili unanimità ma con l’unico strumento finora inventato per decidere legittimamente: la maggioranza democratica e non il veto. E ugualmente l’Europa è nulla se non si riprende esattamente da quel giorno del 1954 in cui la Francia ghigliottinò la Ced (la Comunità europea di difesa) e se gli stati nazionali non rinunciano a quella misera parvenza di sovranità demagogicamente gonfiata da Chirac. Non si copre l’impotenza con il bluff: perché c’è sempre qualcuno più forte (basta un Bush junior) che va a scoprire le carte.

Ugualmente non si può pensare, contemporaneamente, di mettersi al seguito dell’amico Giorge W., di baciare la mano al Santo Padre, di sorridere a Putin, di firmare la costituzione europea a Roma e di farla franca quando il gioco si fa duro. Ma analoghi discorsi valgono per l’opposizione di Centro-sinistra che si illude di tenere assieme troppe cose, senza scegliere le priorità.

Infine però il discorso vale per noi organizzazioni de lavoratori. L’abbiamo fatto tante volte, assieme agli amici italiani che vivono il mondo. Cisl internazionale, Confederazione europea dei sindacati, tema dei diritto sociali minimi irrinunciabili per tutti i lavoratori dai cosiddetti extracomunitari che ci vivono in casa agli operai minorenni del Pakistan: onesta e graduale apertura dei nostri mercati al Terzo e Quarto mondo, rinunciando a qualche comodo protezionismo di troppo…

Questo - conclude "Corrispondenza Italia" - il XXI secolo che vale la pena di costruire! (-Inform)


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