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INFORM - N. 67 - 7 aprile 2003

RASSEGNA STAMPA

L’Avanti, 5 aprile 2003

"Iraq: la democrazia è possibile", di Margherita Boniver

ROMA - E’ possibile realizzare sistemi democratici in Medio Oriente?

Diciamo che oltre a essere possibile è necessario. Oggi non possiamo che essere ottimisti, nonostante sia in corso una guerra, e ovviamente ci auguriamo che il conflitto termini al più presto con la vittoria degli anglo-americani e la sconfitta definitiva del regime di Baghdad. Trovo ridicola, per non dire macabra, un’opposizione che spera in una guerra lunga e sanguinosa, che vorrebbe dire cedere al dittatore, solo per poter provare l’assurda tesi che questa guerra è illegale, ingiusta e inutile.

Questa azione militare non è solo "giusta", ma anche "legale", visto che all’unanimità il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva imposto, con la risoluzione 1441 dell’8 novembre 2002, al Raìs il disarmo totale onde evitare "gravi conseguenze". Purtroppo è sotto gli occhi di tutti che Saddam non solo non aveva disarmato e non aveva intenzione di farlo, ma faceva addirittura sfilare i kamikaze come minaccia terroristica, sotto gli occhi innocenti degli ispettori dell’Onu. Contrariamente alle affermazioni di una sinistra ubriaca di menzogne, noi speriamo che questo conflitto registri il minor numero possibile di perdite tra i civili, ma anche tra i militari nostri alleati.

Certamente la democrazia non è un bene esportabile, ma si può favorire, nei paesi che non conoscono altro che regimi dispotici, un processo che vada in tal senso. Così come in primavera si innestano le piante, così è possibile innestare la democrazia in Medio Oriente. Non c’è alcun ostacolo che valga, certamente non è la religione islamica a impedirlo: prova ne è lo storico esempio della Turchia, grande nazione islamica, democratica e futuro partner europeo.

La testimonianza che tutto questo è possibile ci viene dall’Afghanistan dove oggi è in corso un processo di democratizzazione, guidato dall’esecutivo di Hamid Karzai, e dove è possibile verificare la potenza della macchina dell’ONU che sta ricostruendo quel paese, grazie naturalmente alla presenza militare ed economica della comunità internazionale, dove primeggia il contributo italiano.

Per anni purtroppo l’Occidente si è disinteressato dell’area mesopotamica, concentrandosi di più sui propri interessi, magari esportando massicci quantitativi di armi a Saddam in funzione anti-iraniana. Ora è nostro dovere fare quanto è possibile per sostenere un diverso assetto geopolitico in Medio Oriente. Questo riguarda non solo la ricostruzione postbellica, che ci auguriamo veda un forte contributo del sistema multilaterale, Onu e Unione Europea in testa, ma anche la ripresa del negoziato tra Israele e i palestinesi. La seconda Intifada ha lasciato una terribile scia di sangue. Dobbiamo favorire in ogni modo la messa a punto di quella Road Map, quel piano di pace accantonato troppo a lungo. La nomina di Abu Mazen è l’unica buona notizia che ci proviene dalla Palestina.

Si muova l’Italia per prima, visto che la proposta di un nuovo piano Marshall per la regione era stata avanzata da Berlusconi. E facciamo svolgere una futura conferenza di pace da noi, per esempio ad Erice. (Margherita Boniver, Sottosegretario agli Affari Esteri)

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